mercoledì 21 settembre 2016

ACCADDE A SASSARI - NEL 1795 - QUINDI LEGATO ALLA STORIA CITTADINA












A cura di Mario Grimaldi



(Pura storia sassarese per la soddisfazione degli Amministratori.. e spero... non solo) 



Appunto nel 1795 abitava in Via Università. vicino all'incrocio con Via Turritana, una famiglia composta da marito, moglie, un figlio e una figlia, più altre due persone che non si sapeva che mansioni avessero, considerato che per le faccende domestiche vi erano quattro donne. La casa era grandissima e occupava una parte lungo Via Università. fra i "quattro cantoni" di questa e la via che oggi è denominata Largo Pazzola. 

Lo stabile aveva il piano terreno ed il primo (composizione di quasi tutte le abitazioni di allora), e le camere, tra piccole e grandi, dovevano raggiungere il numero di diciotto/ venti. La gente si chiedeva di cosa potevano farne di tutti quegli ambienti di calpestio. 
Si sapeva che il padrone andava quasi tutti i giorni in quella che oggi è P.zza Azuni, ma che al tempo era occupata dalla chiesa di Santa Caterina e dal palazzo del governatore di Sassari, e proprio li si recava il signore che risiedeva in via Università. 
La gente che lo aveva sentito parlare asseriva che non doveva esser sassarese, e forse neanche sardo. Le persone che lo salutavano lo chiamavano don Badessi o don Antonio, e si diceva che fosse un importante funzionario della regia governazione, presso la sede della quale, appunto, si recava tutti i giorni. 
Il governatore si chiamava Antioco Santuccio, ed era nato proprio a Sassari, uno dei pochi sassaresi che ricopri questo importante incarico (e non certo perché gli altri sassaresi erano incapaci!). I nostri concittadini, infatti, non erano allora - e in linea di massima non lo sono neanche oggi- quelli che venivano chiamati "imbroglia popolo", e quindi non ... legavano, e né hanno mai fatto nessuna inutile chiacchera con gente simile. Perciò non facevano carriera dove si assumevano soltanto persone pronte sempre a piegare la schiena. 
E di questo si deve, allora, essere accorto, forse, il concittadino divenuto - quasi, forse, senza volerlo - governatore di Sassari. 

Santuccio aveva infatti studiato leggi, la storia e le tradizioni in generale compreso tutto quello che in particolare interessava la nostra città. Quando studiò teologia i suoi parenti pensarono che le sue intenzioni fossero quelle di farsi prete. Invece, improvvisamente, decise di arruolarsi nell'esercito per perseguire la carriera militare, nell'ambito della quale, dopo pochi anni arrivò al traguardo di colonnello nel reggimento di Torino. Rientrato in Sardegna gli furono concessi diversi importanti incarichi fino ad arrivare a quello di governatore di Sassari. Ma quello era sopratutto un incarico politico, che non era adatto a lui, ma per gli "imbroglioni" e non per una brava e onesta persona come era il nostro concittadino, che non sapeva ne poteva immaginare che in quegli ambienti anche il più caro degli amici poteva, soprattutto allora, pugnalarlo nel fianco. Il gran difetto del nostro governatore era la buona fede e la fiducia nel prossimo che avrebbe dovuto esser onesto ed era, invece, quasi sempre traditore. 

Ma ritornando a Don Antonio Badessi, il proprietario della casa di Via Università, che era alle dipendenze del governatore Antioco Santucciogioi ed ai suoi amici,. 
Questo impiegato era però, si è saputo dopo, un gran ruffiano del diabolico gruppo di disonesti feudatari e simili, contrari a Giommaria Angioi, ai suoi amici e alle sue idee. 
Chi conosce la storia sarda ricorderà che l'accusa più grande che gli avversari cagliaritani divulgavano e dirigevano ad Angioi ed ai suoi amici, era quella di avere promesso ai francesi di aiutarli in caso di occupazione della nostra isola. 
Le redini dell'azione e della lotta contro i proprietari di tutti i terreni dell'isola, li tenevano, all'inizio, i compagni di Angioi A Cagliari, il prete Muroni a Sassari e nei grossi centri vicini. I feudatari (di Cagliari e Sassari), proprietari di quasi tutti i terreni dell'isola/e che avevano anche potere decisionale nelle cause civili e penali/, non vedevano di buon occhio le ribellioni di Angioi, Muroni e compagni. 
Intanto le popolazioni deipaesi e di Sassari non riuscivano più a procurarsi da che vivere ed erano disperati, fino a ché nel 1795, si sono ribellati e, tutti insieme, paesani e cittadini, hanno saccheggiato negozi, gli uffici e le case dei feudatari, impossessandosi di tutto quanto ciò che riuscivano a prendere. 

