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sabato 5 aprile 2014
giovedì 3 aprile 2014
Enrico Costa
Enrico Costa
A cura di :
Mario Grimaldi
Tempo fa pubblicai un post sulle vicissitudini abitative dell' illustre nostro concittadino E. costa, e in quell'occasione, sebbene non fossi certo che la foto postata raffigurava l' ultima dimora dello storico - tanto che questo mio dubbio lo esplicitai nel commento a didascalia della stessa pubblicazione - ero erroneamente quasi convinto che si trattasse della abbandonata casa del Costa. Grazie all'intervento del nostro amico Alessandro Ponzeletti , in seguito ho avuto modo di chiarirmi le Idee: Quello stabile con le foto del quale ho voluto indicare quale una delle abitazioni di E.C., in effetti apparteneva a ben altra famiglia (in seguito ne ritratteremo).
Ecco, invece, l'ultima dimora che fu del Costa.
Ecco, invece, l'ultima dimora che fu del Costa.
" Ed ora Scriviamo sempre degli, da tutti, apprezzati cenni storici con i quali, il Costa, ci ha insegnato tanto della storia della nostra Sassari. Penso possa esser anche doveroso ricordare , anche se molto sommariamente, come lo stesso nostro illustre cittadino ha vissuto e dove ha vissuto:
Nel corso della sua Vita E. Costa dimorò in almeno sei case di Sassari, tutte nominate nei quaderni, che per l'economia di questa breve memoria non elenchiamo, e fu proprietario di una casa con bottega in Via Rosello, data in usufrutto a tale Boetto Francesca (nota Cicita).
E. Costa svolgeva con passione e dedizione da circa 15 anni la professione di archivista del Comune di Sassari quando si spense dopo aver rinunciato ai ben più lauti guadagni percepiti nel suo lunghissimo iter lavorativo presso le banche cittadine; preferi, infatti, volgere lo sguardo alla propria memoria e a quella della sua città, con un rigore e una meticolosità che non gli venne mai riconosciuta in vita.
E' sempre in quel periodo che diede inizio alla stesura dei suoi quaderni ed intensificò la propria produzione storica e letteraria, senza rinunciare all'invidiato ruolo di organizzatore culturale, e per questo morì quasi povero, ma non dimenticato".
Questo che segue è un sonetto composto dal Costa nel 1890: ci descrive la sua casa, val bene la pena conoscerlo.
LA MIA CASETTA
A UN PIANO E' LA MIA CASA, HA UN GIARDINETTO,
DUE BALCONI CHE DANNO IN SU LA VIA;
CINQUE STANZE, CUCINA, UN GABINETTO,
UN TERRAZZINO, UN POZZO E UNA CORSIA.
Nel corso della sua Vita E. Costa dimorò in almeno sei case di Sassari, tutte nominate nei quaderni, che per l'economia di questa breve memoria non elenchiamo, e fu proprietario di una casa con bottega in Via Rosello, data in usufrutto a tale Boetto Francesca (nota Cicita).
E. Costa svolgeva con passione e dedizione da circa 15 anni la professione di archivista del Comune di Sassari quando si spense dopo aver rinunciato ai ben più lauti guadagni percepiti nel suo lunghissimo iter lavorativo presso le banche cittadine; preferi, infatti, volgere lo sguardo alla propria memoria e a quella della sua città, con un rigore e una meticolosità che non gli venne mai riconosciuta in vita.
E' sempre in quel periodo che diede inizio alla stesura dei suoi quaderni ed intensificò la propria produzione storica e letteraria, senza rinunciare all'invidiato ruolo di organizzatore culturale, e per questo morì quasi povero, ma non dimenticato".
Questo che segue è un sonetto composto dal Costa nel 1890: ci descrive la sua casa, val bene la pena conoscerlo.
LA MIA CASETTA
A UN PIANO E' LA MIA CASA, HA UN GIARDINETTO,
DUE BALCONI CHE DANNO IN SU LA VIA;
CINQUE STANZE, CUCINA, UN GABINETTO,
UN TERRAZZINO, UN POZZO E UNA CORSIA.
QUATTRO LINDE SOFFITTE HA SOTTO TETTO
E IN UNA (PUOI PENSAR SE FREDDA SIA!),
PIANTAI LO STUDIO. QUI TRAGGO, SOLETTO,
L'ORE PIU' BELLE DELLA VITA MIA.
