sabato 25 ottobre 2014

Vita da Studenti di allora.


A CURA DI Mario Grimaldi


Ripassare la storia , non molto remota, di noi ragazzi di allora : Non battaglie, non intrighi politici, per quanto ci riguardava, ma solo ricordi di giochi, di amorazzi. 

Erano i tempi della nostra avanzata adolescenza, quando quelli erano i problemi più importanti per noi. Sassari, in tal senso ci offriva tante chances. 



"I biliardi, per noi ragazzi, erano una gran passione: boccette, goriziana, carambola, bazziga i giochi preferiti con stecca o senza. Per molti di noi già a quella età, poco più che adolescenziale era un gradevole passatempo giocare, forse un virtuosismo trasmessoci per via ereditaria coi cromosomi nel DNA...
Tutti ci affidavamo ad un maestro che ci raccontava di filotti, di punti messi con magistrale precisione di sponde realizzate con perfezione algebrica. 
Vi erano le strade dei biliardi e dei caffè e li al centro P.zza D'Italia percorsa e levigata nelle interminabili passeggiate su e in giù, da un lato e dall'altro, da soli o in dolce compagnia, in due o in dieci attenti, curiosi e avidi di sguardi sfrontati o furtivi, di risposte immaginarie in attesa di inevitabili silenzi: quando stremati da tutto quel deambulare , a volte improduttivo, cercavamo il meraviglioso diversivo del biliardo ed ecco che invadevamo i locali (non mancavano certamente) all'assalto di un tavolo e dopo aver chiesto il costo del "GRILLO" ci destreggiavamo in interminabili partite in singol od in coppia e ,se il portafogli lo permetteva, saltuariamente ci concedevamo anche il lusso di scommettere qualche lira".




venerdì 24 ottobre 2014

"L'ULTIMA REGINA DI TORRES"


A CURA DI Antonietta Uras



"L'ULTIMA REGINA DI TORRES " - 
(Armando Curcio Editore)