La popolazione, che in principio aveva ragione, ha poi esagerato e si è fatta prendere la mano, arrestando persino il governatore e l'allora Arcivescovo di Sassari Mons. Della Torre, con l'intento di consegnarli al viceré che, invece, li fece liberare prima che arrivassero a Cagliari. 

Le fazioni Cagliaritane, però, hanno tentato di infangare ancora il governatore sassarese, accusandolo delle stesse colpe attribuite ad Angioi, cioé di intrallazzi politici e tradimento a favore dei francesi e a danno della nostra isola. 

Ed ecco che ritorna in campo il discusso personaggio abitante della casa di Via Univerità angolo Via Turritana. Sembra, infatti che in questa faccenda esposta a proposito del governatore sassarese, dei feudatari e di Angioi, l'infido impiegato e i suoi degni figli, abbiano avuto la mano....lung nei fatti sassaresi a proposito e a danno del governatore Santuccio. 
Infatti, finiti i disordini a Sassari, e ristabilita e la calma, i sassaresi hanno tentato di sapere tutta la verità su quanto era successo, e come mai tanti "pezzi grossi" erano spariti dalla città (fra i primi il misterioso don Antonio Badessi). Erano scomparsi anche i due uomini della casa di viaTurritana, la figlia, il figlio e pure le serve. 
Pian piano si è arrivati a sapere che il misterioso Badessi,(conosciuto da pochi) pezzo grosso dell'ufficio del governatore di Sassari, era un confidente del gruppo cagliaritano che, forse, abusava della fiducia del vicere, che era, di contro, una persona onesta, forse tra i pochi, e che si chiamava FILIPPO FERRERO DELLA MARMORA, conte. 
Insomma quel funzionario governativo che si chiamava Badessi, era un gran ruffiano dei notabili cagliaritani.


Si è scoperto che i figlio e la figlia dell'infingardo compivano frequenti viaggi a Cagliari (quali complici delle ruffianerie paterne, per riferire ciò che succedeva a Sassari), accompagnati dai due uomini che non si sapeva quali funzioni (ora chiare) avessero in casa della spia Badessi. Venne fuori allora, inoltre, che mentre il figlio di quel ruffiano riferiva, la sorella si operava per far trascorrere bene le notti (ma anche i giorni) ai pezzi grossi cagliaritani. 
"Insomma, il povero governatore, onesto ma boccalone, si avvaleva della collaborazione di un uomo fidato!.... 
Don Antioco Santuccio si fidava: era, infatti,come già scritto. uno che non pensava male di nessuno fino a prova contraria. Insomma era proprio sassarese in buona fede, pronto di persona a pagare se sbagliava. 
E meno male che il RE (che era Vittorio Amedeo III) lo conosceva molto bene, ed infatti, annullò tutta la manovra degli infidi del viceré di Cagliari, riconoscendo la piena innocenza del nostro governatore e, anzi, concedendogli la promozione a tenente generale e "generale delle armi del Regno". 

PS :  IL GOVERNATORE ANTIOCO SANTUCCIO HA LASCIATO ALL'OSPEDALE DEI POVERI DI SASSARI TUTTI I SUOI BENI, QUANDO E' MORTO NEL 1804.



giovedì 15 settembre 2016

SASSARI - ECONOMIA REALE ...TANGIBILE



  Un groppo alla gola mi assale....