E IN UNA (PUOI PENSAR SE FREDDA SIA!),
PIANTAI LO STUDIO. QUI TRAGGO, SOLETTO,
L'ORE PIU' BELLE DELLA VITA MIA.
LA MIA CASETTA, IN PARTE RICOSTRUTTA,
SEDICI MILA LIRE AL CERTO VALE;
E' BELLA, ... MA NON L'HO PAGATA TUTTA|
SEDICI MILA LIRE AL CERTO VALE;
E' BELLA, ... MA NON L'HO PAGATA TUTTA|
UMIL POETA E SCRIBACHIN DI BANCA,
(ATROCE INSULTO!) HO IN FACCIA L'OSPEDALE
E LE CARCERI NUOVE A MANO MANCA.
(Enrico Costa ,lì 2 luglio 1890)
(ATROCE INSULTO!) HO IN FACCIA L'OSPEDALE
E LE CARCERI NUOVE A MANO MANCA.
(Enrico Costa ,lì 2 luglio 1890)
tutte identificate dai quaderni - sarebbe troppo lungo e dispersivo elencarle tutte in questo post, non mancherà occasione di poterlo fare in seguito - ebbe anche una casa con annessa bottega in Via Rosello che concesse in usufrutto ad una certa Francesca Boetto - nota Cicita-.
Via Ospedale civile in un a cartolina del 1919 c/a, La via fu in seguito dedicata ad Enrico Costa.
Nella foto sotto postata>Questo è il ritratto della famiglia Costa nel cortile della "casetta" di Via Cavour n. 11 - (archivio eredi Costa) -
LA MIA CASETTA
A UN PIANO E' LA MIA CASA, HA UN GIARDINETTO,
DUE BALCONI CHE DANNO IN SU LA VIA;
CINQUE STANZE, CUCINA, UN GABINETTO,
UN TERRAZZINO, UN POZZO E UNA CORSIA.
QUATTRO LINDE SOFFITTE HA SOTTO TETTO
E IN UNA (PUOI PENSAR SE FREDDA SIA!),
PIANTAI LO STUDIO. QUI TRAGGO, SOLETTO,
L'ORE PIU' BELLE DELLA VITA MIA.
LA MIA CASETTA, IN PARTE RICOSTRUTTA,
SEDICI MILA LIRE AL CERTO VALE;
E' BELLA, ... MA NON L'HO PAGATA TUTTA|
UMIL POETA E SCRIBACHIN DI BANCA,
(ATROCE INSULTO!) HO IN FACCIA L'OSPEDALE
E LE CARCERI NUOVE A MANO MANCA.
(Enrico Costa ,lì 2 luglio 1890)
A UN PIANO E' LA MIA CASA, HA UN GIARDINETTO,
DUE BALCONI CHE DANNO IN SU LA VIA;
CINQUE STANZE, CUCINA, UN GABINETTO,
UN TERRAZZINO, UN POZZO E UNA CORSIA.
QUATTRO LINDE SOFFITTE HA SOTTO TETTO
E IN UNA (PUOI PENSAR SE FREDDA SIA!),
PIANTAI LO STUDIO. QUI TRAGGO, SOLETTO,
L'ORE PIU' BELLE DELLA VITA MIA.
LA MIA CASETTA, IN PARTE RICOSTRUTTA,
SEDICI MILA LIRE AL CERTO VALE;
E' BELLA, ... MA NON L'HO PAGATA TUTTA|
UMIL POETA E SCRIBACHIN DI BANCA,
(ATROCE INSULTO!) HO IN FACCIA L'OSPEDALE
E LE CARCERI NUOVE A MANO MANCA.
(Enrico Costa ,lì 2 luglio 1890)
SASSARI: dall'abbandono di Torres al periodo feudale.
A cura di : Mario Grimaldi
A cura di : Mario Grimaldi
SASSARI: dall'abbandono di Torres al periodo feudale.
