martedì 21 gennaio 2014

NAVE POSTALE CITTA' DI SASSARI



Avevamo già parlato di questo argomento l'anno scorso. Non lo abbiamo mai approfondito. E' nostra intenzione farlo adesso...
NAVE POSTALE CITTA' DI SASSARI

Sono le quattro del mattino del 1/12/1917 il Città di Sassari lasciò Villefranche al comando del capitano Guido del Greco, di scorta ai piroscafi Polinesia, Norden e Villa de Soller.
Allegri tra le truppe si ride e si scherza nel freddo mare di dicembre.
C'è chi si appresta a cucinare, chi invece deve stare al freddo di guardia sul ponte.
Chi addetto alla sala macchine, i fuochistI I nocchieri ci sono anche i medici a bordo. Però.... qualcosa improvvisamente stravolge  una giornata apparentemente serena a bordo della nave città di Sassari...
ORE 11,20 UN FORTE BOATO mentre si navigava tra Ceriale e Loano,
Centrato da un siluro in sala macchine, all'altezza delle caldaie, il Città di Sassari affondò nel giro
di alcuni minuti. Ad attaccare fu un sommergibile della flotta Austro-Ungarica che accelerò l'affondamento dell'unità Italiana esplodendo contro di essa alcune cannonate. Diciamo il classico colpo di grazia.
Continueremo a fare crescere questo post e continuare a narrare questa storia ai più sconosciuta..

lunedì 13 gennaio 2014

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI


A cura di Antonio Carta

In Regione  " La Crucca" si trova un nuraghe  recintato e messo sotto protezione dalla sovrintendenza ai beni culturali. Quello  che vi volevo far vedere, era la bellezza di quel Sito Nuragico che, alla base ha due tombe, le quali a suo tempo furono  saccheggiate dai tombaroli. Tanto tempo fa ritrovai intorno a quel sito alcune tombe con dei teschi affioranti.  Da quel momento, chiesi l'intervento della scientifica della Questura. I teschi ritrovati, risultarono del periodo intorno al 1200.  L'intervento è avvenuto qualche anno fa. Vi propongo le foto relative a quella giornata.











mercoledì 8 gennaio 2014

I nostri Nonni

A cura di Mario Grimaldi


PER SCRIVERE UNA GOCCIA DI STORIA
(VITA QUOTIDIANA DEI NOSTRI NONNI NEL 1945/1946):

Abbiamo già trattato, in diverse occasioni, della guerra e dell'odio incontenibile che ha saputo produrre. Ma POCO di quelle che sono state le sofferenze che hanno seguitato a "martirizzare" la gente, anche, al termine della belligeranza.
E' inevitabile dunque che anche la nostra città, come del resto tutte le altre città, ha dovuto sopportare dette situazioni di disagio (anche se chiamarlo disagio è puro eufemismo) che ne hanno destabilizzato l'assetto sociale ed economico e sopratutto ai livelli più bassi del ceto.
"Da ricerche sul modus vivendi di allora risulta inequivocabilmente che vi era, per esempio, una esasperata attenzione alle economie, il non buttare niente diventava più che un abitudine, un ossessione. E un ossessione costante e tuttavia necessaria, indispensabile era quella che spingeva a rifare tutto, riutilizzare, non una, ma più volte: soprabiti che diventavano, dopo esser stati rivoltati, giacche, giacche che diventavano nuovamente soprabiti per i più piccoli, indumenti che venivano indossati, nel corso degli anni, da tutti i componenti della famiglia, finché, quando erano oramai da gettare, venivano ancora usati per farne uno straccio o delle pantofole. Ormai da alcuni anni non vi era più la libera vendita, nessun oggetto di cuoio, né scarpe né borse né cinghie, e perfino il filo per cucire veniva razionato, anche su quello bisognava risparmiare.
L'inverno era freddissimo e non vi era più legna né carbone. Ci dicono le cronache di allora e i racconti dei vecchi, che, a volte, anche in pieno giorno, a volte, si segavano gli alberi dai giardini o dai viali, venivano divelte le panchine dei giardini pubblici, si frugava in ogni dove (anche tra le macerie laddove persistevano) per cercare qualche pezzo di legna da ardere. La fame picchiava duro su tutti: sui vecchi, che rimanevano in casa timorosi del freddo e quindi non più utilizzabili per fare le file al mercato o dal fornaio; sugli uomini abili che arrivavano dal lavoro sfiniti; sui ragazzi... sui bambini.
Naturalmente tante altre ancora situazioni di malessere che ad elencarle non basterebbe un post, ma occorrerebbe scrivere un libro... Altra complicazione non trascurabile era quella della tubercolosi in agguato, l'altra delle malattie intestinali a causa delle quali morivano molti bambini, malattie rapide e misteriose". 
Ci è voluto ancora un po per ristabilire una accettabile normalità dopo il flagello della guerra che intanto continuava, coi suoi strascichi a mietere vittime e dispensare sofferenze di ogni sorta.