Nata intorno al mille come villaggio, chiamato Jordi de Sassaro, quando gli abitanti dell'antica Thurris, stanchi delle frequenti incursioni piratesche, si erano rifugiati nell'entroterra,Thathari si era via via accresciuta, fino a divenire la grande Civitas Turritana. Alla sua veloce espansione contribuì l'afflusso di popolazioni dalle limitrofe terre della Romanja, dalla Nurra e dal regno di Gallura, favorito dal proliferare di scambi commerciali sia con la vicina Corsica che con le Repubbliche Marinare di Genova e Pisa.
La ormai popolosa città, divenuta sede giudicale, nonché arcivescovile, si attestò quindi come capitale del Capo di Sopra, in contrapposizione a Kalaris, capoluogo del Capo di Sotto dell'isola Sarda.
Sorto fra dolci colline calcaree e vallate feconde di acque sorgive, rivestite da fitte selve, l'abitato si snodava attraverso un dedalo di strette viuzze, simili alle calli veneziane, che serpeggiavano intorno al nucleo centrale, costituito dalla chiesa parrocchiale, aprendosi in piccole, raccolte corti. Le casupole erano addossate le une alle altre, spesso sorrette da piccole arcate.
Il repentino accrescersi dell'agglomerato urbano dettò l'esigenza di racchiuderne i confini entro una cerchia di mura custodite, che forniva sufficienti garanzie di sicurezza ai ricchi mercanti e agli artigiani, in gran parte Pisani e Genovesi, che vi si erano insediati stabilmente.
Le mura erano intervallate da trentasei torri, costruite in maniera accurata, con mattoni ben squadrati e malta di buona qualità, per ovviare alla fragilità del materiale disponibile, cioè il tufo, pietra assai friabile. Le torri si elevavano per tre livelli, più una terrazza soprastante, protetta da parapetti, intervallati da strette feritoie e merlature squadrate.
La città era custodita dalla “Scolca”, un manipolo di guardie armate. Tutti i cittadini, dai sedici ai sessanta anni, potevano farne parte a turno, dopo aver prestato un solenne giuramento. Alla presenza degli Anziani, o Maggiori di Quartiere, giuravano di “ far la Guardia delle Mura, in buona fede, senza frode, senza guardare a odio, amore o guadagno alcuno, secundu sa usanza antiqua”.
Le Porte si aprivano all'alba e venivano chiuse all'Avemaria. Le chiavi venivano affidate, a turno, ad una famiglia di Thatharesi, che doveva essere residente nella città da almeno tre generazioni.
(Nota: tale requisito diede origine all'appellativo “Sassaresu in chiabi”, letteralmente “Sassarese in chiave”, per indicare un sassarese verace.) Per la manutenzione delle mura, i cittadini erano tenuti a versare una tassa annuale. Gli stranieri potevano accedere alla Civitas soltanto dopo aver pagato un pedaggio.
I confini della città, all'epoca ancora in parte circoscritta da alte palizzate in legno, erano delimitati, a nordest dal Fosso della Noce, conca ricoperta da una folta boscaglia;
da nord fino a ovest, la terra digradava verso il mare, attraverso la Piana della Nurra, congiungendosi con il mare dell'Alghiera, con la Marina di Platamona, il porto e la città abbandonata di Thurris, fino all'estremo nord con la penisola dell'Asinara, così chiamata per la presenza di piccoli asinelli bianchi;
a sud est il confine naturale era rappresentato dai rilievi Logudoresi e ad ovest dal Rio Mannu “di Sopra”, (esistono diversi fiumi in Sardegna con la stessa denominazione), che attraversando la Nurra, tracciava i limiti fra la Nurra Vicina, a levante e la Nurra Lontana, a ponente.
La fertile Nurra Vicina, era ricca di fitte boscaglie, tant'e' che numerosi dei suoi alberi secolari vennero impiegati per la costruzione delle altissime capriate lignee nella basilica di San Gavino, a Thurris.
Le selve erano intervallate da piccoli villaggi e coltivazioni di ulivi, viti, cereali e verzure varie.
La Nurra lontana, ben più estesa e quasi disabitata, era terra di ampi pascoli, costellati dai Cuiles dei pastori.
A ponente della città si trovava una pianura boscosa, delimitata da una corona di colli, il più elevato dei quali era il Monte Oro

Adelasia, con la sua scorta di armigeri e un modesto seguito, giunse alla città da levante, discendendo uno scosceso sentiero sul crinale del Monte Rosello, chiamato per tale ragione “Scala Mala”, che sbucava nella verde vallata del Rosello.
Presso una sorgente l'acqua scrosciava gorgogliante da diverse fonti, dove sostavano numerosi asinelli, sul cui dorso gli acquaioli appendevano, in apposite tasche delle capienti bisacce, le brocche colme che avrebbero poi venduto di casa in casa. Giocosi fanciulli, accigliati servi e vocianti popolane, assiepati in chiassose, disordinate file, attendevano il proprio turno per approvvigionarsi delle quotidiane scorte idriche. Le lavandaie, dalle mani gonfie e livide, tuffavano i panni nei vasconi di pietra, li torcevano e li sbattevano, prima di ammucchiarli sulle ceste, parlando, ridendo o altercando incessantemente fra loro.
Il corteo si inerpicò nel viottolo che risaliva la valle, superò la Porta Gurusèle, costeggiata da un fossato, oltrepassò uno slargo, ingombro di carri colmi di mercanzie, per inboccare la Isthrinta di Ruseddu, una lunga e stretta via che confluiva nella Ruda de Codina. Poco distante era ubicato il palazzo reale. Attigua ad esso sorgeva la bella chiesa romanica di Santa Caterina ( nota: edifici oggi inesistenti.)
Al suono del tamburo, preceduto dal gonfalone di Torres, la gente si fermava, facendo ala spontaneamente, per osservare il corteo con lunghe occhiate curiose, che lungi dal manifestare deferenza, palesavano perfino una certa sfrontatezza.
La trafficata strada maestra, scavata nella rocca (codina) alla quale doveva il suo nome, era molto ampia e fiancheggiata da torri, maestosi palazzi ed eleganti loggiati. Sotto di essi i mercanti, in massima parte Pisani e Genovesi, ma anche Corsi e Provenzali, esponevano le loro preziose merci. Nobildonne, servi e nullafacenti si affollavano intorno ai banchi, in un baillame di chiasso e colori, come in tutti i mercati...

giovedì 23 ottobre 2014

STORIA: ECONOMIA NELL'AMBITO SASSARESE.









