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mercoledì 27 novembre 2019

Da sottu . Così dicevano a suo tempo.


A cura di CAPITANO - GIUSEPPE IDILE



Quando ancora non esistevano le fogne, tutto era molto più difficile. Certo, il problema degli escrementi per strada e della pipì gettata dai vasi da notte dalle finestre è lungo come la storia dell'uomo.....dopotutto, senza un sistema fognario è impossibile che gli scarichi possano andare in un luogo diverso dalla strada.
Sassari in alcune zone adiacenti al castello, aveva a disposizione dei canali particolari dove confluivano i rifiuti neri , ma ho letto da qualche parte che il suo utilizzo fosse spesso interrotto per scarsa manutenzione. Durante tutto il medioevo, solo i castelli (e forse i conventi) avevano dei bagni piantati su alte colonne montanti (ricavate nelle murature), che permettevano di raccogliere i rifiuti organici in locali al di sotto delle fondazioni; Esisteva anche "l'espurgo" all'epoca e infatti gli escrementi dei nobili venivano raccolti e portati dai servi nelle campagne vicine. In tempi più moderni, alcuni avevano nelle proprie abitazioni dei bauletti con un buco tondo in superficie, che veniva usato per i bisogni. Negli antichi statuti Sassaresi, c'era un articolo, esattamente il n°70, che vietava tassativamente di gettare acque nere o quant'altro dalla finestra di casa durante il giorno. Bisognava aspettare la sera ed esattamente agire solo dopo tre rintocchi di campana che arrivavano dalla sede del comune. Il regolamento diceva che prima di qualsiasi lancio bisognava urlare per tre volte la frase " TI GUARDA" sostituita in seguito dalla più celebre " DA SOTTU". In quel tempo tante furono le diatribe tra i goliardici abitanti lanciatori di Sassari. Molti burloni infatti effettuavano il lancio di lu PABBIROTTU, ben prima di pronunciare e urlare gli avvisi di legge., il resto lascio alla vostra immaginazione. Tempi duri... anzi tempi sporchi!



domenica 11 settembre 2016

Tutti a Vinnannà - Sassari di ieri.

Da un post a cura di Mario Grimaldi.


CURIOSITA' NELLE CONSUETUDINI DI SASSARI DI ALLORA:




IN ZONA VENDEMMIA (evento per noi sassaresi sempre molto atteso).


"Come scrisse Renato Pintus, approfittando dell'occasione della vendemmia Tutta Sassari era in campagna nell'ottobre e dall'una all'altra vigna a far visita vicendevolmente, si facevano pranzi o merende comuni, si dividevano con piacere gli incomodi, si ricevevano gli amici degli amici, si viveva una vita tutta nuova, tutta sassarese, un attività, forse così intensa che non si esplicava in altre città agricole, forse perchè nessuna aveva le campagne così vicine all'abitato come le nostre".
Molto spesso le belle comitive <greffe> si recavano in campagna sull'imbrunire del sabato, con torce a vento o palloncini luminosi e la nottata costituiva la parte migliore del divertimento. Non si deve credere che la comodità delle abitazioni costituisse attrattiva da lusingare le allegre brigate col miraggio di confortanti riposi: tutt'altro!

Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.
Talvolta poche stanze a pian terreno, in parte occupate dal tino, dal torchio e da altri attrezzi agricoli, erano l'unico rifugio dei festeggianti. Ivi si deponevano i soprabiti, i mantelli, le borsette da viaggio, i cappellini: fuorchè a guardarobe questi ambienti rustici non servivano ad altro.
Il teatro del divertimento era il patio <piazzale> dinnanzi alla casa dove ci si rifocillava, si ballava, ci si imparavano giochi di società e si accendevano infine i famosi falò (FUGGARONI) per giostrarvi attorno in una sorta di ballo tondo (da non confondere col ballo sardo).
A QUEL TEMPO DUNQUE RISALGONO LE "vignate sassaresi"?
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari....

