lunedì 22 agosto 2016

Lo stemma della tua città. (Prima parte)



Questo primo video dedicato allo stemma di Sassari è intessuto di documenti visivi e scritti oltre che al commento vocale, ma i metodi per affrontarli sono risultati difficoltosi a causa delle svariate improbabilità che a tutt’oggi ne caratterizzano le loro incertezze storiche. Si parla addirittura di ippopotami oltre che di scudi e di torri, quindi è facile capire e far nostre, insieme agli autori, le perplessità e le inevitabili contraddizioni che fino ad oggi sono state palesate da tutti gli storici e studiosi che si sono appassionati a questo argomento. Comunque, riteniamo che questo primo lavoro (al quale, dopo l’esperimento di altre opportune ricerche, ne seguirà un secondo), sia meritevole delle dovute attenzioni da parte di tutti NOI.Nel ringraziare,ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione. 
Nel ringraziare ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione.

#sassari
#sassari Questo primo video dedicato allo stemma di Sassari è intessuto di documenti visivi e scritti oltre che al commento vocale, ma i metodi per affrontarli sono risultati difficoltosi a causa delle svariate improbabilità che a tutt’oggi ne caratterizzano le loro incertezze storiche. Si parla addirittura di ippopotami oltre che di scudi e di torri, quindi è facile capire e far nostre, insieme agli autori, le perplessità e le inevitabili contraddizioni che fino ad oggi sono state palesate da tutti gli storici e studiosi che si sono appassionati all’argomento.Comunque, riteniamo che questo primo lavoro (al quale, dopo l’esperimento di altre opportune ricerche, ne seguirà un secondo), sia meritevole delle dovute attenzioni da parte di tutti NOI.Nel ringraziare,ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione. Nel ringraziare ancora una volta tutti i fautori, auguriamo buona visione.
Pubblicato da Manuela Trevisan su Martedì 20 ottobre 2015

domenica 21 agosto 2016

Rimaniamo in tema di musica. Quella delle origini. Quella importante.


A cura di : Giuseppe Idile



Un Grande Sardo Repubblicano.

Per sviluppare questo interessante argomento dedicato al padre dell'Inno ufficiale della Repubblica Italiana, ci pare doveroso iniziare con qualche notizia relativa ai suoi antenati.

Mameli: famiglia ogliastrina (Secc. XVII - XX). Le prime notizie risalgono alla seconda metà del diciassettesimo secolo; i suoi componenti esercitavano tradizionalmente la professione di notaio e diedero vita a diversi rami la cui genealogia è alquanto difficile da ricostruire. In particolare sono due i rami della famiglia da ricordare, entrambi provenienti da uno stesso in comune antenato originario di Arzana.

Il primo ramo continuò a risiedere in Ogliastra - precisamente a Lanusei - continuando la tradizione nell'esercitare l'attività notarile; ha espresso alcune notevoli personalità, una delle quali è il ministro Cristoforo Mameli, tuttora la discendenza è radicata a Lanusei.

Goffredo Mameli, simbolo del patriottismo italiano - Diritto di ...Il secondo ramo discende da un Giovanni Maria che agli inizi del XVIII secolo, divenuto segretario di Carlo d'Asburgo, fu investito di titolo nobiliare. I suoi discendenti dal 1784 ebbero il riconoscimento del cavalierato ereditario e della nobiltà isolana e si stabilirono a Cagliari. Da qui, agli inizi del XIX secolo, si trasferirono a Genova dove nacque, appunto Goffredo. Si estinsero agli inizi del ventesimo secolo.

Entrando nel vivo dell'argomento dedicato al nostro celebre patriota GOFFREDO, come già scritto, nacque a Genova nel 1827 (mori a Roma nel 1849), il padre si chiamava GIORGIO (Giorgio Mameli fu militare e uomo politico /nato a Lanusei nel 1798 e morto a Genova nel 1871/; deputato al parlamento subalpino; Ufficiale della MARINA SARDA si segnalò durante la guerra che questa condusse contro i pirati nordafricani e percorse una brillante carriera giungendo al grado di vice-ammiraglio. Stabilitosi a Genova sposò una Zoagli, dall'unione con la quale nacque, appunto, il nostro poeta; bene inserito nella società genovese, fu eletto deputato per la II legislatura subalpina in uno dei collegi della città ligure, ma per la prima era stato eletto nel collegio della sua città natale che, q quanto pare, da alcune fonti, fosse Cagliari. Dopo la morte gloriosa del figli, con il sostegno della sinistra fu eletto ancora deputato per la V legislatura in uno dei collegi della stessa Cagliari, ma nel 1854 si ritirò a vita privata dedicandosi allo studio della storia della Marina Militare.

