mercoledì 25 dicembre 2013

Goffredo Mameli


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Per sviluppare questo interessante argomento dedicato al padre dell'Inno ufficiale della Repubblica Italiana, ci pare doveroso iniziare con qualche notizia relativa ai suoi antenati.
Mameli: famiglia ogliastrina (Secc. XVII - XX). Le prime notizie risalgono alla seconda metà del diciassettesimo secolo; i suoi componenti esercitavano tradizionalmente la professione di notaio e diedero vita a diversi rami la cui genealogia è alquanto difficile da ricostruire. In particolare sono due i rami della famiglia da ricordare, entrambi provenienti da uno stesso in comune antenato originario di Arzana.
Il primo ramo continuò a risiedere in ogliastra - precisamente a Lanusei - continuando la tradizione nell'esercitare l'attività notarile; ha espresso alcune notevoli personalità, una delle quali è il ministro Cristoforo Mameli, tuttora la discendenza è radicata a Lanusei.
Il secondo ramo discende da un Giovanni Maria che agli inizi del XVIII secolo, divenuto segretario di Carlo d'Asburgo, fu investito di titolo nobiliare. I suoi discendenti dal 1784 ebbero il riconoscimento del cavalierato ereditario e della nobiltà isolana e si stabilirono a Cagliari. Da qui, agli inizi del XIX secolo, ssi trasferirono a Genova dove nacque, appunto Goffredo. Si estinsero agli inizi del ventesimo secolo.
entrando nel vivo dell'argomento dedicato al nostro celebre patriota GOFFREDO, come già scritto, nacque a Genova nel 1827 (mori a Roma nel 1849), il padre si chiamava GIORGIO (Giorgio Mameli fu militare e uomo politico /nato a Lanusei nel 1798 e morto a Genova nel 1871/; deputato al parlamento subalpino;
Ufficiale della MARINA SARDA si segnalò durante la guerra che questa condusse contro i pirati nordafricani e percorse una brillante carriera giungendo al grado di vice-ammiraglio. Stabilitosi a Genova sposo una Zoagli, dall'unione con la quale nacque, appunto, il nostro poeta; bene inserito nella società genovese, fu eletto deputato per la II legislatura subalpina in uno dei collegi della città ligure, ma per la prima era stato eletto nel collegio della sua città natale che, q quanto pare, da alcune fonti, fosse Cagliari. Dopo la morte gloriosa del figli, con il sostegno della sinistra fu eletto ancora deputato per la V legislatura in uno dei collegi della stessa Cagliari, ma nel 1854 si ritirò a vita privata dedicandosi allo studio della storia della Marina Militare.
Tornando a Goffredo: egli era di idee repubblicane, dopo aver combattuto valorosamente nella prima guerra di indipendenza abbandonò gli studi universitari, alla testa di un manipolo di compagni genovesi, accorse a fianco di Garibaldi alla difesa della Repubblica Romana. In quell' occasione conobbe Mazzini che gli ispirò l'inno militare, più tardi musicato da Giuseppe Verdi.
Goffredo mori a Roma per le ferite riportate in combattimento sul Gianicolo.
E' autore di numerosi componimenti poetici di carattere patriottico, tra cui quello più celebre che è l' Inno degli Italiani "FRATELLI D'ITALIA" composto nel novembre del 1847, musicato dal Novaro.