Grazie per l'attenzione.

venerdì 19 febbraio 2016

Il “tesoro di Tomè”

Sassari


Il “tesoro di Tomè” fu donato alla città che merita di vederlo


Oltre ai gioielli e ai preziosi, nel lascito del commerciante c’è una interessante collezione di opere d’arte che il Comune dovrebbe custodire al Canopoleno
La notizia, già conosciuta da parecchi (come minimo da alcune generazioni di amministratori comunali), del piccolo tesoro in gioielli e preziosi lasciato al Comune dal commendator Angelo Tomè serve a due cose: la prima è ricordare un sassarese che molto amò la sua città e molto fu amato, per la sua bonomia e il suo senso dell’humour che nulla aveva da invidiare a quello di qualunque altro sassarese doc; la seconda è come realizzare la proposta più ovvia, in casi come questo, di poterlo vedere da vicino, questo tesoro (che oltre tutto comprende una interessante collezione di opere d’arte che dovrebbe essere custodita al Canopoleno con le collezioni comunali): e di poterlo vedere da vicino tutti i cittadini, ai quali il donatore ha voluto lasciarlo.
I Tomè dovrebbero essere arrivati a Sassari intorno alla metà dell’Ottocento, se è vero che – a stare al Costa – in quel momento non erano ancora conosciuti come commecianti. Costa cita invece i Rogliani, i Debernardi e i Noce, tutti, soprattutto i primi due, praticamente scomparsi dalla memoria dei sassaresi. Ma nella seconda edizione del suo “Sassari”, uscita nel 1909, poteva scrivere che, mentre molti di queste sartorie erano sparite soppiantate da negozi che vendevano abiti già fatti, le più eleganti e rinomate sartorie del suo tempo erano quelle dei fratelli Ferrucci e di Tomè, aggiungendo che quest’ultimo occupava il piano terreno del moderno Palazzo delle Finanze, appena costruito in quella che sarebbe stata poi via Luzzatti. Alla fine dell’Ottocento il negozio godeva fama di usare particolari facilitazioni ai giovani sassaresi o agli studenti che frequentavano Sassari, anche se non era infrequente che qualcuno di loro avesse poi problemi a onorare il suo debito. Lo stesso Sebastiano Satta, studente universitario a Sassari, ci ha lasciato un famoso epigramma che dice: “Quanto Tomè mi vede / tremo da capo a piedi. / Quand’io vedo Tomè / tremo da capo a piè”.
I Ferrovieri. Che nostalgia, passando in via Porcellana, il grande velo che copre la facciata del Palazzo dei ferrovieri, evidentemente in via di una rinfrescata. Era, tanti
anni fa, uno dei più imponenti di Sassari. Sul suo grande cortile intero si affacciava “La provvida”, una cooperativa di consumo certamente, allora, all’avanguardia, circondata dalla fama di sovversivi che avevano (e spesso a ragione) i lavoratori che vi abitavano. Onore alla loro memoria.

venerdì 9 ottobre 2015

Sassari: nascita del dialetto???








A CURA DI:  Marilena Ticca



Nascita della lingua sassarese???
Gavino Marongio (Letterato - Sassari sec.XIV?, sec. XV - ).
Alla fine di alcuni commenti a una gran raccolta di poesie di soggetto storico, da lui curata, nel 1414 il sassarese M. " Gaini de Marongio" così scriveva: < Tute cheste cose ho iscritto yo secondo lo sentimento de li supra scritti sonetti e canzoni di li diti poeti secomo presenti a tute cossi le dete guerre, e altre cose che se feceno eciam secondo le storie e carte che videro potere chiaramente cho fato in la dita citade de Sassari>. QUESTA LETTERA, - che pare scritta in dialetto sassarese italianizzato> viene ciata da E. Costa a dimostrazione - contro un'affermazione di Vittorio Angius - che la lingua sassarese non è nata dopo la peste del 1477 e 1528 <per i corsi venuti a ripopolare la nostra città deserta>, ma si parlava già nel 1414.
(m.t.)

mercoledì 14 gennaio 2015

Piroscafo Postale 1836.