La ricordo , molto movimentata, traffico intensissimo e parcheggio dei carri con cavallo ( li barrocci e li tumbarelli ), con i loro carichi di ortaggi provenienti dalle campagne e dai paesi vicini; i ricordi mi riportano anche a rivedere quei ragazzi , un po più grandi di me, impegnati nel loro ruolo di trasportatori delle merci appena scaricate: si servivano di ceste o corbule che poggiavano sulla testa ed è per questo che li chiamavano, "li pizinni cu lu mòiu in cabbu". Ricordo Il rifornitore di benzina; le moto che si trovavano in questa foto in sosta vicino alla palma; la fabbrica APE; il deposito del ghiaccio ( a destra in senso ascendente di fianco al mercato); e come dimenticare i vespasiani, posti a dimora, sempre li in aderenza alle mura del mercato, a far "bella mostra" in onore del folclore sassarese. 
La piazza si ricongiunge al viale Umberto, più verso la parte alta, a sinistra incrocia Viale Trieste e, a destra la via del Carmine, quella via che prende il nome, dall'allora convento dei Carmelitani ,a proposito dei quali è opportuno ricordare che, dove oggi è ubicato il mercato, prima trovava il suo ampio spazio il loro giardino. Inutile sottolineare che la nostalgia è tanta. Amici di Sassari, sarebbe davvero bello se in segno di rispetto per la nostra storia e per le nostre origini, condividiate tutti questo post e divulghiate anche ai giovani di oggi le immagini di quei tempi. Quei tempi che non torneranno più ma ci insegnano che non si viveva di mercati azionari ma di mercati veri e propri. Mercati tangibili che creavano sviluppo e lavoro nella nostra città. Oggi si chiama ECONOMIA REALE. A zent'anni

©  2016 ANTONIO CARTA


domenica 11 settembre 2016

Tutti a Vinnannà - Sassari di ieri.

Da un post a cura di Mario Grimaldi.


CURIOSITA' NELLE CONSUETUDINI DI SASSARI DI ALLORA:




IN ZONA VENDEMMIA (evento per noi sassaresi sempre molto atteso).


"Come scrisse Renato Pintus, approfittando dell'occasione della vendemmia Tutta Sassari era in campagna nell'ottobre e dall'una all'altra vigna a far visita vicendevolmente, si facevano pranzi o merende comuni, si dividevano con piacere gli incomodi, si ricevevano gli amici degli amici, si viveva una vita tutta nuova, tutta sassarese, un attività, forse così intensa che non si esplicava in altre città agricole, forse perchè nessuna aveva le campagne così vicine all'abitato come le nostre".
Molto spesso le belle comitive <greffe> si recavano in campagna sull'imbrunire del sabato, con torce a vento o palloncini luminosi e la nottata costituiva la parte migliore del divertimento. Non si deve credere che la comodità delle abitazioni costituisse attrattiva da lusingare le allegre brigate col miraggio di confortanti riposi: tutt'altro!

Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.
Talvolta poche stanze a pian terreno, in parte occupate dal tino, dal torchio e da altri attrezzi agricoli, erano l'unico rifugio dei festeggianti. Ivi si deponevano i soprabiti, i mantelli, le borsette da viaggio, i cappellini: fuorchè a guardarobe questi ambienti rustici non servivano ad altro.
Il teatro del divertimento era il patio <piazzale> dinnanzi alla casa dove ci si rifocillava, si ballava, ci si imparavano giochi di società e si accendevano infine i famosi falò (FUGGARONI) per giostrarvi attorno in una sorta di ballo tondo (da non confondere col ballo sardo).
A QUEL TEMPO DUNQUE RISALGONO LE "vignate sassaresi"?
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari....

Grazie per l'attenzione.

lunedì 22 agosto 2016

Lo stemma della tua città. (Prima parte)



Questo primo video dedicato allo stemma di Sassari è intessuto di documenti visivi e scritti oltre che al commento vocale, ma i metodi per affrontarli sono risultati difficoltosi a causa delle svariate improbabilità che a tutt’oggi ne caratterizzano le loro incertezze storiche. Si parla addirittura di ippopotami oltre che di scudi e di torri, quindi è facile capire e far nostre, insieme agli autori, le perplessità e le inevitabili contraddizioni che fino ad oggi sono state palesate da tutti gli storici e studiosi che si sono appassionati a questo argomento. Comunque, riteniamo che questo primo lavoro (al quale, dopo l’esperimento di altre opportune ricerche, ne seguirà un secondo), sia meritevole delle dovute attenzioni da parte di tutti NOI.Nel ringraziare,ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione. 
Nel ringraziare ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione.