martedì 17 dicembre 2013

Santa Caterina Notizie

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A cura di
Mario Grimaldi 



Bene, allora fa ancora più piacere che ci siano dei giovani che possano informarci su dettagli sfuggiti alla nostra attenzione.
Approfitto dello spunto , per rimarcare l'importanza di questa Chiesa : <Santa Caterina d'Alessandria che visse e fu martirizzata - da non confondere con Santa Caterina da Siena - in Alessandria d'Egitto nel sec. IV al tempo dell'imperatore Massimino Daia. La leggenda fiorita intorno alla martire narra che essa fu una donna coltissima specialmente in filosofia e che sostenne una disputa dottrinale davanti allo stesso Daia il quale la invitava a sacrificare alle divinità pagane ma essa preferì il tormento della ruota (sempre raffigurata nella sua iconografia insieme alla spada) al quale sopravvisse; fu poi decapitata e il suo corpo fu deposto in un convento sul Sinai. Il suo culto era diffuso nella Chiesa orientale e venne introdotto in Sardegna e particolarmente a Sassari, durante il periodo bizantino, come quello di San Nicola, di Sant'Appollinare, di santa Anatolia e di tanti altri santi>.
"Per avere un idea dell'importanza di questa chiesa si pensi che era sede delle adunanze del Consiglio Maggiore della città (al suon di trombe e di campane ::E.Costa::) e i podestà vi davano udienza ai cittadini; vi si riunivano anche quegli antecessori delle assemblee parlamentari che furono gli Stamenti e i Vicere ne giuravano di rispettarne i privilegi. Si spiega, così, che nel 1833 la chiesa contasse 363 case alte e 189 basse con un numero di parrocchiani equivalenti pressapoco ad un quinto della popolazione sassarese con ottocento scudi di decime. tanto da poter disporre di un rettore e di tre vice parroci".
Si comincio ad abbatterla nel 1853, ma i lavori vennero sospesi per un epidemia di colera e vennero ultimati nel 1856.
L'aspetto esterno della chiesa è conosciuto grazie ad un vecchio bozzetto del pittore Luigi Aspetti e a un disegno di Don Simone Manca e a un dipinto di Domenico Montixi. - poi anche riproposta come abbiamo suesposto anche dal grande E.costa che scrive:
" Santa Caterina era frequentata da tante signore e specialmente dalla nobiltà. Ricca di molte tombe patrizie con stemma gentilizio i cui marmi furono barbaramente asportati e utilizzati per diversi usi, con DANNO ALLA NOSTRA STORIA".


giovedì 12 dicembre 2013

nostalgia

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A cura di Giovanna Palmieri
Sassari piazza Castello. Siamo circa nei primi anni 80. Quante auto in strada e quante persone a passeggio. I tassisti sempre al loro posto. Ci sembra una Sassari modernizzata e viva. Una Sassari che si muove. Tutti oggi si lamentano per la ZTL. Forse avranno anche ragione. Chissà. La salute è importante. In effetti una quantità troppo elevata di auto che circolano lente e che creano ingorghi nelle ore di punta, potrebbero mettere in discussione la salute dei cittadini. Ma tutta questa è una storia politica nel cui merito, noi non vogliamo entrare. Una cosa è certa: A me quella Sassari piaceva tanto.  Ringraziamo i nostri membri Antonio e Davide  per queste due rarissime e uniche foto.






sabato 7 dicembre 2013

La Questione Sarda


A cura di  Mario Grimaldi




Alcuni giorni fa, nel commentare un post di Antonio Carta. concernente la figura storica di Vittorio Emanuele II, ed il suo ruolo politico nell'ambito del territorio Sardo (e quindi rivolto anche alla nostra città) ho accennato l discorso della"QUESTIONE SARDA". Ebbene, penso che questo argomento meriti un post a parte: La storia è caratterizzata anche da momenti di malessere sociale che, comunque son serviti da sprono per avviare la storia(che ci tocca da vicino) verso un cambiamento significativo delle situazioni allora veramente causa idi sofferenza sociale per le nostre genti.
Il primo ad accennare all'esistenza di una <QUESTIONE SARDA> fu nell'Ottocento, Giovanni Battista Tuveri, studioso e uomo politico, che volle con questo termine mettere in evidenza come i problemi economici e sociali dei territori sardi fossero in qualche misura diversi da quelli che affliggevano
altre regioni meridionali d'Italia nel periodo successivo all'unità nazionale. L'analisi dl TUVERI non era però isolata, poiché già prima di Lui grandi pensatori e uomini politici nazionali, come Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo, avevano sottolineato la particolare gravità della situazione sarda, derivante da una lunga storia <di dolori, d'oppressioni>, come ebbe a scrivere Mazzini.
Il malumore popolare diffuso nell'isola, nelle campagne come nelle città, che si espresse con numerosi moti di protesta e con episodi di vera e propria rivolta , fu il segno chiaro che la situazione generale dell'isola, e in particolare la sua situazione economica, non era certo migliorata con la creazione dello Stato Italiano: Sulla sua popolazione, e in particolare sui ceti popolari , gravava soprattutto la forte pressione fiscale, cioè le pesanti imposte decise dai governi del nuovo regno, che costituivano un elemento di disagio per tutta la nazione, ma si ripercuotevano in modo particolare sulle regioni più arretrate, come quelle meridionali e come la Sardegna. 