A CURA DI: Antonio Carta






(Da il libro di Francesco Bua  < IL LICEO AZUNI >)
"Piroscafo postale. Nell'estate del 1835 la vaporiera Gulnara collegò per la prima volta Porto Torres con Genova. Vittorio Angius la descrive come " un battello a propulsione laterale mediante ruote a pale, con ciminiera altissima quasi quanto l'albero di prua le cui vele venivano allora impiegate in aggiunta alla forza delle macchine ", in seguito sulla stessa rotta fu aggiunto il piroscafo Ichnusa e quindi nel 1841 un terzo battello più grande e moderno, il Tripoli. La traversata da Porto Torres durava 23 ore, mentre mentre per chi partiva da Cagliari ne occorrevano 38. Prima dell'era dei battelli a vapore la durata del viaggio variava a seconda delle condizioni meteorologiche e, soprattutto nei mesi autunnali e invernali, poteva arrivare fino ad un mese e mezzo. L'introduzione della macchina a vapore ha dato maggiore regolarità ai trasporti marittimi e terrestri e riducendo i tempi di percorrenza, ha contribuito al diffondersi della rivoluzione del ' 48 in europa."




mercoledì 29 ottobre 2014

FIAMMIFERO




A CURA DI Mario Grimaldi


Ecco un altra figura sassarese, forse da molti oggi dimenticato e dai più giovani, forse, mai sentito nominare.



 

FIAMMIFERO: era molto popolare in tutti i rioni del centro storico sassarese (specialmente nelle zone di San Donato, Sant'Apollinare e San Sisto)..  Era considerato quasi un amico dai sassaresi poichè era molto servizievole  e si adattava ad eseguire anche i più umilianti servizi, l'importante era riuscir a guadagnare qualche lira. Era una delle figure popolari di allora, in quelle zone del  centro, tanto da non  non passare, sicuramente,  inosservato e lo dimostra il fatto che anche Antonio Saba lo ha  ritenuto meritevole di attenzione  a tal punto da immortalarlo in  un suo disegno sul giornale  la GAITA e nel dedicargli anche un sonetto del quale ne conosciamo l'esistenza ma purtroppo non si riesce ad averne traccia. Un suo ricordo, però, ci è regalato dal bravo poeta  sassarese Cesarino Mastino in virtù della sua poesia in vernacolo  con la quale ne ha  definito un esauriente profilo.

DISEGNO di Antonio Saba          POESIA di Cesarino Mastino


IL GRAMMOFONO




A CURA DI Mario Grimaldi


"IL GRAMMOFONO"

In assenza delle orchestrine o del fisarmonicista "colmava" il pomeriggio di qualche giorno festivo, anche se non soddisfaceva a pieno i ballerini a causa del breve durata di ogni brano musicale che riproduceva. 

Certamente colui che, tra i primi, ne ha posseduto uno ha conseguito un notevole successo giacché, questa macchietta che regalava la musica da ballo, aveva suscitato una grande passione e un irrefrenabile voglia di sano divertimento negli animi dei nostri nonni e delle nostre nonne.
La sera si riunivano, in genere in casa del proprietario del meraviglioso marchingegno per sentire i canti e la musica; i vecchi e sopratutto i bambini, evidentemente molto incuriositi parevano scrutare ogni angolo della macchinetta per tentare. orse, di capire dove accidenti era nascosto l'omino che suonava e cantava.
L'orgoglioso possessore era indaffarato per fermare e avviare il piatto su cui operava continuamente i dischi. Sollevava con disarmante disinvoltura il pickup per sostituire le puntine, lo riabbassava dimorandolo con sicurezza sull'inizio del solco, stando, nel contempo però, ben vigile affinché nessuno si avvicinasse più di tanto a quella"miracolosa invenzione.
Miracolosa sopratutto per i giovanotti poiché quando suonava quel valzer galeotto avevano la irrinunciabile e felice occasione di poter cingere la vita, più che in qualsiasi altra occasione, della ragazza da corteggiare avvicinandosi in maniera, per allora, in altre circostanze disdicevole, più del normale.




venerdì 26 settembre 2014

"LU SIDDADDU" e "LU TRISORU"

A CURA DI  Mario Grimaldi










"Gli antichi Sassaresi di modesta estrazione sociale, ma anche se in percentuale minore anche altri, dissertavano all'occasione, oltre che sulle comari credulone e magliaie(fattucchiere) sulle diverse categorie di pindacci, sui siddaddi e sui vari geni malefici, compreso quello super potente chiamato "LU TRAIGOGGIU"-
I "Pindacci" (da non confondere con quelli che dispensano sfortuna poichè erano, invece chiamati Iettatori) frequentavano le antiche cantine tetre e umide, ricavate sulla roccia calcarea sotto le case, e dove venivano conservati, olio, vino formaggi etc. - "Lu Pindacciu" aveva la testa coperta da sette berretti di color rosso smaglinate ,in quelle cantine aspettava che qualche giovane coraggioso tentasse di rubargli almeno uno di quei sette copricapi, se l'impresa riusciva l'eroe si sarebbe trovato in possesso di un immenso tesoro."


