domenica 9 novembre 2014

LA BORGHESIA.

A cura di : Mario Grimaldi

ANCHE LA NOSTRA SASSARI - CITTA' MEDIOEVALE:
LA BORGHESIA PROTAGONISTA DELLA RINASCITA DELLA CITTA'



In un economia più libera nasce la borghesia.

Con lo sviluppo dell'economia cittadina(XI°sec.)acquistò forza un nuovo ceto sociale, fatto di mercanti, artigiani, medici, notai, giudici, proprietari di botteghe o di manifatture (nate soprattutto con la ripresa economica per produrre beni sempre più richiesti: tessuti, abiti, armi, vasellame, gioielli etc. etc.
Questa nuova classe sociale era la borghesia, e " borghesi" furono detti coloro che ne facevano parte. Facile intuire che il nome deriva dalla parola "borgo" e cioè un raggruppamento di abitazioni situate fuori dalla prima cerchia delle mura cittadine, dove spesso fissavano le loro abitazioni questi nuovi ceti, almeno agli inizi della loro attività.
I borghesi stavano nelle città perché, per guadagnarsi da vivere, avevano bisogno della libertà di commerciare e di viaggiare e di essere esclusi da tutte le tasse e gli obblighi che sovrani e feudatari imponevano sui loro . Inoltre la società cittadina, a differenza di quella feudale, era molto vivace e mobile. Nel feudo nessuno poteva cambiare il destino che la nascita gli aveva riservato, se non diventando un religioso; invece in città artigiani, mercanti, medici, proprietari di botteghe e manifatture e così via potevano diventare ricchi e importanti.


=== @/M.G.====

giovedì 30 ottobre 2014

AUTONOLEGGIO.

A CURA DI  Lino  Augias


Via Roma, nei pressi della casa della famiglia Ciccotti e della sua grande amica,  abitava la mia cara nonna paterna Giovanna.
La Signora Ciccotti, grande mamma dei numerosi fratelli Ciccotti, è stata la prima che ha impiantato un'attività di noleggio ad ore delle vetture senza autista; esse venivano consegnate con il pieno di benzina e pronte per il viaggio.  Era un'attività importata direttamente da Napoli, luogo di nascita della Signora, e quindi novità assoluta per la Sassari di quei tempi, infatti ebbe un grande successo.



mercoledì 29 ottobre 2014

"LI ZAPPADORI" SASSARI



A cura di WEBMASTER (da un post di Mario Grimaldi)



FIAMMIFERO




A CURA DI Mario Grimaldi


Ecco un altra figura sassarese, forse da molti oggi dimenticato e dai più giovani, forse, mai sentito nominare.



 

FIAMMIFERO: era molto popolare in tutti i rioni del centro storico sassarese (specialmente nelle zone di San Donato, Sant'Apollinare e San Sisto)..  Era considerato quasi un amico dai sassaresi poichè era molto servizievole  e si adattava ad eseguire anche i più umilianti servizi, l'importante era riuscir a guadagnare qualche lira. Era una delle figure popolari di allora, in quelle zone del  centro, tanto da non  non passare, sicuramente,  inosservato e lo dimostra il fatto che anche Antonio Saba lo ha  ritenuto meritevole di attenzione  a tal punto da immortalarlo in  un suo disegno sul giornale  la GAITA e nel dedicargli anche un sonetto del quale ne conosciamo l'esistenza ma purtroppo non si riesce ad averne traccia. Un suo ricordo, però, ci è regalato dal bravo poeta  sassarese Cesarino Mastino in virtù della sua poesia in vernacolo  con la quale ne ha  definito un esauriente profilo.

DISEGNO di Antonio Saba          POESIA di Cesarino Mastino


IL GRAMMOFONO




A CURA DI Mario Grimaldi


"IL GRAMMOFONO"

In assenza delle orchestrine o del fisarmonicista "colmava" il pomeriggio di qualche giorno festivo, anche se non soddisfaceva a pieno i ballerini a causa del breve durata di ogni brano musicale che riproduceva. 