Tornando a Goffredo: egli era di idee repubblicane, dopo aver combattuto valorosamente nella prima guerra di indipendenza abbandonò gli studi universitari, alla testa di un manipolo di compagni genovesi, accorse a fianco di Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. In quell'occasione conobbe Mazzini che gli ispirò l'inno militare, più tardi musicato da Giuseppe Verdi.

Goffredo morì a Roma per le ferite riportate in combattimento sul Gianicolo.

E' autore di numerosi componimenti poetici di carattere patriottico, tra cui quello più celebre che è l' Inno degli Italiani "FRATELLI D'ITALIA" composto nel novembre del 1847, musicato dal Novaro.


LIGURIA E DINTORNI | Mameli, il genovese che scrisse Fratelli d ...

martedì 9 agosto 2016

I CANDELIERI NEL PASSATO E NEL FUTURO


A cura di:

Mario Grimaldi (per il testo)

Capitano Musica (per la grafica)



Come tutti sappiamo, quella dei Candelieri, è una processione che si svolge a Sassari alla vigilia della festa dell’Assunta il 14 di agosto.Ha origini antichissime e si festeggiava nella chiesa di Santa Maria di Betlem dove per otto giorni la statua dell’Assunta, calzata d’argento, veniva esposta sopra un letto attorniato da grossi ceri, pronta per il transito in cielo (la cosiddetta “Dormitio Virginis” , che si vuole derivata da costumanze culturali bizantine).All’ottavo giorno, alla presenza dei consiglieri della città e di una gran massa di popolo festante, entravano nella chiesa OTTO candelieri e dodici personaggi che rappresentavano i dodici apostoli. Dopo la cerimonia religiosa i candelieri sfilavano nelle vie della città. I candelieri, detti anche “colunna incoronada”, hanno sostanzialmente mantenuto nel tempo la loro struttura lignea (altezza intorno ai tre metri); sono costituiti da tre parti: la base, il fusto cilindrico e il capitello superiore decorato cui si attaccano i nastri; i nastri di seta, lunghi 7-8 metri, sono tenuti tesi da bambini, in modo che il sole, battendovi sopra, li faccia brillare al vento.I candelieri sono portati a spalle o a braccia da portatori, vestiti con camicie diversamente colorate a seconda del Gremio di appartenenza, il compito di questi portatori è ,anche, quello di farli “ballare”, agitandoli al ritmo di brevi, veloci girotondi accompagnati dal suono del piffero e del tamburo. < Li candareri so baddariani > ha scritto in un suo verso il maggior poeta sassarese del Novecento, Salvator Ruiu: per tradizione, infatti, quanto più è “ballerino” il candeliere tanto più sarà propizia l’annata agraria che verrà. Ogni Gremio - cioè ognuna delle antiche corporazioni di arti e mestieri che hanno diritto a sfilare in processione e a sciogliere il voto all’Assunta, fatto alcuni secoli fa - ha il suo candeliere dietro al quale sfilano, in pompa magna, i loro componenti. L’itinerario della processione è rimasto immutato nel tempo: dalla chiesa del Rosario e da Piazza Castello (lu pianu di castheddu) sfilano ondeggianti tra la folla scendendo (La Faradda) per tutto il Corso Vittorio Emanuele (Piazza) Giunti all’antico Palazzo di città (Civico) i rappresentanti del Gremio più prestigioso, quello dei Massai (proprietari contadini) ricevono la bandiera dal sindaco il quale, dopo aver brindato insieme a loro (“ A Zent’anni”) si unisce alla processione. E’ questo un momento di grande intensità, perché dal comportamento della folla si valuta la popolarità del primo cittadino in base ai fischi o agli applausi. Da qui inizia così la discesa dei candelieri lungo la parte finale del Corso Vittorio Emanuele fino a Porta Sant’Antonio e poi alla chiesa di Santa Maria, dove è la madonna giacente. Prima di entrare nella chiesa, i candelieri si schierano nello spiazzo sottoponendosi a un altro rapido rituale, in cui dalla folla (in genere giovani e ragazzi detti “Baggiani” e “Cuglietti” ) vengono strappati “li betti” cioè i lunghi nastri di seta variopinti che scendono dall’alto dei candelieri. Quindi i “ceri” entrano in chiesa secondo un ordine prestabilito disponendosi attorno alla statua Mariana rendendo omaggio con un inchino all’ arcivescovo e al clero. Dopo la cerimonia religiosa i rappresentanti del Gremio dei Massai accompagnano il sindaco e i consiglieri in Comune, dove tra brindisi e rinfreschi la celebrazione continua. La tradizione, che si rinnova tutti gli anni, ha origini antichissime, ed è legata allo scioglimento di un voto fatto in occasione dell’improvvisa cessazione di una peste, probabilmente nel secolo XVI, anche se non è da escludere che i candelieri abbiano un’origine ancora più antica: è stato notato, infatti, che una cerimonia simile, anch’essa in onore dell’Assunta, si svolgeva a Pisa ed esisteva ad Iglesias, città “ pisana “ per eccellenza. La cerimonia così come si presenta oggi potrebbe esser frutto non solo di una evoluzione del rito attraverso il tempo, ma anche di un rinnovamento connesso al voto o a una sua iterazione (dal secolo XVI al XVII, gli anni delle grandi epidemie di peste nell’isola).”””