Di seguito un sonetto di Ziu Cesaru (CESARINO MASTINO) ci ricorda "LU SIDDADDU":

GIASIA (Nonna) già li sabbia tutti li tani
e li chintini undi era lu siddaddu:
Di notti, mi dizzia, s'ivvoltha /si trasforma) a cani
pa tintà lu trisoru suttarraddu,
E si no bè affusthifigaddu (fortificato)
cu li midagli e li iscuppurari
appena ti sirrieggia (ti vede) hai vinnannaddu.
Ca l'ha futtiddu bé è Zuniari,
Chissù chi vendi li sciscii(copricapi) a li menghi (ignoranti):
L'ha ischubiaddu(scoperto) la tana, e a l'orazioni
S'ha pienu un saccu mannu di marenghi,
Anéddi e braciaretti d'oru antiggu;
E abà già ni pussèdi di mirioni,
Parazzi e tanchi siminaddi a triggu! -
Pobara giàia, cant'era innuzenti !
No abìa cumpresu chi ghissu mazzoni
abìa fattu dinà futtendi crienti!!!!




domenica 21 settembre 2014

"PROTESTA STUDENTESCA "

A cura di Giovanna Sale


Manifestazione studentesca: Sassari Piazza d'Italia...








Quando noi giovani studenti potevamo ancora credere al potere della protesta nella motivata speranza di un futuro certo.....
Io sono la prima a sinistra con i grandi occhiali e la bandiera..Chi sa quanti di voi si riconoscono nella foto!


venerdì 8 agosto 2014

ANNI 40 GITA.



A CURA DI: Capitano



Mia nonna posa davanti alle tende tedesche nel 44 
Ormai la guerra era finita. le campagne dell'agro sassarese, si erano popolate. Stare in città durante il periodo della guerra era diventato pericoloso. A dire il vero, la nostra città non ha corso seri pericoli. A parte la bomba che ha parzialmente distrutto la stazione danneggiandone seriamente un'ala, mia madre mi diceva sempre che si sentiva qualche sporadico colpo di mitragliatrice. Una di queste era collocata proprio nella strada che conduceva alla campagna dei miei nonni. Addirittura veniva utilizzata quasi sempre da due o tre militari che ormai erano diventati di casa. Militari molto riservati e discreti, non chiedevano mai niente a nessuno, però la popolazione di Bancali, provvedeva a fornire cibo e bevande a questi soldati.  La loro presenza era considerata una vera e propria protezione per tutti. Il nemico da combattere erano gli Inglesi e gli Americani. Mia madre da bambina aveva terrore degli Americani. Si diceva che i soldati della coalizione avessero dei nascondigli sotterranei  e al momento opportuno, sbucassero fuori sparando all'impazzata su tutti. I fanciulli dell'epoca vivevano un'infanzia all'insegna dell'insicurezza totale. Tutti coloro che invece non sfollarono nelle campagne, costretti a rimanere in città, si adeguavano di volta in volta, al suono della sirena per scappare nei sotterranei più vicini.
Mia nonna con le sue amicheposa davanti alle tende tedesche nel 44 














Uno dei più rapidi per tanti era quello di Piazza fiume. Finita la guerra, un grande sospiro di sollievo collettivo. Sassari si preparava a voltare pagina. Anche in campagna, scampato il pericolo, ritornava la normalità. Ecco una immagine che ritrae mia nonna e mia  madre con le sorelle e le sue amiche, che al capolinea del pullman che andava al mare, esattamente ad Alghero, posavano per uno scatto prima della partenza.  A destra nella foto i due maschietti, dovrebbero essere l'autista e il bigliettaio.

domenica 13 luglio 2014

LIBEROS DE CABALLO


A cura di :   Mario Grimaldi
(Una piccola curiosità estiva dedicata alla nostra storia) -
" LIBEROS DE CABALLO". durante il governo dei giudici avevano il compito di rispondere all'eventuale chiamata alle armi del giudice stesso per soccorrerlo in caso di guerra o semplicemente, anche e solo per partecipare alle parate militari. Concorrevano alla costituzione della < chita del berruta >, una sorta di polizia che operava nell'ambito della curatoria agli ordini del curatore.