Dai fatti di SASSARI del 1864, al moto de su connottu del 1868, alla sommossa di Sanluri del 1881, ai gravi episodi di criminalità e di banditismo degli ultimi decenni del secolo, sino alla rivolta della popolazione di Cagliari e di numerosi centri della provincia nel 1906/1908 è tutta una serie di manifestazioni di scontento e di malessere segnati da morti, arresti, condanne che lasceranno profonde tracce nella coscienza popolare, soprattutto nel mondo rurale.
Ma questa agitazione non interessò soltanto il mondo contadino, pastorale e urbano: anche il mondo operaio sardo, che andava crescendo soprattutto nel settore minerario e si trovava profondamente colpito da una situazione di grave disagio economico, mostrò tutta la sua inquietudine negli ultimi decenni dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento. L'aumento degli scioperi e delle manifestazioni di protesta da parte degli operai,era un segno evidente di questo stato di disagio, che trovava la sua causa nelle pesanti condizioni di lavoro e nei bassi salari che gli operai erano costretti ad accettare. Le risposte del mondo padronale e delle autorità pubbliche a queste manifestazioni di protesta operaia furono durissime e provocarono in più occasioni conseguenze mortali. 

Nel primo Novecento si comincio a intravedere qualche segno di mutamento positivo, anche in seguito ad un nuovo atteggiamento da parte dei governi, che prendevano coscienza della gravità della situazione sarda e della necessità di intervenire in maniera più incisiva. Le<leggi speciali>, studiate per il mezzogiorno e per le isole, e in particolare il Testo Unico del 1907 per la Sardegna, crearono alcune condizioni favorevoli per un suo positivo sviluppo: uno sviluppo che, tuttavia, non si poté realizzare, poiché, a bloccare bruscamente qualunque possibilità di progresso, sopravvenne la prima guerra mondiale a cui la Sardegna, come tutte le altre regioni italiane, dovette pagare il suo tributo economico e umano.
La guerra provocò importanti mutamenti nell'economia, nella politica, nella cultura dell'intera Nazione. Anche la Sardegna risentì di questi cambiamenti: finita la guerra, le masse dei contadini e di pastori che avevano vissuto direttamente le terribili esperienze del fronte, una volta tornati a casa, mostrarono di aver maturato una nuova consapevolezza dei loro problemi economici e sociali e una nuova coscienza politica. La loro volontà di partecipare alla lotta politica non solo contribuì a rafforzare i i partiti di massa, ma soprattutto fece nascere un partito di ex combattenti, che nel 1921, si trasformò in Partito Sardo d'Azione. Insomma si organizzarono in maniera tale da riuscire ad aggregare una parte notevole dei ceti popolari ma anche consistenti settori della borghesia isolana intorno agli ideali dell'autonomia.




mercoledì 20 novembre 2013

Il ponte di Rosello

A cura di Mario Grimaldi



Cerchiamo un po di Storia... La nostra Sassari ne ha tanta da raccontare.   

                             


IL PONTE DI ROSELLO per la Storia e .... nella storia. 