< La festa dei candelieri si svolge in onore dell’Assunta anche a Ploaghe e a Nulvi con modalità divese e con tre soli candelieri (di foggia diversa e di mole maggiore). Inoltre, non è da molti anni che la stessa celebrazione ha ripreso anche a Iglesias dove, come si è accennato, nel Medioevo si svolgeva una festa di origini pisane.
@mariogrimaldi.

domenica 7 agosto 2016

I GREMI - Di Mario Grimaldi





I GREMI 


Le Corporazioni d'arti e mestieri ha origini molto antiche, nessuno poteva esercitare un mestiere se non era iscritto alla Corporazione, nè intraprendere un lavoro o aprire un'attività senza prima aver superato un esame, e senza aver fatto in precedenza un lungo tirocinio per essere dichiarato Maestro. La parola "Gremio" è di origine catalana e, la parola Gremio si usava per adunanze, riunioni di persone, per lo più a scopo religioso. Si faceva molto spesso una confusione tra maestranza, confrarie e gremi; tanto è vero che nei documenti (Ordinazioni) di Sassari non si parla mai di Gremio, ma sempre di Confraria, mome che è rimasto fino ad oggi alle sole Confraternite religiose. Mi fermo qui per darvi modo di parlarne anche voi. Nella foto sono rappresentati 13 gremi,













La Charta De Logu - Di Mario Grimaldi






La Charta De Logu - Di Mario Grimaldi


Nel 1369 Mariano d’arborea innalzò ancora una volta il vessillo dell’indipendenza sarda. Attacco SASSARI e la occupò. Vi rimase fino al 1371, come restauratore del regime dei Giudici. Gli storici riferiscono timidamente che in quegli anni Mariano, consultati gli STATUTI SASSARESI, compilò la “Charta De Logu” o Codice di leggi aderenti al “modus vivendi” sardo. Il re di Aragona non ricorse alla guerra: Diplomaticamente concesse a Mariano privilegi speciali e il diritto di governare il Giudicato di Arborea come un viceré isolandolo negli stretti confini del campidano oristanese. A SASSARI, espulsi sos sardos, la popolazione cominciò a trasformarsi in una società nuova sotto la pressione dell’organismo politico degli stamenti: militare, reale, ecclesiastico. Alta società: i nobili e i ricchi rappresentavano lo stato militare, i membri del Consiglio e i funzionari del Comune, i professionisti, lo stato reale; il Clero secolare e regolare, lo stato ecclesiastico. Alta società sotto l’egida del Governatore - Riformatore, munito del potere assoluto militare e giudiziario, con la su Corte e Guardia del Corpo. Emblema: IL CASTELLO. Il popolo, composto da famiglie di agricoltori e artigiani più o meno benestanti e da famiglie di Giorgi senza arte ne parte, ondeggianti tra la miseria e povertà, rappresentava la società bassa, che o per opportunismo o malcelata ambizione si atteggiava ad alta società con i Gremi o con le confraternite, respingendo in qualche modo i “Giorgi” o la bassa forza al livello dei “sottogremi” e delle “sottoconfraternite”. Così nella cityta alta il Castello, lo stamento militare; a metà della “gran via” (Platha) , lo stamento reale, e il Duomo e le altre chiese, lo stamento ecclesiastico; nella città bassa: il Rosello e quattrocento fontane con Re Giorgio e la Corte dei Gremi, sottogremi, le confraternite e sottoconfraternite. 