Pur se il territorio sassarese custodisce molte testimonianze archeologiche della presenza dell'uomo fin dal Neolitico, la città inizio il suo sviluppo dal secolo XII°. Sicuramente già dai secoli precedenti molti degli abitanti di Torres abbandonarono l'antico centro, nel quale abitavano il giudice e i vescovo, ritenendolo poco al sicuro dai frequenti attacchi degli Arabi e si rifugiarono più verso l'interno; (i primi documenti che fanno riferimento a Sassari -Tathari - sono del 1135 e probabilmente a quella data il villaggio era già formato e inserito nella curatoria della Flumenargia). Come sempre detto Sassari per la sua posizione, per il clima, per l'abbondanza delle sorgenti, si sviluppò abbastanza facilmente fino a diventare il capoluogo della curatoria. Durante il Tredicesimo secolo la situazione sempre più grave di Torres, oltre che catalizzare popolazione, favorì anche la crescita politica del nuovo centro sassarese che in pochi decenni da grosso borgo quale era si trasformo in città divenendo un centro commerciale di notevole spessore, aperto all'influsso di Pisa e Genova alle quali era collegata da una continua e crescente rete di traffici.
A metà del Tredicesimo sec. si estinse la dinastia giudicale di Torres e Sassari ne approfittò per ultimare il suo sviluppo politico; durante lo scorrere dello stesso secolo assunse forma urbana, si munì di una potente cinta di MURA rafforzata da TORRI ed estese la propria giurisdizione fino alla Flumenargia, alla Romangia e alla Nurra. Questo processo si definì meglio nel 1294, quando venne costituito il Comune di SS con i suoi Statuti e sotto la protezione di Genova. Quando fu certa la conquista Aragonese l'oligarchia mercantile che dominava la città opto per la sottomissione al re di Aragona, e nel 1323 i suoi delegati si presentarono al campo dell' infante Alfonso e prestarono omaggio al re,\ fu però un rapporto precario: infatti la popolazione sassarese abituata ad esser autonoma, non sopportava bene la nuova situazione, e sopratutto l'amministrazione totalitaria degli Aragonesi, per ciò, appunto nel 1325, spinta da Genova e dai Doria, SASSARI decise di ribellarsi dando inizio a un tempestoso periodo della storia della città. Per meglio controllare la situazione gli Aragonesi edificarono il CASTELLO e addirittura paventarono l'ipotesi di disperdere la popolazione e di sostituirla con abitanti di provenienza iberica. SASSARI non si estraneo dall'avvicendarsi dei fatti conseguenti alla guerra tra i Doria ed Aragona: di fatto, durante il secolo XIV° i sassaresi furono assediati alcune volte e poi videro la città occupata dalle armate del giudice di Arborea. Dopo la battaglia di Sanluri cadde tra le grinfie del visconte di Narbona, ma la situazione non piacque a una partte dell'oligarchia mercantile che si schierò apertamente contro il visconte a favore di un ritorno della città sotto il re di Aragona, che avvenne nel 1417 . Le furono confermati gli antichi privilegi e la propria autonomia e, come città regia, prese parte nello Stamento reale al parlamento celebrato a Cagliari da Alfonso V° nel 1421. Nella seconda metà del secolo, dopo la morte del sovrano, mentre i rapporti della città con Giovanni II° si facevano meno felici, anche l'assetto cambiò e la vecchia oligarchia mercantile fu prevaricata dall'emergente classe feudale. Dal nuovo sovrano venne posta in atto una radicale riforma dell'amministrazione che comportava una drastica riduzione dell'autonomia della città; il conflitto con Sassari geloso custode dei propri privilegi, fu inevitabile ed alcuni eminenti cittadini che avevano sostenuto la ribellione pagarono duramente. Non venne evitato, tuttavia, che la riforma dell'amministrazione venisse messa in essere e che l'autonomia fosse di tanto ridotta; nel corso del secolo la città risenti anche della mutata situazione nella quale il regno di Sardegna si trovava, l'isola infatti era oramai ridotta ad un piccolo regno di frontiera appartenente ad un impero impegnato in una lotta per la supremazia mondiale,"">>