STORIA DELL'ECONOMIA NELL'AMBITO DELLA COLTURA AGRARIA NEL TERRITORIO SASSARESE. 

"In risposta alle pressioni e nel quadro della riforma agraria in campo nazionale, nel 1951 fu creato in Sardegna un Ente di Trasformazione fondiaria e agraria (ETFAS) - 
IL compito  era quello di favorire, almeno in alcune zone dell'isola, un rinnovamento dei modi di produzione nelle campagne: (il territorio SASSARESE, fu particolarmente favorito da questa iniziativa). Furono assegnate porzioni di terra ai coltivatori, furono forniti mezzi tecnici di assistenza, furono costruite moltissime strade di penetrazione agraria e abitazioni confortevoli per gli assegnatari e le loro, più delle volte numerose, famiglie.
L'ETFAS, che operò per circa dieci anni, riuscì a trasformare, almeno parzialmente, la fisionomia del paesaggio agrario in diverse aree del territorio sassarese, che furono costellate di dimore contadine e di poderi.
A parte la valorizzazione di queste aree che divennero (dopo le bonifiche) produttive, l'opera di questo organismo va anche valutata per gli effetti positivi che ha prodotto nei tempi lunghi, e cioé per l'opera di educazione tecnica esercitata sulla popolazione agraria che veniva così avviata verso l'uso di nuove tecniche agricole e di nuovi strumenti di lavoro e aiutandole nella scelta di destinazioni più adeguate dei terreni e coltivazioni più redditizie".
(Ringraziamo Mario e Antonio per aver contribuito, con le loro foto, alla realizzazione di questo post dedicato con breve cenno storico alla storia dell'agricoltura dei nostri territori).

lunedì 20 ottobre 2014

IL PESCIVENDOLO DEL CIVICO MERCATO.



A CURA DI: Mario Grimaldi

Quando si entrava per quelle porte all'interno del mercato era come se si entrasse in pieno nel mezzo di quella atmosfera folcloristica che ne caratterizzava tutto l'ambiente. Ma sicuramente il settore più "variopinto" era quello dove si svolgeva il commercio del pesce. Chi è sassarese e non è proprio più un ragazzino, ricorderà certamente cosa tutto si vedeva e si sentiva. Per farla breve,, per esempio se entravi non certo di buon umore, dopo anche una breve visita tra i banconi, l'ilarità che erano capaci di suscitare, con le loro tecniche di vendita condite dalle loro battute, "li pisciaggiori" - così definiti dal nostro dialetto - era tale da trasformare un umore nero in un'altro decisamente più roseo. 
Questo giovane (di allora, ma ancora adesso non molto anziano), intento nella vendita (lavorava, come si diceva : sotto principale) si chiama Tonino e ancora è il mio pescivendolo di fiducia (naturalmente titolare dell'esercizio) che ancora, nel nuovo asettico mercato continua la sua attività. Naturalmente i tempi son cambiati dal momento dello scatto di questa foto gentilmente concessami dalla stessa persona ritratta.