domenica 12 giugno 2016

Sassari Chiesa di Sant'Andrea -

                                             










Scendendo lungo il Corso Vittorio Emanuele II si incontra sul lato destro la chiesa barocca Di S. Andrea, sede della confraternita del Santissimo Sacramento. La costruzione dell'edificio venne patrocinata dal medico di origine corsa Vico Guidoni che contribuì con una ingente somma all'erezione della fabbrica e quivi venne sepolto nel 1647 e ricordato con una lapide esposta nel presbiterio. 
La chiesa sorse a partire dal 1650 proprio difronte alla via dei Corsi, strada nella quale risiedeva storicamente una folta colonia di abitanti di origine ligure provenienti dalla Corsica, per i quali la chiesa e la confraternita rappresentavano un punto di riferimento. Esternamente la facciata venne conclusa entro il 1715 circa, secondo uno stile Barocco tardo. L'interno volta a botte, presenta sui lati due cappelle per parte, all'interno delle quali sono inseriti altari in stucco dipinti che si caratterizzano per le colonne tortili nere che inquadrano, nella prima cappella detta della Santa Croce, il bellissimo Crocifisso seicentesco di scuola napoletana, mentre nelle restanti sono esposte tele rispondenti alle esigenze celebrative della Confraternita. Le opere pittoriche di scuola ligure rappresentano una San Giorgio ed il drago e la Vergine con i Santi Giovanni Battista e Gerolamo, le altre due invece Santi legati alle esigenze dottrinarie della Confraternita quali: S Rosalia, S. Rocco e S. Biagio. Dalla sagrestia, nella quale spicca il seicentesco ritratto su tela del donatore Don Vico Guidoni, si accede al piano superiore nel quale sono custoditi importanti documenti e suppellettili.. 









giovedì 19 maggio 2016

Speciale Cavalcata 2016


A cura di : Mario Grimaldi
Tra qualche giorno, precisamente domenica 22 maggio, Sassari sarà animata dall'annuale edizione della "Cavalcata Sarda", quindi approfittiamo dell'occasione per ricordarne brevemente alcuni cenni storici:
E’ una grande rassegna del folclore sardo, le sue origini sono tratte dalla necessità di mostrare ai “forestieri” i costumi dei paesi interni. Un evento del genere si ebbe già nel 1771 per onorare Filippo V° e ancora nel 1899 per omaggiare re Umberto I° e la regina Margherita. 
La cavalcata ha assunto carattere stabile nel 1951 per iniziativa del Rotary sassarese che, in concomitanza con l’aumento del flusso turistico, si prestò per offrire ai turisti di oltre tirreno una rassegna di quanto di meglio la Sardegna potesse offrire nel campo dei costumi tradizionali e degli usi popolari. Tutti conosciamo i tre distinti momenti in cui si articola la giornata: al mattino sfilata per un percorso cittadino determinato precedentemente e in cui si possono ammirare i più svariati abbigliamenti e non solo, ma anche degustare dolci, frutta, formaggio etc., tutti prodotti tipici delle nostre provincie; nel pomeriggio, presso l’ippodromo cittadino (Ip. Pinna), il palio “CITTA DI SASSARI”, qui si esibiscono i cavalieri provenienti da tutta la Sardegna nelle spericolate e spettacolari “PARIGLIE”; infine, con inizio nel tardo pomeriggio, nel salotto sassarese di Piazza d’Italia si aprono le danze (che si svolgono su un palco organizzato per l’occasione) e dunque a suon di organetti, che accompagnano i canti proposti in tutti i dialetti, il ballo sardo si protrae sino a tarda notte.