Venerdì 12 Ottobre 1934 (OTTANT'ANNI or sono, non poi così tanti) poco prima di mezzogiorno arrivò a Sassari, dove tutte le vie erano imbandierate e dove fu accolto da un imponente raduno di gente il Principe ereditario Umberto di Savoia. Alloggio al palazzo del Governo dove incontrò tutte le autorità. Il Principe rese omaggio, deponendo una corona, alla lapide dei caduti di guerra, collocata nell'atrio del Palazzo di Governo stesso, alle ore 15,30 visitò la caserma Lamarmora, e subito dopo il museo Sanna; alle 16 inaugurò la nuova sede dell' Istituto Superiore di Medicina e Veterinaria insieme al Presidente della Provincia Lare Marghinotti; alle 16,30 si recò in visita presso la Fondazione Brigata Sassari; alle 17 parti per Osilo, dove si esibirono popolani in costume tradizionale sardo; alle 18,45 fu di ritorno al Palazzo di Governo per poi assistere, alle ore 22 alla serata musicale presso il Politeama Verdi. Il 13 ottobre, dopo le ore 7 visito a P.Torres la Basilica di San Gavino, e rientrato a Sassari venne accolto dal Vescovo Monsignor Mazzotti nella cattedrale.

Il 13 ottobre del 1934 alle ore 9 il Principe ereditario inaugurò la grande realizzazione del ponte di Rosello, che fu una fra le monumentali opere pubbliche realizzate nella nostra città; erano Presenti, con il grande ufficiale comm. Lare Marghinotti (Pres. della Provincia), il Podestà Gavino Sussarello, Il Conte Arborio Mella di Sant'Elia /Colonnello e Gran Maestro della corona alla corte Reale, Senatore del Regno/ e altre Autorità ed una folla imponente.
Marghinotti porse il saluto ufficiale al Principe di Savoia. In quel giorno festoso la folla occupava tutta la vallata. Il vero e proprio collaudo avvenne quel giorno, quando numerosi autocarri transitarono sul ponte e vi si radunò una folla enorme. Sua Altezza si soffermò a osservare i lavori salutando gli operai, alle finestre delle abitazioni attorno erano esposte e sventolavano bandiere tricolori.
L'opera, decorativa integrata al contesto circostante, innalzandosi come una protezione sull' antica fonte dl Rosello, collega la città con il popoloso quartiere di Baddimanna / Monte Rosello, tagliando in due la Valle. Prima si attraversava la Vallata di R. percorrendo oltre mezzo Km di strada disagiata. Il Ponte venne definito allora "IL PIU' AUDACE DI EUROPA"; questo viadotto littorio, come venne definito allora, era alto 23 metri sul fondo valle al pilastro più alto, con una campata di 30 metri, 152 m. di lunghezza e 12 di larghezza, compresi i marciapiedi; le caratteristiche ringhiere erano intervallate da sei fasci littori ricoperti di lamiera; L'illuminazione era costituita da quattro antenne alte 16 metri.
Realizzato con cemento armato ad alta resistenza, venne costruito a Cantilevet e cioè a navate ben equilibrate, e rappreseta ancor oggi una importantissima opera pubblica. La costruzione fu eseguita dall'ingegner Tullio Serra (allo stesso ingegnere si deve anche la costruzione del teatro Verdi). Il viadotto poi denominato Ponte Rosello, è amato dai sassaresi per la sua storia e per la sua bellezza architettonica; ma esso richiama anche ricordi drammatici di dolore ed afflizione per le morti suicide. Interne generazioni hanno percorso la sua strada , con i fardelli della loro "STORIA". Non occorre ricordare l'importante ruolo che questo ponte ha svolto nell'offrire anche lo avvantaggiarsi dello sviluppo economico grazie all'agile collegamento con i centri della Flumenargia e dell'Anglona.