#sassari
#sassari Questo primo video dedicato allo stemma di Sassari è intessuto di documenti visivi e scritti oltre che al commento vocale, ma i metodi per affrontarli sono risultati difficoltosi a causa delle svariate improbabilità che a tutt’oggi ne caratterizzano le loro incertezze storiche. Si parla addirittura di ippopotami oltre che di scudi e di torri, quindi è facile capire e far nostre, insieme agli autori, le perplessità e le inevitabili contraddizioni che fino ad oggi sono state palesate da tutti gli storici e studiosi che si sono appassionati all’argomento.Comunque, riteniamo che questo primo lavoro (al quale, dopo l’esperimento di altre opportune ricerche, ne seguirà un secondo), sia meritevole delle dovute attenzioni da parte di tutti NOI.Nel ringraziare,ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione. Nel ringraziare ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione.
Pubblicato da Manuela Trevisan su Martedì 20 ottobre 2015

domenica 21 agosto 2016

Rimaniamo in tema di musica. Quella delle origini. Quella importante.


A cura di : Giuseppe Idile



Un Grande Sardo Repubblicano.

Per sviluppare questo interessante argomento dedicato al padre dell'Inno ufficiale della Repubblica Italiana, ci pare doveroso iniziare con qualche notizia relativa ai suoi antenati.

Mameli: famiglia ogliastrina (Secc. XVII - XX). Le prime notizie risalgono alla seconda metà del diciassettesimo secolo; i suoi componenti esercitavano tradizionalmente la professione di notaio e diedero vita a diversi rami la cui genealogia è alquanto difficile da ricostruire. In particolare sono due i rami della famiglia da ricordare, entrambi provenienti da uno stesso in comune antenato originario di Arzana.

Il primo ramo continuò a risiedere in Ogliastra - precisamente a Lanusei - continuando la tradizione nell'esercitare l'attività notarile; ha espresso alcune notevoli personalità, una delle quali è il ministro Cristoforo Mameli, tuttora la discendenza è radicata a Lanusei.

Goffredo Mameli, simbolo del patriottismo italiano - Diritto di ...Il secondo ramo discende da un Giovanni Maria che agli inizi del XVIII secolo, divenuto segretario di Carlo d'Asburgo, fu investito di titolo nobiliare. I suoi discendenti dal 1784 ebbero il riconoscimento del cavalierato ereditario e della nobiltà isolana e si stabilirono a Cagliari. Da qui, agli inizi del XIX secolo, si trasferirono a Genova dove nacque, appunto Goffredo. Si estinsero agli inizi del ventesimo secolo.

Entrando nel vivo dell'argomento dedicato al nostro celebre patriota GOFFREDO, come già scritto, nacque a Genova nel 1827 (mori a Roma nel 1849), il padre si chiamava GIORGIO (Giorgio Mameli fu militare e uomo politico /nato a Lanusei nel 1798 e morto a Genova nel 1871/; deputato al parlamento subalpino; Ufficiale della MARINA SARDA si segnalò durante la guerra che questa condusse contro i pirati nordafricani e percorse una brillante carriera giungendo al grado di vice-ammiraglio. Stabilitosi a Genova sposò una Zoagli, dall'unione con la quale nacque, appunto, il nostro poeta; bene inserito nella società genovese, fu eletto deputato per la II legislatura subalpina in uno dei collegi della città ligure, ma per la prima era stato eletto nel collegio della sua città natale che, q quanto pare, da alcune fonti, fosse Cagliari. Dopo la morte gloriosa del figli, con il sostegno della sinistra fu eletto ancora deputato per la V legislatura in uno dei collegi della stessa Cagliari, ma nel 1854 si ritirò a vita privata dedicandosi allo studio della storia della Marina Militare.

Tornando a Goffredo: egli era di idee repubblicane, dopo aver combattuto valorosamente nella prima guerra di indipendenza abbandonò gli studi universitari, alla testa di un manipolo di compagni genovesi, accorse a fianco di Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. In quell'occasione conobbe Mazzini che gli ispirò l'inno militare, più tardi musicato da Giuseppe Verdi.