Tutto l' insieme degli eventi sono stati, anche dalla nostra generazione, abbastanza apprezzati: da studenti non ci si sottraeva alla piacevole consuetudine allorché fin dalle prime ore del mattino, le nostre "greffe" invadevano i grandi cortili e le aule della scuola elementare di San Giuseppe - luogo dove si radunavano i componenti dei gruppi folcloristici provenienti da tutta l'isola - Molti partecipanti arrivavano in città addirittura nel pomeriggio della vigilia; allora "LI BAGGIANI" non disdegnavano di procurarsi amicizie, specialmente femminili, belle ragazze adornate da meravigliosi monili, di festa vestite dei loro abiti tradizionali. Occasione ghiotta, ma l'impresa spesso e volentieri era destinata a risolversi nella più grama delle delusioni. Le "bellezze folcloristiche", tipiche, non davano peso alle insistenti insidie dei loro spasimanti, anche perché o già impegnate sentimentalmente o perché ben catechizzate dalla comprensibile diffidenza, nei nostri confronti, dai loro accompagnatori più saggiamente navigati. 
Ma non vi erano solo le ragazze: odori diversi, provenienti dalle innumerevoli bancarelle allestite per l'occasione e che commerciavano prodotti alimentari (dolciumi, frutta, carne e pesce arrostiti ad oc... etc.) si espandevano per tutte le strade. I cavalli, i loro conduttori, le affascinanti amazzoni adagiate con grazia e con i loro variopinti vestiti che coprivano la parte posteriore della groppa dell'animale, erano un'attrazione di sicuro interesse, persino gli odori emanati dalle bestie erano tipicamente piacevoli.
Non mancava qualche zuffa dovuta principalmente alle reazioni provocate dalle abbondanti libagioni, ma si costruivano anche durature amicizie e addirittura si è spesso giunti (per casuale conoscenza in quel contesto) a convolare a nozze. - Un paio di miei amici hanno conosciuto e si sono innamorati proprio in quella "galeotta occasione" e tutt'oggi vivono felicemente con le loro belle "forestiere".

Dulcis in fundo: è doveroso non dimenticare che in questa occasione è possibile apprezzare quei beni orali identitari: i meravigliosi CANTI A TENORES originali e di stile corale che focalizzano l'attenzione in tutto il mondo, tanto da esser considerati bene intangibile tutelato dall' UNESCO.
<<(molte delle immagini, che saranno parte integrante di questo post, sono state adeguate ai temi trattati dall'abilità grafica del mio amico 

grazie per l'attenzione.
@mariogrimaldi.


martedì 10 maggio 2016

SASSARI - Sant'Antonio Abate o S.Ant. da Padova!









PORTA SANT'ANTONIO - S A S S A R I -


"La sopravvivenza di questa denominazione può essere presa come emblema del puntiglio sassarese. La porta non c'è più ; la toponomastica ufficiale ha dato il nome di " Piazza Sant' Antonio " al vuoto creato dall'abbattimento delle vecchie mura

 e delle "porte"; anche quando c'era, la porta Sant' Antonio cambiò nome secondo le circostanze, ma i sassaresi la considerarono "la porta più antica" e così continuano a denominare tutta la zona che è stata sempre un punto di riferimento fra i più cordiali, della vecchia Sassari e della Sassari popolare che s'affollava intorno alla chiesa parrocchiale di Sant' Apollinare ( 1278 ). E' quasi incredibile che in uno spiazzo così piccolo abbia potuto addensarsi tanta parte della storia di Sassari: La Porta Sant'Antonio era, infatti, il principale degli accessi alla città poiché immetteva nello "stradone " di Porto Torres e quindi verso gli orti, la campagna e il mare. 


Ricordiamo che, secondo il Sisco, già nel 1540 era chiamata Porta Regia o Porta Reale e con tal denominazione è menzionata anche dal Vico nel 1637. Per la verità storica però, il nome più antico della risulta essere "Porta de Sanctu Flasiu" ( San Biagio) come, così, riportato negli Statuti Sassaresi del 1295, perché da li si usciva per recarsi presso l'isolata chiesetta dedicata a detto santo. 


Il Sant'Antonio , al quale i sassaresi si riferiscono col nome del sito è "Sant'Antonio Abate" e non - come molti credono - quel Sant'Antonio da Padova. 


Il primo in origine, era detto anche "Sant'Antoni di lu fuggaroni" (S. Antonio del fuoco ); poiché, per celebrarlo, gli veniva dedicato un grande falò. 


La chiesa che è stata eretta nel 500 in quei pressi ( attualmente via Aurelio Saffi ) è più nota col nome di "Servi di Maria"..... 


Grazie per l'attenzione.