Le sorgenti e Le fonti

A cura di   Mario Grimaldi

ROSELLO ANIMA DI SASSARI 

(cenni storici, territorio e portatori d'acqua)



Uomini a cavallo e donne col velo che si integrano nell'acqua di Mariano "eguarderi" e susanna De Thori, regnanti "subra unu carre" nella chiesa di Santa Maria di campu longu, nell'acqua di costantino, clarus rex e di Donna Marcusa de Gunale " subra un altare" n ella basilica di San Gavino, nella plebania di San Nicola, nella reggia di A e nella chiesa abbaziale di Saccargia e infine nella fonte Gurusele della Thathari contradaiola e dei sassaresi acquaioli. 
Nel 1272, dunque, per l'azione politica pisano-genovese, quasi del tutto mercantile, la città si proclamò LIBERO COMUNE e nel 1228 per l'azione politico- religiosa dell'Arcivescovo di Torres Dorgotorio, che vi istituì cinque parrocchie: S. Nicola, S.Appollinare, S. Donato, S. Sisto, S. Caterina, si vantò di essere de jure e de facto contradaiola, vero, autentico COMUNE all'altezza di quelli italiani. Allora apparvero vivi gli edifici di Capu de Villa, con la chiesa di S. Caterina, quelli del Consiglio Maggiore e minorer e dei Capitani, dei Consoli di Commercio la "Gran Via", che discendeva tra palazzi dei notabili, (simili alle Domus curtes) e fondachi-botteghe dei grossi e piccoli commercianti, fino alla porta di Sanctu Flasiu. Era Capu Thathari con la sua "platha" centro politico, finanziario mercantile, che per la Via Turresa, si allacciava a Capu Turris.
Affiancati alla "Gran Via" si animarono due centri nervosi popolari: Carra Manna, a carattere agricolo e Currali a carattere artigianale. Il primo era tra le due chiese di S. Donato e S. Sisto si collegava con la Via Longa in su a Capu de Villa e in giù alla fonte GURUSELE: il secondo, tra le due chiese di S. Nicola e S. Appollinare, si collegava con la Via Turritana, in sua Capu de Villa e in giù alla fonte di S. Maria e alla via Turresa. 
Era come una gran tanca a forma di Arca di Noè , con la prua rivolta verso Torres, dove podestà, consiglio maggiore e minore, giudici e notai, cancellieri e ragionieri formulavano leggi e amministravano giustizia, commercianti e agricoltori, artigiani, maestri de muru, zappatori, carratori, cavallanti, macellai, conciaioli e facchini lavoravano a piena giornata; e gli ecclesiastici secolari e regolari, maggiori e minori stavano a guardare. 
E le dodici bocche del Rosello dettarono gli statuti: furono così definiti i confini della città. Il linguaggio ufficiale sassarese di quel secolo XIII (col quale furono dettati gli statuti) un misto di latino più toscano in bocca sarda, o latino sardo in bocca pisana,piuttosto sgrammaticato da apparire reticente e piuttosto semplice da apparire rusticamente candido, si intendeva comunque abbastanza bene per farci capire che il Comune di Sassari aveva un territorio naturale, confinante col Mascari (ex territorio del Monastero di S. Pietro di Silki) e un territorio acquisito o incorporato per l'immigrazione in città dei proprietari di Enene, confinante con Osilo e di Muresas, di Innoviu, confinanti con Sorso. 
Il territorio comunale per i suoi campi irrigui tra il Mascari e il Rio Ottava e per l'abbondanza delle sorgenti pullulanti nelle valli e nelle vallette tra logulentu e Osilo, era un vero piccolo regno che piaceva a Mariano guarderi e all'arcivescovo di Torre. I mariani comunali fecero scrivere negli statuti (e si intende benissimo): " Il territorio e le terre coltivate dei villaggi di Muresas, Innoviu e Enene devono essere considerati territorio e terre coltivate di Sassari" Madre - terra inalienabile , che nutrisce (così è dettato ) i propri figli con gli orti, le vigne e i molini e che li disseta integralmente con le acque chiare e pure della libertà: GURUSELE".- 
Ed ecco che apparvero così gli acquaioli. Alcuni storici considerando il nome: Gurusele derivato dall'etmo corso: Kur o gur, espressero l'opinione che i corsi, esercitando il mestiere di portatori d'acqua , furono i primi a dare il nome alla fonte primaria della città, non i notabili sassaresi.