Goffredo morì a Roma per le ferite riportate in combattimento sul Gianicolo.

E' autore di numerosi componimenti poetici di carattere patriottico, tra cui quello più celebre che è l' Inno degli Italiani "FRATELLI D'ITALIA" composto nel novembre del 1847, musicato dal Novaro.


LIGURIA E DINTORNI | Mameli, il genovese che scrisse Fratelli d ...

martedì 9 agosto 2016

I CANDELIERI NEL PASSATO E NEL FUTURO


A cura di:

Mario Grimaldi (per il testo)

Capitano Musica (per la grafica)



Come tutti sappiamo, quella dei Candelieri, è una processione che si svolge a Sassari alla vigilia della festa dell’Assunta il 14 di agosto.Ha origini antichissime e si festeggiava nella chiesa di Santa Maria di Betlem dove per otto giorni la statua dell’Assunta, calzata d’argento, veniva esposta sopra un letto attorniato da grossi ceri, pronta per il transito in cielo (la cosiddetta “Dormitio Virginis” , che si vuole derivata da costumanze culturali bizantine).All’ottavo giorno, alla presenza dei consiglieri della città e di una gran massa di popolo festante, entravano nella chiesa OTTO candelieri e dodici personaggi che rappresentavano i dodici apostoli. Dopo la cerimonia religiosa i candelieri sfilavano nelle vie della città. I candelieri, detti anche “colunna incoronada”, hanno sostanzialmente mantenuto nel tempo la loro struttura lignea (altezza intorno ai tre metri); sono costituiti da tre parti: la base, il fusto cilindrico e il capitello superiore decorato cui si attaccano i nastri; i nastri di seta, lunghi 7-8 metri, sono tenuti tesi da bambini, in modo che il sole, battendovi sopra, li faccia brillare al vento.I candelieri sono portati a spalle o a braccia da portatori, vestiti con camicie diversamente colorate a seconda del Gremio di appartenenza, il compito di questi portatori è ,anche, quello di farli “ballare”, agitandoli al ritmo di brevi, veloci girotondi accompagnati dal suono del piffero e del tamburo. < Li candareri so baddariani > ha scritto in un suo verso il maggior poeta sassarese del Novecento, Salvator Ruiu: per tradizione, infatti, quanto più è “ballerino” il candeliere tanto più sarà propizia l’annata agraria che verrà. Ogni Gremio - cioè ognuna delle antiche corporazioni di arti e mestieri che hanno diritto a sfilare in processione e a sciogliere il voto all’Assunta, fatto alcuni secoli fa - ha il suo candeliere dietro al quale sfilano, in pompa magna, i loro componenti. L’itinerario della processione è rimasto immutato nel tempo: dalla chiesa del Rosario e da Piazza Castello (lu pianu di castheddu) sfilano ondeggianti tra la folla scendendo (La Faradda) per tutto il Corso Vittorio Emanuele (Piazza) Giunti all’antico Palazzo di città (Civico) i rappresentanti del Gremio più prestigioso, quello dei Massai (proprietari contadini) ricevono la bandiera dal sindaco il quale, dopo aver brindato insieme a loro (“ A Zent’anni”) si unisce alla processione. E’ questo un momento di grande intensità, perché dal comportamento della folla si valuta la popolarità del primo cittadino in base ai fischi o agli applausi. Da qui inizia così la discesa dei candelieri lungo la parte finale del Corso Vittorio Emanuele fino a Porta Sant’Antonio e poi alla chiesa di Santa Maria, dove è la madonna giacente. Prima di entrare nella chiesa, i candelieri si schierano nello spiazzo sottoponendosi a un altro rapido rituale, in cui dalla folla (in genere giovani e ragazzi detti “Baggiani” e “Cuglietti” ) vengono strappati “li betti” cioè i lunghi nastri di seta variopinti che scendono dall’alto dei candelieri. Quindi i “ceri” entrano in chiesa secondo un ordine prestabilito disponendosi attorno alla statua Mariana rendendo omaggio con un inchino all’ arcivescovo e al clero. Dopo la cerimonia religiosa i rappresentanti del Gremio dei Massai accompagnano il sindaco e i consiglieri in Comune, dove tra brindisi e rinfreschi la celebrazione continua. La tradizione, che si rinnova tutti gli anni, ha origini antichissime, ed è legata allo scioglimento di un voto fatto in occasione dell’improvvisa cessazione di una peste, probabilmente nel secolo XVI, anche se non è da escludere che i candelieri abbiano un’origine ancora più antica: è stato notato, infatti, che una cerimonia simile, anch’essa in onore dell’Assunta, si svolgeva a Pisa ed esisteva ad Iglesias, città “ pisana “ per eccellenza. La cerimonia così come si presenta oggi potrebbe esser frutto non solo di una evoluzione del rito attraverso il tempo, ma anche di un rinnovamento connesso al voto o a una sua iterazione (dal secolo XVI al XVII, gli anni delle grandi epidemie di peste nell’isola).”””