Certamente colui che, tra i primi, ne ha posseduto uno ha conseguito un notevole successo giacché, questa macchietta che regalava la musica da ballo, aveva suscitato una grande passione e un irrefrenabile voglia di sano divertimento negli animi dei nostri nonni e delle nostre nonne.
La sera si riunivano, in genere in casa del proprietario del meraviglioso marchingegno per sentire i canti e la musica; i vecchi e sopratutto i bambini, evidentemente molto incuriositi parevano scrutare ogni angolo della macchinetta per tentare. orse, di capire dove accidenti era nascosto l'omino che suonava e cantava.
L'orgoglioso possessore era indaffarato per fermare e avviare il piatto su cui operava continuamente i dischi. Sollevava con disarmante disinvoltura il pickup per sostituire le puntine, lo riabbassava dimorandolo con sicurezza sull'inizio del solco, stando, nel contempo però, ben vigile affinché nessuno si avvicinasse più di tanto a quella"miracolosa invenzione.
Miracolosa sopratutto per i giovanotti poiché quando suonava quel valzer galeotto avevano la irrinunciabile e felice occasione di poter cingere la vita, più che in qualsiasi altra occasione, della ragazza da corteggiare avvicinandosi in maniera, per allora, in altre circostanze disdicevole, più del normale.




sabato 25 ottobre 2014

Vita da Studenti di allora.


A CURA DI Mario Grimaldi


Ripassare la storia , non molto remota, di noi ragazzi di allora : Non battaglie, non intrighi politici, per quanto ci riguardava, ma solo ricordi di giochi, di amorazzi. 

Erano i tempi della nostra avanzata adolescenza, quando quelli erano i problemi più importanti per noi. Sassari, in tal senso ci offriva tante chances. 



"I biliardi, per noi ragazzi, erano una gran passione: boccette, goriziana, carambola, bazziga i giochi preferiti con stecca o senza. Per molti di noi già a quella età, poco più che adolescenziale era un gradevole passatempo giocare, forse un virtuosismo trasmessoci per via ereditaria coi cromosomi nel DNA...
Tutti ci affidavamo ad un maestro che ci raccontava di filotti, di punti messi con magistrale precisione di sponde realizzate con perfezione algebrica. 
Vi erano le strade dei biliardi e dei caffè e li al centro P.zza D'Italia percorsa e levigata nelle interminabili passeggiate su e in giù, da un lato e dall'altro, da soli o in dolce compagnia, in due o in dieci attenti, curiosi e avidi di sguardi sfrontati o furtivi, di risposte immaginarie in attesa di inevitabili silenzi: quando stremati da tutto quel deambulare , a volte improduttivo, cercavamo il meraviglioso diversivo del biliardo ed ecco che invadevamo i locali (non mancavano certamente) all'assalto di un tavolo e dopo aver chiesto il costo del "GRILLO" ci destreggiavamo in interminabili partite in singol od in coppia e ,se il portafogli lo permetteva, saltuariamente ci concedevamo anche il lusso di scommettere qualche lira".




venerdì 24 ottobre 2014

"L'ULTIMA REGINA DI TORRES"


A CURA DI Antonietta Uras



"L'ULTIMA REGINA DI TORRES " - 
(Armando Curcio Editore)