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A metà del Tredicesimo sec. si estinse la dinastia giudicale di Torres e Sassari ne approfittò per ultimare il suo sviluppo politico; durante lo scorrere dello stesso secolo assunse forma urbana, si munì di una potente cinta di MURA rafforzata da TORRI ed estese la propria giurisdizione fino alla Flumenargia, alla Romangia e alla Nurra. Questo processo si definì meglio nel 1294, quando venne costituito il Comune di SS con i suoi Statuti e sotto la protezione di Genova. Quando fu certa la conquista Aragonese l'oligarchia mercantile che dominava la città opto per la sottomissione al re di Aragona, e nel 1323 i suoi delegati si presentarono al campo dell' infante Alfonso e prestarono omaggio al re,\ fu però un rapporto precario: infatti la popolazione sassarese abituata ad esser autonoma, non sopportava bene la nuova situazione, e sopratutto l'amministrazione totalitaria degli Aragonesi, per ciò, appunto nel 1325, spinta da Genova e dai Doria, SASSARI decise di ribellarsi dando inizio a un tempestoso periodo della storia della città. Per meglio controllare la situazione gli Aragonesi edificarono il CASTELLO e addirittura paventarono l'ipotesi di disperdere la popolazione e di sostituirla con abitanti di provenienza iberica. SASSARI non si estraneo dall'avvicendarsi dei fatti conseguenti alla guerra tra i Doria ed Aragona: di fatto, durante il secolo XIV° i sassaresi furono assediati alcune volte e poi videro la città occupata dalle armate del giudice di Arborea. Dopo la battaglia di Sanluri cadde tra le grinfie del visconte di Narbona, ma la situazione non piacque a una partte dell'oligarchia mercantile che si schierò apertamente contro il visconte a favore di un ritorno della città sotto il re di Aragona, che avvenne nel 1417 . Le furono confermati gli antichi privilegi e la propria autonomia e, come città regia, prese parte nello Stamento reale al parlamento celebrato a Cagliari da Alfonso V° nel 1421. Nella seconda metà del secolo, dopo la morte del sovrano, mentre i rapporti della città con Giovanni II° si facevano meno felici, anche l'assetto cambiò e la vecchia oligarchia mercantile fu prevaricata dall'emergente classe feudale. Dal nuovo sovrano venne posta in atto una radicale riforma dell'amministrazione che comportava una drastica riduzione dell'autonomia della città; il conflitto con Sassari geloso custode dei propri privilegi, fu inevitabile ed alcuni eminenti cittadini che avevano sostenuto la ribellione pagarono duramente. Non venne evitato, tuttavia, che la riforma dell'amministrazione venisse messa in essere e che l'autonomia fosse di tanto ridotta; nel corso del secolo la città risenti anche della mutata situazione nella quale il regno di Sardegna si trovava, l'isola infatti era oramai ridotta ad un piccolo regno di frontiera appartenente ad un impero impegnato in una lotta per la supremazia mondiale,"">>
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lunedì 31 marzo 2014
Il leone nella storia
A cura di : Alessandro Ponzeletti
Il leone ebbe un notevole fascino sui Sassaresi del passato, se si va a pensare come abbia trovato successo quale elemento decorativo soprattutto nelle campagne appartenute al ceto nobiliare o a congregazioni religiose. Andiamo quindi a “caccia” dei leoni superstiti nelle tenute agricole sassaresi. La prima tenuta appartenne, nel Settecento, a don Stefano Manca marchese di Mores e alla moglie donna Anna Maria Amat Tola, per poi passare nel 1792, attraverso una divisione ereditaria assai combattuta fra alcune casate sassaresi, al conte Antonio Ledà d'Ittiri. Era la tenuta di Santa Maria di Pisa, un tempo composta dalla villa di campagna, annessa cappella, giardino e vigna, ed oggi suddivisa tra il PIME e la Congregazione vincenziana. Nel giardino delle suore vincenziane si ammirano due coppie di leoni: la prima è ai lati di una particolare fontana posta nella parte più interna e il leone di destra sorregge lo stemma Amat mentre il sinistro quello dei Manca; l'altra coppia è posta presso l'ingresso e i leoni, assai rovinati dal tempo, dovettero in antico fare bella mostra sui plinti del cancello principale della tenuta, demolito probabilmente nel primo Novecento. Questi due leoni, che sembrano reggere con le zampe anteriori degli stemmi quasi del tutto consumati, sono databili ritengo al pieno Settecento e non al medioevo come avanzato in passato e li vedo assai simili a quelli che esistono ben distanti da Sassari nella seconda tenuta, in una porzione del comune che non indico perché sarebbe oggi assai facile asportarli: sorreggono ancora lo stemma quasi cancellato dell'Ordine Francescano, proprietario dell'ampio fondo agricolo. Infine resta il mio preferito, in una tenuta che fu dei Quesada: un leone scolpito tra fine Settecento e primissimi dell'Ottocento forse da quell'Agostino Pinna che tirò poi su nel 1815 il campanile di Tissi. L'espressione del muso (fotografia, è lo scarico di una fontana-serbatoio) penso possa ben simboleggiare il sassarese “Me n'affuttu”...