Fontana di Santa Maria, detta "BRLLADORE"



Situata nel cortile o chiostro del convento-chiesa. Come sorgente appartiene alla stessa falda acquifera che alimenta quella delle Conce e di San Pietro di Sirki. Qui, molto probabilmente, il Giudice Mariano passava l'estate e

< si faguian venner sa abba intro de sa ecclesia et vi la faguian passare subra su carre, pro qui non podiat sufferrer su cardu>. Il BRILLADORE, come si vede oggi, venne costruito a spese del Comune nel 1611, restaurato nel 1613, 1618, 1619 e 1625.





Ecco un altro di quelli che fu un monumento idrico ornamento della nostra Sassari, oggi trasformato in un quasi volgare, mondezzaio, grazie alla poca sensibilità di chi vi dimora attorno e sopratutto grazie alla scarsa sensibilità e alla, pressochè, nulla presenza dell'istituzione civica La ,maleducazione e la mancanza di rispetto non ha limiti: Detto ciò e, mi scuso per lo sfogo, voglio ricordare che questa piazzetta è <Funtana del Villa> equivocamente chiamata <POZZO DI VILLA>, FORSE PER LA FRASE DEL FARA, CHE MISCHIò IL VOCABOLO: "Puteum" con quello di "funtanas". Fin dal sec. XIII perse la sua importanza. Solo nel 1828 il municipio ebbe l'idea di vuotare e pulire il celebre pozzo (oramai scomparso) Il Costa scrisse: "Ve n'eran tanti sparsi qua e là nella città antica: Erano di forma circolare ed avevano un metro di diametro. Il municipio li fece chiudere tutti nell'estate del 1904, e al loro posto appose una targhetta in marmo con la scritta <pozzo>". Così avvenne anche per la <funtana di Bidda>.
(la cosiddetta "funtana de Villa" faceva parte di una falda acquifera, che ribolliva sotto il massiccio calcareo sassarese e sgorgava in basso, tra una pega e l'altra del terreno, dalla amena valletta del Rosello alla dpressione del Campulongu(S.Maria) e di S. Pietro di Sirki. Sorgenti e fontane non impozzate. Sorgenti e fontane semilibere, parte anonime e parte con un nome più o meno magico, più o meno epico, più o meno totemico, sorgenti e fontane dove si abbeveravano uominin e bestie, domini e servi, regoli e vescovi, monache e frati, pisani e genovesi.


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Fontana delle Conce. Vasca (abbadorgiu) o lavatoio.L'acqua abbondante si perde negli orti de <<Lu Rennu>> . Nel muro risalta, su lapide, lo stemma del Comune (torre aragonese), affiancato da altri due irriconoscibili. Sottostante n altra iscrizione quasi del tutto corrosa.Sicuramente merita considerazione storica poiché, fin dalla nascita di Sassari ad oggi indica il tono politico cittadino come il Rosello: il Rosello, in veste signorile nobilitò i Sassaresi, questa fontana, in veste contadina, emblematiz-zò il mondo del "carraioli e acquaioli". Probabilmente al tempo del Giudice Mariano, eguarderi, la potente sorgente rigurgitava nei sotterranei della Concia (detta oggi dei fratelli Cossu), simili a terme naturali. Nel XVI sec..o forse anche prima, i sotterranei vennero adattati a conceria, che ha funzionato sino a qualche decennio fà. "Acqua <<de bonu sinnu>>" dove il giudice Mariano trascorreva l'inverno....