Godevano di privilegi di carattere fiscale e a partire dal secolo Tredicesimo appaiono anche in possesso di notevoli patrimoni fondiari. Le origini storiche di questa milizia si perdono nella notte dei tempi: probabilmente erano gli eredi diretti della organizzazione che i nostri antenati isolani si erano data in periodo bizantino (exsercitus Sardiniae) e che si era conservata successivamente.
Socialmente appartenevano alla classe di majorales: li troviamo prevalentemente stanziati nei villaggi, nel cui contesto si distinguono rispetto agli altri abitanti anche per la consistenza del loro patrimonio. Con l'avvento degli Aragonesi continuano ad esistere e a esercitare i loro obblighi militari a favore del Re. Nel corso del sec. XIV, sovente non furono rispettati, dai feudataari con i quali si trovarono spesso in conflitto, i loro privilegi".



Commenta inoltre    Marcello Atzena 




Si Mario, questa è una parentesi di storia che non è trattata dai più, hai fatto bene ad introdurre questo argomento interessantissimo, giustamente, parlando dei miliziani a cavallo, descritti veramente in maniera egregia e dettagliata nel loro profilo e nelle loro funzioni, hai rivolto un accenno alla loro appartenenza alla classe dei mayorles*. <<Ebbene costoro erano dei Nobili Giudicali: con questo termine * nei documenti del periodo giudicale venivano indicati i membri dell'aristocrazia che ruotavano attorno alla famiglia giudicale e al Giudice (Liberos Majorales). Presumibilmente si tratta dei membri delle famiglie dei latifondisti, di quella categoria di persone, cioè, da cui deriva la stessa famiglia giudicale, certo è che essi erano molto legati al signore dal quale si trovavano ,quasi sempre coinvolti nell'amministrazione del giudicato. Poichè nati nel clan ristretto di quelle famiglie, veniva loro riconosciuta, senza la necessità di formali e specifiche concessioni la loro condizione. Ad essi era riconosciuto pubblicamente il di tolo di "donnu" ed a loro appannaggio era il pegugiare(patrimonio immobiliare privato), su queste grandi proprietà vivevano, in genere, i servi di cui i majorales potevano disporre senza alcun limite. 






Avevano un rapporto di supremazia anche nei confronti degli appartenenti alle altre classi sociali, conducevano una vita posta al riparo delle difficoltà dei tempi dalle loro rendite procurate dai cespiti che possedevano; quando non erano impegnati dalle incombenze di amministrazione giudicale, verso le quali il signore li aveva destinati, dedicavano il loro tempo libero nelle grandi cacce. Manifestavano una inquieta religiosità preoccupandosi quasi solo di creare la giusta osmosi tra il loro nome e le favolose donazioni a favore degli ordini religiosi; però accadeva spesso che i loro grandi patrimoni si volatilizzassero nell'arco di qualche generazione, infatti non era raro trovare vicini ai mayorales ricchi anche quelli poveri (donnos paperos). 




In seguito la loro posizione politica, nel contesto della società giudicale, conobbe la crisi a partire dal XXII secolo, vuoi perchè si stabilirono nell'isola alcuni grandi esponenti di potentissime famiglie pisane, genovesi e catalane che cucirono stretti rapporti con il giudice infrangendo di fatto il monopolio che i mayorales avevano con esso. vuoi perchè il progressivo affrancamento dei servi minò le basi del loro potere economico>....-.


La pennichella pomeridiana Sassarese

A cura di Mario Grimaldi.






Anche nella Sassari di allora era consuetudine:

lunedì 30 dicembre 2013

Anziani



ANZIANI




A cura di Mario Grimaldi

Durante il periodo che prelude il Santo natale non si può fare a meno di pensare con nostalgica tenerezza ai nostri nonni che per molti di noi sono stati un punto di riferimento forte ed educativo durante la nostra infanzia, Allora penso sia anche doveroso, in questi giorni , ricordare tutti "I VECCHI" in generale, analizzare l'importanza che ai nostri tempi passati Loro si attribuiva e confrontarla la con la realtà attuale che molti di loro si vedono costretti ad affrontare.