Nata intorno al mille come villaggio, chiamato Jordi de Sassaro, quando gli abitanti dell'antica Thurris, stanchi delle frequenti incursioni piratesche, si erano rifugiati nell'entroterra,Thathari si era via via accresciuta, fino a divenire la grande Civitas Turritana. Alla sua veloce espansione contribuì l'afflusso di popolazioni dalle limitrofe terre della Romanja, dalla Nurra e dal regno di Gallura, favorito dal proliferare di scambi commerciali sia con la vicina Corsica che con le Repubbliche Marinare di Genova e Pisa.
La ormai popolosa città, divenuta sede giudicale, nonché arcivescovile, si attestò quindi come capitale del Capo di Sopra, in contrapposizione a Kalaris, capoluogo del Capo di Sotto dell'isola Sarda.
Sorto fra dolci colline calcaree e vallate feconde di acque sorgive, rivestite da fitte selve, l'abitato si snodava attraverso un dedalo di strette viuzze, simili alle calli veneziane, che serpeggiavano intorno al nucleo centrale, costituito dalla chiesa parrocchiale, aprendosi in piccole, raccolte corti. Le casupole erano addossate le une alle altre, spesso sorrette da piccole arcate.
Il repentino accrescersi dell'agglomerato urbano dettò l'esigenza di racchiuderne i confini entro una cerchia di mura custodite, che forniva sufficienti garanzie di sicurezza ai ricchi mercanti e agli artigiani, in gran parte Pisani e Genovesi, che vi si erano insediati stabilmente.
Le mura erano intervallate da trentasei torri, costruite in maniera accurata, con mattoni ben squadrati e malta di buona qualità, per ovviare alla fragilità del materiale disponibile, cioè il tufo, pietra assai friabile. Le torri si elevavano per tre livelli, più una terrazza soprastante, protetta da parapetti, intervallati da strette feritoie e merlature squadrate.
La città era custodita dalla “Scolca”, un manipolo di guardie armate. Tutti i cittadini, dai sedici ai sessanta anni, potevano farne parte a turno, dopo aver prestato un solenne giuramento. Alla presenza degli Anziani, o Maggiori di Quartiere, giuravano di “ far la Guardia delle Mura, in buona fede, senza frode, senza guardare a odio, amore o guadagno alcuno, secundu sa usanza antiqua”.
Le Porte si aprivano all'alba e venivano chiuse all'Avemaria. Le chiavi venivano affidate, a turno, ad una famiglia di Thatharesi, che doveva essere residente nella città da almeno tre generazioni.
(Nota: tale requisito diede origine all'appellativo “Sassaresu in chiabi”, letteralmente “Sassarese in chiave”, per indicare un sassarese verace.) Per la manutenzione delle mura, i cittadini erano tenuti a versare una tassa annuale. Gli stranieri potevano accedere alla Civitas soltanto dopo aver pagato un pedaggio.
I confini della città, all'epoca ancora in parte circoscritta da alte palizzate in legno, erano delimitati, a nordest dal Fosso della Noce, conca ricoperta da una folta boscaglia;
da nord fino a ovest, la terra digradava verso il mare, attraverso la Piana della Nurra, congiungendosi con il mare dell'Alghiera, con la Marina di Platamona, il porto e la città abbandonata di Thurris, fino all'estremo nord con la penisola dell'Asinara, così chiamata per la presenza di piccoli asinelli bianchi;
a sud est il confine naturale era rappresentato dai rilievi Logudoresi e ad ovest dal Rio Mannu “di Sopra”, (esistono diversi fiumi in Sardegna con la stessa denominazione), che attraversando la Nurra, tracciava i limiti fra la Nurra Vicina, a levante e la Nurra Lontana, a ponente.
La fertile Nurra Vicina, era ricca di fitte boscaglie, tant'e' che numerosi dei suoi alberi secolari vennero impiegati per la costruzione delle altissime capriate lignee nella basilica di San Gavino, a Thurris.
Le selve erano intervallate da piccoli villaggi e coltivazioni di ulivi, viti, cereali e verzure varie.
La Nurra lontana, ben più estesa e quasi disabitata, era terra di ampi pascoli, costellati dai Cuiles dei pastori.
A ponente della città si trovava una pianura boscosa, delimitata da una corona di colli, il più elevato dei quali era il Monte Oro

Adelasia, con la sua scorta di armigeri e un modesto seguito, giunse alla città da levante, discendendo uno scosceso sentiero sul crinale del Monte Rosello, chiamato per tale ragione “Scala Mala”, che sbucava nella verde vallata del Rosello.
Presso una sorgente l'acqua scrosciava gorgogliante da diverse fonti, dove sostavano numerosi asinelli, sul cui dorso gli acquaioli appendevano, in apposite tasche delle capienti bisacce, le brocche colme che avrebbero poi venduto di casa in casa. Giocosi fanciulli, accigliati servi e vocianti popolane, assiepati in chiassose, disordinate file, attendevano il proprio turno per approvvigionarsi delle quotidiane scorte idriche. Le lavandaie, dalle mani gonfie e livide, tuffavano i panni nei vasconi di pietra, li torcevano e li sbattevano, prima di ammucchiarli sulle ceste, parlando, ridendo o altercando incessantemente fra loro.
Il corteo si inerpicò nel viottolo che risaliva la valle, superò la Porta Gurusèle, costeggiata da un fossato, oltrepassò uno slargo, ingombro di carri colmi di mercanzie, per inboccare la Isthrinta di Ruseddu, una lunga e stretta via che confluiva nella Ruda de Codina. Poco distante era ubicato il palazzo reale. Attigua ad esso sorgeva la bella chiesa romanica di Santa Caterina ( nota: edifici oggi inesistenti.)
Al suono del tamburo, preceduto dal gonfalone di Torres, la gente si fermava, facendo ala spontaneamente, per osservare il corteo con lunghe occhiate curiose, che lungi dal manifestare deferenza, palesavano perfino una certa sfrontatezza.
La trafficata strada maestra, scavata nella rocca (codina) alla quale doveva il suo nome, era molto ampia e fiancheggiata da torri, maestosi palazzi ed eleganti loggiati. Sotto di essi i mercanti, in massima parte Pisani e Genovesi, ma anche Corsi e Provenzali, esponevano le loro preziose merci. Nobildonne, servi e nullafacenti si affollavano intorno ai banchi, in un baillame di chiasso e colori, come in tutti i mercati...