< La festa dei candelieri si svolge in onore dell’Assunta anche a Ploaghe e a Nulvi con modalità divese e con tre soli candelieri (di foggia diversa e di mole maggiore). Inoltre, non è da molti anni che la stessa celebrazione ha ripreso anche a Iglesias dove, come si è accennato, nel Medioevo si svolgeva una festa di origini pisane.
@mariogrimaldi.

domenica 7 agosto 2016

I GREMI - Di Mario Grimaldi





I GREMI 


Le Corporazioni d'arti e mestieri ha origini molto antiche, nessuno poteva esercitare un mestiere se non era iscritto alla Corporazione, nè intraprendere un lavoro o aprire un'attività senza prima aver superato un esame, e senza aver fatto in precedenza un lungo tirocinio per essere dichiarato Maestro. La parola "Gremio" è di origine catalana e, la parola Gremio si usava per adunanze, riunioni di persone, per lo più a scopo religioso. Si faceva molto spesso una confusione tra maestranza, confrarie e gremi; tanto è vero che nei documenti (Ordinazioni) di Sassari non si parla mai di Gremio, ma sempre di Confraria, mome che è rimasto fino ad oggi alle sole Confraternite religiose. Mi fermo qui per darvi modo di parlarne anche voi. Nella foto sono rappresentati 13 gremi,













La Charta De Logu - Di Mario Grimaldi






La Charta De Logu - Di Mario Grimaldi


Nel 1369 Mariano d’arborea innalzò ancora una volta il vessillo dell’indipendenza sarda. Attacco SASSARI e la occupò. Vi rimase fino al 1371, come restauratore del regime dei Giudici. Gli storici riferiscono timidamente che in quegli anni Mariano, consultati gli STATUTI SASSARESI, compilò la “Charta De Logu” o Codice di leggi aderenti al “modus vivendi” sardo. Il re di Aragona non ricorse alla guerra: Diplomaticamente concesse a Mariano privilegi speciali e il diritto di governare il Giudicato di Arborea come un viceré isolandolo negli stretti confini del campidano oristanese. A SASSARI, espulsi sos sardos, la popolazione cominciò a trasformarsi in una società nuova sotto la pressione dell’organismo politico degli stamenti: militare, reale, ecclesiastico. Alta società: i nobili e i ricchi rappresentavano lo stato militare, i membri del Consiglio e i funzionari del Comune, i professionisti, lo stato reale; il Clero secolare e regolare, lo stato ecclesiastico. Alta società sotto l’egida del Governatore - Riformatore, munito del potere assoluto militare e giudiziario, con la su Corte e Guardia del Corpo. Emblema: IL CASTELLO. Il popolo, composto da famiglie di agricoltori e artigiani più o meno benestanti e da famiglie di Giorgi senza arte ne parte, ondeggianti tra la miseria e povertà, rappresentava la società bassa, che o per opportunismo o malcelata ambizione si atteggiava ad alta società con i Gremi o con le confraternite, respingendo in qualche modo i “Giorgi” o la bassa forza al livello dei “sottogremi” e delle “sottoconfraternite”. Così nella cityta alta il Castello, lo stamento militare; a metà della “gran via” (Platha) , lo stamento reale, e il Duomo e le altre chiese, lo stamento ecclesiastico; nella città bassa: il Rosello e quattrocento fontane con Re Giorgio e la Corte dei Gremi, sottogremi, le confraternite e sottoconfraternite.