Spesso è dato leggere nei giornali o vedere alla tv persone anziane abbandonate e che si aggirano per le vie delle città senza nemmeno un tugurio dove potersi fermare. E', oggi, per lo più la sorte di quelli che non hanno "eredità di affetti". E' un risultato che talvolta addirittura ci violenta la vista e la sensibilità facendoci vedere vecchi assiderati, raggomitolati in malsani stracci, stesi in qualche ridotto di androne di imponenti palazzi.
Ma non sempre: oggi nelle città le famiglie << perbene>> si liberano con "raffinatezza" e " modernità" dell'ingombrante fardello dei vecchi a carico raccomandandosi ad amici e conoscenti perché i loro amati GENITORI o NONNI vengano parcheggiati in ospedali istituti per anziani.
In passato problemi e mortificazioni del genere erano rarissimi o addirittura non esistevano né per i giovani né per i vecchi: anzi, direi, che era piacevole invecchiare, tale e tanta era l'attenzione per i nonni da parte dei loro cari.
Oltre l'aspetto affettivo entrava in gioco anche quello cultutale, infatti, l'anziano impersonava la saggezza e perciò a Lui si ricorreva o per avere consigli prima di prendere importanti decisioni, o per esempio, per dirimere controversie familiari o piuttosto per mille altre cose.
Valori che si vanno perdendo in una società moderna travolta sempre più da stili di vita per niente moderati o ponderati.
Una frase che fà molto riflettere e che riesce a chiarire l'importanza dell'argomento è la seguente:
"OGNI VOLTA CHE UN ANZIANO MUORE E' COME CHE BRUCI UNA BIBLIOTECA"
Vorrei fortemente che, appunto Tutti i nonni del mondo potessero esser amati da ogni suo caro...

(In questa foto sotto postata è la figura della mia nonna paterna /regina incontrastata della casa, la mia fata personale/ alla quale ho dovuto rinunciare nel 1966 quando serenamente e tra le mie braccia, e sopratutto nel suo letto, ha lasciato questo mondo. 


domenica 6 ottobre 2013

CAFFE' O LATTUGA

       

 

A cura di   Paolo Grindi

                                       Caffè o Lattuga?

Sentite questa: 

Una curiosità della nostra Sassari, che forse non tutti conoscono. Il "Caffè", inteso come locale pubblico a Sassari non si sentiva la necessità e non furono in uso che alla fine del 1700. 

Il caffè si prendeva da tutti nella propria casa, o in quella dove si andava a fare visita, i sassaresi dei tempi passati si sarebbero vergognati di andare a berlo in un luogo pubblico. 

Uno dei primi Caffè fu quello di Nicolò Volpi, situato di fronte al Palazzo Civico.  

Lo stesso caffè esisteva ancora nel 1802 diretto dalla vedova Volpi. Sentite questa: in un articolo pubblicato in un giornale di Milano nel 1834, si scrisse che in Sassari si faceva poco uso di caffè, poiché in sua vece si mangiavano le lattughe (?!!?).


Curiosità


CURIOSITA' NELLE CONSUETUDINI DI SASSARI DI ALLORA: 




A cura Di   Mario Grimaldi

"Come scrisse Renato Pintus, approfittando del'occasione della vendemmia Tutta Sassari era in campagna nell'ottobre e dall'una all'altra vigna a far visita vicendevolmente, si facevano pranzi o merende comuni, si dividevano con piacere gli incomodi, si ricevevano gli amici degli amici, si viveva una vita tutta nuova, tutta sassarese, un attività, forse così intensa che non si esplicava in altre città agricole, forse perchè nessuna aveva le campagne così vicine all'abitato come le nostre". 

Molto spesso le belle comitive <greffe> si recavano in campagna sull'imbrunire del sabato, con torce a vento o palloncini luminosi e la nottata costituiva la parte migliore del divertimento. Non si deve credere che la comodità delle abitazioni costituisse attrattiva da lusingare le allegre brigate col miraggio di confortanti riposi: tutt'altro!
Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.


Talvolta poche stanze a pian terreno, in parte occupate dal tino, dal torchio e da altri attrezzi agricoli, erano l'unico rifugio dei festeggianti. Ivi si deponevano i soprabiti, i mantelli, le borsette da viaggio, i cappellini: fuorchè a guardarobe questi ambienti rustici non servivano ad altro. 