lunedì 30 dicembre 2013

Anziani



ANZIANI




A cura di Mario Grimaldi

Durante il periodo che prelude il Santo natale non si può fare a meno di pensare con nostalgica tenerezza ai nostri nonni che per molti di noi sono stati un punto di riferimento forte ed educativo durante la nostra infanzia, Allora penso sia anche doveroso, in questi giorni , ricordare tutti "I VECCHI" in generale, analizzare l'importanza che ai nostri tempi passati Loro si attribuiva e confrontarla la con la realtà attuale che molti di loro si vedono costretti ad affrontare.

Spesso è dato leggere nei giornali o vedere alla tv persone anziane abbandonate e che si aggirano per le vie delle città senza nemmeno un tugurio dove potersi fermare. E', oggi, per lo più la sorte di quelli che non hanno "eredità di affetti". E' un risultato che talvolta addirittura ci violenta la vista e la sensibilità facendoci vedere vecchi assiderati, raggomitolati in malsani stracci, stesi in qualche ridotto di androne di imponenti palazzi.
Ma non sempre: oggi nelle città le famiglie << perbene>> si liberano con "raffinatezza" e " modernità" dell'ingombrante fardello dei vecchi a carico raccomandandosi ad amici e conoscenti perché i loro amati GENITORI o NONNI vengano parcheggiati in ospedali istituti per anziani.
In passato problemi e mortificazioni del genere erano rarissimi o addirittura non esistevano né per i giovani né per i vecchi: anzi, direi, che era piacevole invecchiare, tale e tanta era l'attenzione per i nonni da parte dei loro cari.
Oltre l'aspetto affettivo entrava in gioco anche quello cultutale, infatti, l'anziano impersonava la saggezza e perciò a Lui si ricorreva o per avere consigli prima di prendere importanti decisioni, o per esempio, per dirimere controversie familiari o piuttosto per mille altre cose.
Valori che si vanno perdendo in una società moderna travolta sempre più da stili di vita per niente moderati o ponderati.
Una frase che fà molto riflettere e che riesce a chiarire l'importanza dell'argomento è la seguente:
"OGNI VOLTA CHE UN ANZIANO MUORE E' COME CHE BRUCI UNA BIBLIOTECA"
Vorrei fortemente che, appunto Tutti i nonni del mondo potessero esser amati da ogni suo caro...

(In questa foto sotto postata è la figura della mia nonna paterna /regina incontrastata della casa, la mia fata personale/ alla quale ho dovuto rinunciare nel 1966 quando serenamente e tra le mie braccia, e sopratutto nel suo letto, ha lasciato questo mondo. 


mercoledì 25 dicembre 2013

Goffredo Mameli


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Per sviluppare questo interessante argomento dedicato al padre dell'Inno ufficiale della Repubblica Italiana, ci pare doveroso iniziare con qualche notizia relativa ai suoi antenati.
Mameli: famiglia ogliastrina (Secc. XVII - XX). Le prime notizie risalgono alla seconda metà del diciassettesimo secolo; i suoi componenti esercitavano tradizionalmente la professione di notaio e diedero vita a diversi rami la cui genealogia è alquanto difficile da ricostruire. In particolare sono due i rami della famiglia da ricordare, entrambi provenienti da uno stesso in comune antenato originario di Arzana.
Il primo ramo continuò a risiedere in ogliastra - precisamente a Lanusei - continuando la tradizione nell'esercitare l'attività notarile; ha espresso alcune notevoli personalità, una delle quali è il ministro Cristoforo Mameli, tuttora la discendenza è radicata a Lanusei.
Il secondo ramo discende da un Giovanni Maria che agli inizi del XVIII secolo, divenuto segretario di Carlo d'Asburgo, fu investito di titolo nobiliare. I suoi discendenti dal 1784 ebbero il riconoscimento del cavalierato ereditario e della nobiltà isolana e si stabilirono a Cagliari. Da qui, agli inizi del XIX secolo, ssi trasferirono a Genova dove nacque, appunto Goffredo. Si estinsero agli inizi del ventesimo secolo.
entrando nel vivo dell'argomento dedicato al nostro celebre patriota GOFFREDO, come già scritto, nacque a Genova nel 1827 (mori a Roma nel 1849), il padre si chiamava GIORGIO (Giorgio Mameli fu militare e uomo politico /nato a Lanusei nel 1798 e morto a Genova nel 1871/; deputato al parlamento subalpino;
Ufficiale della MARINA SARDA si segnalò durante la guerra che questa condusse contro i pirati nordafricani e percorse una brillante carriera giungendo al grado di vice-ammiraglio. Stabilitosi a Genova sposo una Zoagli, dall'unione con la quale nacque, appunto, il nostro poeta; bene inserito nella società genovese, fu eletto deputato per la II legislatura subalpina in uno dei collegi della città ligure, ma per la prima era stato eletto nel collegio della sua città natale che, q quanto pare, da alcune fonti, fosse Cagliari. Dopo la morte gloriosa del figli, con il sostegno della sinistra fu eletto ancora deputato per la V legislatura in uno dei collegi della stessa Cagliari, ma nel 1854 si ritirò a vita privata dedicandosi allo studio della storia della Marina Militare.
Tornando a Goffredo: egli era di idee repubblicane, dopo aver combattuto valorosamente nella prima guerra di indipendenza abbandonò gli studi universitari, alla testa di un manipolo di compagni genovesi, accorse a fianco di Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. In quell' occasione conobbe Mazzini che gli ispirò l'inno militare, più tardi musicato da Giuseppe Verdi.
Goffredo mori a Roma per le ferite riportate in combattimento sul Gianicolo.
E' autore di numerosi componimenti poetici di carattere patriottico, tra cui quello più celebre che è l' Inno degli Italiani "FRATELLI D'ITALIA" composto nel novembre del 1847, musicato dal Novaro.