MERCATO
Quanta storia può farci ricordare questo tratto di Via mercato che si articola tra P.zza Pescheria, angolo Via Rosello dove incrocia e sbocca in porta di Macello: il mitico storico mercato con i suoi folcloristici commercianti, le massaie in transito, i pensionati che stanziavano all'interno e all'esterno delle bettole e dei piccoli bar. I profumi, i sapori, le zuffe... insomma una
animazione, che specialmente durante le mattinate, non deludeva la curiosità dei Sassaresi.
Il tutto, naturalmente, oltre l'aspetto meramente storico del sito, che in tempi più remoti, ha ospitato diversi e importanti uffici governativi.
animazione, che specialmente durante le mattinate, non deludeva la curiosità dei Sassaresi.
Il tutto, naturalmente, oltre l'aspetto meramente storico del sito, che in tempi più remoti, ha ospitato diversi e importanti uffici governativi.
(foto di Antonio Carta)
RARO DOCUMENTO
venerdì 28 marzo 2014
Gli statuti sassaresi
A cura di : Mario Grimaldi
PURA STORIA CITTADINA: STATUTI SASSARESI.
Codice medioevale di leggi comunali. Con lo sviluppo di SASSARI si pose il problema dei suoi ordinamenti. Secondo una tradizione riportata dal Lamarmora, Sassari aveva propri ordinamenti fin dal 1236, e dopo la morte di Barisone III° , nel 1236, la città prese a reggersi come un comune. Negli anni successivi la forma della sua autonomia andò definendosi meglio e la città, approfittando del clima politico venutosi a creare dopo il secondo matrimonio della giudicessa Adelasia con Enzo figlio di Federico II°, aumentò il proprio potere arrivando a dominare la Flumenargia, la Romangia e buona parte della Nurra. SASSARI riuscì a mantenere la propria autonomia e dopo la morte di Adelasia (1259) riuscì a conservarla nonostante le pressioni militari e diplomatiche di Pisa, che voleva esercitare sulla città la propria egemonia. Negli anni successivi il nascente Comune si strinse sempre di più a Genova e dopo la battagliua della Meloria, mentre Pisa si avviava alla decadenza, SASSARI fece con la Superba una convenzione che ebbe un significato politico per la sua storia.
Il patto fu stipulato nel 1294: SASSARI si costitui in LIBERO COMUNE (in realtà si trattava di un Comune "pazionato", che si governava con le proprie leggi, ma sotto la protezione di Genova, che era spesso anche un controllo politico: non per nulla Genova forniva a Sassari il potestà e lo staff dirigente dell'amministrazione della città). Il Comune veniva costituito sulla base di un patto giurato di tutti i cittadini sassaresi tra i 14 e i 70 anni (jura de scolca). La jura conferiva a tutti i cittadini di SASSARI il diritto di esercitare i propri diritti politici, e cioè la possibilità di partecipare al Governo del Comune, di far parte delle assemblee, di ricoprire uffici per suo conto. Nello stesso anno furono emanati gli STATUTI SASSARESI. QUESTO DOCUMENTO DEL QUALE CONOSCIAMO UNA VERSIONE IN SARDO LOGUDORESE DEL 1316 E' DIVISO IN TRE LIBRI NEI QUALI VENGONO REGOLAMENTATI MINUTAMENTE TUTTI GLI ATTI PUBBLICI DELLA VITA CIVILE NELLA CITTA'.. IL SUO TESTO PERMETTE QUINDI DI RICOSTRUIRE L'ORGANIZZAZIONE POLITICA E AMMINISTRATIVA DELLA SASSARI DELLA FINE DEL SECOLO XIII E GLI ASPETTI PIU' SIGNIFICATIVI DELLA SUA ECONOMIA E DEGLI USI E COSTUM,I DEI SUOI CITTADINI.
Codice medioevale di leggi comunali. Con lo sviluppo di SASSARI si pose il problema dei suoi ordinamenti. Secondo una tradizione riportata dal Lamarmora, Sassari aveva propri ordinamenti fin dal 1236, e dopo la morte di Barisone III° , nel 1236, la città prese a reggersi come un comune. Negli anni successivi la forma della sua autonomia andò definendosi meglio e la città, approfittando del clima politico venutosi a creare dopo il secondo matrimonio della giudicessa Adelasia con Enzo figlio di Federico II°, aumentò il proprio potere arrivando a dominare la Flumenargia, la Romangia e buona parte della Nurra. SASSARI riuscì a mantenere la propria autonomia e dopo la morte di Adelasia (1259) riuscì a conservarla nonostante le pressioni militari e diplomatiche di Pisa, che voleva esercitare sulla città la propria egemonia. Negli anni successivi il nascente Comune si strinse sempre di più a Genova e dopo la battagliua della Meloria, mentre Pisa si avviava alla decadenza, SASSARI fece con la Superba una convenzione che ebbe un significato politico per la sua storia.