"RICORDO DI FAMIGLIA" - Poesia e foto -










 A CURA DI:  Mario Grimaldi


Frugando tra i ricordi famiglia, tra le pagine di un vecchio libro della mia nonna paterna, ho avuto il piacere di recuperare questa vecchia foto(datata
6 maggio 1932 che ritrae mio padre - di antico vestito- all'età di 7 anni.
Al di là della sorpresa per aver piacevolmente scoperto come si vestivano, proprio i nostri genitori, quando erano bambini, l'aver rinvenuto, sul retro di quel che rimaneva della foto, quelle poche strofe manoscritte, e riportate nel seguente post è stato un altro piacere. Non ho assolutamente capito da quale estro poetico esse siano scaturite, ma la loro profonda descrizione di quella che è "L'antitesi struggente tra la gioia e il dolore" mi hanno profondamente colpito!
Allora mi sono chiesto: possibile che vi siano delle persone capaci di esternare i loro pensieri in termini così accattivanti e, che noi, non se ne conosca la loro identità?
Non vuole essere assolutamente un quiz (cosa che come risaputo io aborrisco), ma una richiesta di aiuto da parte di chiunque abbia avuto la possibilità di aver già potuto leggere quanto a me interessa e quindi possa soddisfare questa mia curiosità. Scoprire che si tratta di un poeta, anche se non molto famoso, sarebbe molto coinvolgente e mi inciterebbe ad iniziare una ricerca storico-poetica per scoprirne altre, eventuali, sue manifestazioni artistiche....




Sassari - Turris Lybisonis - cenni storici.




A CURA DI: Ernesto Dasole


I romani fondarono Porto Torres  col nome di Turris Lybisonis, probabilmente sopra un antico scalo fenicio, e prima del 27 a.C. fu proclamata colonia romana. All'epoca la città aveva una certa importanza commerciale ed era collegata da strade a tutti gli altri centri romani dell'isola e in particolare a "Carales"; il porto la poneva in relazione con altre città costiere del Mediterraneo neo occidentale e del Tirreno. L'abitato era cinto da mura che col trascorrere dei secoli furono potenziate. Durante l'impero la città continuò a mantenere la sua importanza politica e amministrativa e divenne sede di una diocesi cristiana; con le invasioni barbariche la sua importanza diminuì e certamente la sua funzione politica dovette mutare; grazie al porto, tuttavia, conservò una posizione di rilievo. Quando poi in età non determinabile, si formarono i giudicati, fu inizialmente la capitale del Logudoro o di Torres, allo stato attuale da quanto si conosce, non è facile sapere con esattezza per quanto riguarda il processo che spinse, poi i Giudici, a preferire come loro residenza la più sicura Ardara e poi Sassari. Sembra comunque che il porto abbia continuato ad essere attivo, che i mercanti pisani e genovesi vi tenessero i loro fondachi e che nel corso del secolo XVI i Giudici vi abbiano fatto costruire la basilica di San Gavino. E' comunque certo che i Vescovi continuarono a risiedervi fino al secolo tredicesimo. 

Quando anche i Vescovi si trasferirono a Sassari, pur essendo formalmente Porto Torres considerata sede della Diocesi, cominciò inesorabilmente la sua decadenza. Dopo la conquista aragonese, dell'antica città rimanevano poche case attorno alla basilica e si svolgeva una certa attività commerciale in quello che restava dell'antico porto, che i nuovi arrivati, cercavano di valorizzare e rianimare.




domenica 19 ottobre 2014

"IL CONTE DI MORIANA"








A cura di :   Sassari storia




Questo ritratto (si tratta di olio su tela- di proprietà del Convitto Nazionale Canopoleno) ad opera di un ignoto pittore, ha immortalato Placido Benedetto di Savoia Conte di Moriana. Nacque a Torino nel 1776(morto nel 1802) era il dodicesimo nato da Vittorio Amedeo III; fratello di Carlo Emanuele IV, di Vittorio Emanuele I e di Carlo Felice: Era giunto, nel 1779, nella nostra isola al seguto della Famiglia Reale: In Sardegna fu  fu nominato Commissario Generale della Cavalleria Miliziana e successivamente Governatore di SASSARI dove promosse  le arti assegnando pensioni dalla propria cassa per chi, sardo, si recasse  a studiare nel continente; regalò anche moltissimi libri all'Università.
Il 29 ottobre del 1802, morì improvvisamente , dopo aver presenziato alla processione di San Gavino tenuta dalla Confraternita dell'Orazione e Morte di San Giacomo nel Duomo sassarese. Fu sepellito proprio in San Nicola dove, nel 1807, Carlo Felice gli fece erigere un monumento dallo scultore F. Festa.