martedì 17 dicembre 2013

Santa Caterina Notizie

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A cura di
Mario Grimaldi 



Bene, allora fa ancora più piacere che ci siano dei giovani che possano informarci su dettagli sfuggiti alla nostra attenzione.
Approfitto dello spunto , per rimarcare l'importanza di questa Chiesa : <Santa Caterina d'Alessandria che visse e fu martirizzata - da non confondere con Santa Caterina da Siena - in Alessandria d'Egitto nel sec. IV al tempo dell'imperatore Massimino Daia. La leggenda fiorita intorno alla martire narra che essa fu una donna coltissima specialmente in filosofia e che sostenne una disputa dottrinale davanti allo stesso Daia il quale la invitava a sacrificare alle divinità pagane ma essa preferì il tormento della ruota (sempre raffigurata nella sua iconografia insieme alla spada) al quale sopravvisse; fu poi decapitata e il suo corpo fu deposto in un convento sul Sinai. Il suo culto era diffuso nella Chiesa orientale e venne introdotto in Sardegna e particolarmente a Sassari, durante il periodo bizantino, come quello di San Nicola, di Sant'Appollinare, di santa Anatolia e di tanti altri santi>.
"Per avere un idea dell'importanza di questa chiesa si pensi che era sede delle adunanze del Consiglio Maggiore della città (al suon di trombe e di campane ::E.Costa::) e i podestà vi davano udienza ai cittadini; vi si riunivano anche quegli antecessori delle assemblee parlamentari che furono gli Stamenti e i Vicere ne giuravano di rispettarne i privilegi. Si spiega, così, che nel 1833 la chiesa contasse 363 case alte e 189 basse con un numero di parrocchiani equivalenti pressapoco ad un quinto della popolazione sassarese con ottocento scudi di decime. tanto da poter disporre di un rettore e di tre vice parroci".
Si comincio ad abbatterla nel 1853, ma i lavori vennero sospesi per un epidemia di colera e vennero ultimati nel 1856.
L'aspetto esterno della chiesa è conosciuto grazie ad un vecchio bozzetto del pittore Luigi Aspetti e a un disegno di Don Simone Manca e a un dipinto di Domenico Montixi. - poi anche riproposta come abbiamo suesposto anche dal grande E.costa che scrive:
" Santa Caterina era frequentata da tante signore e specialmente dalla nobiltà. Ricca di molte tombe patrizie con stemma gentilizio i cui marmi furono barbaramente asportati e utilizzati per diversi usi, con DANNO ALLA NOSTRA STORIA".


giovedì 12 dicembre 2013

nostalgia

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A cura di Giovanna Palmieri
Sassari piazza Castello. Siamo circa nei primi anni 80. Quante auto in strada e quante persone a passeggio. I tassisti sempre al loro posto. Ci sembra una Sassari modernizzata e viva. Una Sassari che si muove. Tutti oggi si lamentano per la ZTL. Forse avranno anche ragione. Chissà. La salute è importante. In effetti una quantità troppo elevata di auto che circolano lente e che creano ingorghi nelle ore di punta, potrebbero mettere in discussione la salute dei cittadini. Ma tutta questa è una storia politica nel cui merito, noi non vogliamo entrare. Una cosa è certa: A me quella Sassari piaceva tanto.  Ringraziamo i nostri membri Antonio e Davide  per queste due rarissime e uniche foto.