Il patto fu stipulato nel 1294: SASSARI si costitui in LIBERO COMUNE (in realtà si trattava di un Comune "pazionato", che si governava con le proprie leggi, ma sotto la protezione di Genova, che era spesso anche un controllo politico: non per nulla Genova forniva a Sassari il potestà e lo staff dirigente dell'amministrazione della città). Il Comune veniva costituito sulla base di un patto giurato di tutti i cittadini sassaresi tra i 14 e i 70 anni (jura de scolca). La jura conferiva a tutti i cittadini di SASSARI il diritto di esercitare i propri diritti politici, e cioè la possibilità di partecipare al Governo del Comune, di far parte delle assemblee, di ricoprire uffici per suo conto. Nello stesso anno furono emanati gli STATUTI SASSARESI. QUESTO DOCUMENTO DEL QUALE CONOSCIAMO UNA VERSIONE IN SARDO LOGUDORESE DEL 1316 E' DIVISO IN TRE LIBRI NEI QUALI VENGONO REGOLAMENTATI MINUTAMENTE TUTTI GLI ATTI PUBBLICI DELLA VITA CIVILE NELLA CITTA'.. IL SUO TESTO PERMETTE QUINDI DI RICOSTRUIRE L'ORGANIZZAZIONE POLITICA E AMMINISTRATIVA DELLA SASSARI DELLA FINE DEL SECOLO XIII E GLI ASPETTI PIU' SIGNIFICATIVI DELLA SUA ECONOMIA E DEGLI USI E COSTUM,I DEI SUOI CITTADINI.
giovedì 27 marzo 2014
Venditori di candele e torchiatori da Strada
PER LA SERIE, ANTICHI MESTIERI, TRATTEREMO A BREVE QUESTO ARGOMENTO. I VENDITORI DI CANDELE. In occasione delle ricorrenze, in tanti prima della consueta tappa al cimitero passavamo dal venditore di candele e lumicini. Nel periodo della ricorrenza dei santi e dei morti, questa figura professionale, considerata un po' ambigua, quasi tipo il becchino, la trovavamo fuori dai cimiteri con l'esposizione fittizia dei ceri vari. C'erano anche dei proverbi scaramantici che venivano usati in queste occasioni. A Sassari si usava molto "Vai e azzendi una candela a Santa Rita " . Quando è stato regolamentato il ruolo degli ambulanti, questa figura professionale di venditore da strada, si è estinta. I vigili urbani facevano sgomberare immediatamente le strade e le bancarelle precarie, abusive e improvvisate, talvolta, nei casi di recidività, sequestrando anche le merci. Oggi come oggi per fare questo mestiere bisogna essere iscritti all'albo dei commercianti.
Con l'avvento dei centri commerciali chi deve acquistare ceri votivi ha solo l'imbarazzo della scelta. Un altro mestiere che tiene il passo e ha subito poche trasformazioni, è invece quello dei venditori di fiori, che proprio nei cimiteri, attualmente tengono una postazione fissa... ma questo è un altro mestiere del quale avremo modo di parlare, insieme a quello più recente dei Torchiatori da strada. ( Nell'immagine sotto il classico esempio ti torchiatori )giovedì 27 marzo 2014
SEMPRE IN TEMA DEI LAVORI DA STRADA
VINO PER LA STRADA PRONTO E TORCHIATO

Un mestiere in particolare, che ci ricordiamo. C'era il nonno di un nostro caro amico , che andava nelle case, nel periodo autunnale con l’uva e poi torchiava l’uva e facevano il vino. Perciò tutti, quasi tutti, non andavano a comprar la bottiglia di vino ma compravano dell’uva. Poi il cantiniere andava col torchio, aveva una tumbarella particolare e andava nei portoni di casa a torchiare il vino, LA gente ( CLIENTI ) lo metteva nelle damigiane e nelle cantine e poi imbottigliavano. In pratica ogni famiglia faceva il vino in questo modo. Questa cosa caratteristica, è avvenuta per tanti anni; io penso fino a metà degli anni ‘60.
giovedì 27 marzo 2014
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