Il teatro del divertimento era il patio <piazzale> dinnanzi alla casa dove ci si rifocillava, si ballava, ci si imparavano giochi di società e si accendevano infine i fanosi falò (FUGGARONI) per giostrarvi attorno in una sorta di ballo tondo (da non confondere col ballo sardo). 

A QUEL TEMPO UNQUE RISALGONO LE "vignate sassaresi"?
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari.





sabato 23 marzo 2013

Testimonianze da Sassari


A CURA DI: Mario Grimaldi



"Nel 1934 i Majores della nuova borghesia cittadina proprio all'altezza dell'ex porta <Gurusele> o dell'ex porta di Macello, fecero costruire un cavalcavia sopra la fonte del Rosello per congiungere la Thathari Mannu all' opposta sponda della valle, chiamata Baddimanna ex territorio di Bosove, dove sorgevano le prime fondamenta di un nuovo borgo: attera Thathari. Il cavalcavia venne chiamato Ponte Rosello , naturalmente, ponte sopra il rio Eba Ciara, simbolizzato nella figura marmorea del vecchio semisdraiato sulle bocche della fonte.
Ponte detto a mensola: due tronchi separati, poggianti nel punto di congiunzione su un unico pilastro centrale: due mensole grandiose, snelle leggere, come le ali di un aeroplano. Già dai primi anni ebbe la triste fama di esser trampolino di lancio per gli aspiranti ad una morte disperata. Fu anche oggetto di molta rettorica e satira sassarese: <IL Ponte Rosello? - si chiacchierava ad opera delle malelingue dell'epoca - una costruzione non necessaria, un tendone di cemento per nascondere la fontana più bella del mondo, Ponte stupido! Ma si può credere proprio che con quella trudda (mestolo) si possa rimescolare in un abitato spennacchiato, la gente più sballata di Sassari? Non bastava il terrapieno di Viale Sicilia? > In quei tempi, infatti alle spalle di Baddimanna appariva l'embrione di una gran chiesa, casamenti un po sconclusionati e file di casette popolari che non combinavano con l'armonico ponte stile aereo transoceanico; ma subito dopo la guerra il ponte <trudda> cominciò davvero a rimescolare la gente di Sassari contradaiola con gente immigrata dai paesi circonvicini e non circonvicini, analogamente ai principi del Fara, che dettò: < le prime fondamenta dell'attera Sassari jacta fuerunt in loco funtana de Urusellu, vulgo victo, et circumvicinis oppidis adaucta est."
(23 marzo 2013 Mario Grimaldi - "C.F.R. Testimonianze da Sassari").




Possiamo completare questa "curiosità" con un altra: Negli anni di cui dicesi si verifico l'increscioso episodio che vide cadere, dalla puntad'incrocio dei due archi della fonte, la statua di San Gavino (cavaliere e martire cristiano) che sparì misteriosamente. Allora il poeta dialettale - Sassarese - Mario Aroca (alias Brotu Sarippa), trasferitosi di sua intenzione a Genova perchè riteneva la sua città non fosse più sassarese, non credette all'incidentalità della statua e con questa poesiola, carica di quella vena cionfraiola degna di un sassarese doc, recitò:
(mariogrimaldi)

COSA L'ABIA FATTU SANCTU BAINZU

A GHISSU SINDAGU DISACCUPPADU

CHI DA RUSEDDU NI L' HA IJMUZZURADDU?

E NO ABIA COS'ALTRHU PRINITA' ?

MARI NON NI FAZZIA, POBARETTU,

NEMMANI ALL'AINI NE' A LI CARRAJORI,

E FINZA DA LI TEMPI PIU' ANTIGGORI

NISCIUNU L'HA VURRUDDU ZIRRIGGA.

DABBOI SO GIUNTI L'OMMINI SAPPIENTI

E DITTU L'ANI CH'ERA ISCANDAROSU

E FEUE CHI FAZZIA RIDI LA GENTI

E TUTT'A UN ORA UN MACCU CUMPRUBOSU,

NI L'HA IJTHRAPADDU NO SI SA CUMENTI.

ADIU SANCTU BAINZU GRURIOSU."