RITENIAMO SIA IMPORTANTE NON TRASCURARE LE SORGENTI, LE FONTANE E TUTTE LE ATTIVITA' GRAVITANTI INTORNO AL TERRITORIO SASSARESE PERCHE' E' INDUBBIO CHE LA NOSTRA CITTA' SIA STATA FONDATA E ABBIA PROGREDITO PROPRIO PER LA RICCHEZZA E LA GENEROSITA' DELLE FONTI DI PREZIOSISSIMO LIQUIDO CHE, COPIOSO, SGORGA INSTANCABIE, FIN DAI TEMPI DEI TEMPI. "L'ACQUA E' STORIA"...
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   Da Sassari Storia.  Una vecchia cartolina non viaggiata della fontana delle Conce



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 Acura di Tino Grindi

Vedendo quella vasca, non fontana, in largo Brigata Sassari, della quale non voglio azzardare alcun commento, ma l’ho citata solo perché mi ricorda, quanto era ricca di acqua Sassari. Immaginate che nel 1.600 furono inventariate circa 500 sorgenti (*in tutto il territorio della città nel raggio di tre chilometri*). Vi cito alcune delle più famose: Eba ciara, Fontana di Bunnari, Fontana di falacodda, Fonte di Villa Sirchi, Fonte di Caniga, inoltre erano presenti tantissime dragonare: di lu Regnu vecciu, del Duca, di Suni, Dragonara di San Francesco, di Cugia e del Conte d’Ittiri, di Ardisson etc.
All’interno della Città poi vi erano numerosi pozzi, dei quali da poco, alcuni sono tornati alla luce dopo i lavori al centro storico: Pozzo di Villa, esistente da quando Sassari era un piccolo villaggio, Pozzo del Quartiere vecchio, Scala mala, Pozzo della Rogna (utilizzato esclusivamente per i malati di lebbra), Pozzo di Capo de Villa, alimentato dall’immensa dragonara che passava sotto il Castello, la quale alimentava anche il Rosello. Fonte questa alimentata soprattutto dall’Eba ciara. La fontana del Rosello fu sempre la prediletta dei Sassaresi, adesso molto meno, visto che non è abbastanza frequentata, anche se restaurata da poco tempo, direi anche abbastanza trascurata.
(*Il primo aprile 1982, apparve sulla Nuova Sardegna un mio intento provocatorio e scherzoso, vista anche la data: spostare la fontana all’Emiciclo Garibaldi, per farla godere nel nuovo spazio a migliaia di persone che ogni giorno vi transitavano. Naturalmente sarebbe stata alimentata dall’acqua di Pozzo di Rena, che mi ero riservato di citare in tale occasione.
Questa notizia apparsa sul giornale locale ha suscitato un intenso dibattito tra i pro e i contro allo spostamento, per mesi e mesi. Naturalmente non accadde niente di quanto proposto, ma si verificò una cosa più bella, cioè, tutto quel parlarne bene o male, incoraggiò l’Amministrazione comunale a predisporre un piano di restauro e recupero del meraviglioso monumento, abbeveratoio e l’intera area circostante *). Purtroppo, adesso mi pare che dopo tanto tempo dall’ultimo intervento, il sito abbia bisogno di un ulteriore messa in ordine, sopratutto in occasione dei lavori che si stanno eseguendo per la rotatoria del mercato. Sarebbe il caso di progettare un accesso più agevole, per far meglio godere La Fontana del Rosello, simbolo della Città, non solo ai turisti, ma a tutti i sassaresi. Magari allestendo un parco giochi per bambini, punto di ristoro e un giardino dotato delle tradizionali panchine, dove giovani e anziani ne possano beneficiare. Non guasterebbe anche qualche bella serata estiva musicale o delle rappresentazioni teatrali.


Tino Grindi

CARRAIORU
V’ha rasgioni Celentanu
chi l’eba è la cosa più cara,
soru candu manca lu manzanu
si cunprendi cant’è rara.
Antigamenti li carraiori
pusthabani l’eba cristallina
finzamenti a carasori
di la Conza e di Ruseddu
pianendi la mizzina
carrighendisi sobr’a l’aineddu
i li casi di Sassari antigga,
indì eba non vi n’era
in ciambu di pruna e figga
tutta la dì da manzanu a sera.
Oh! carraioru di lu temp’andaddu
candu uccittabi li labadori!
Canta jenti hai dissittaddu
sempr’allegru e mai di maramori!
Ti mandemmu un pinsamentu
pa lu bè ch’hai daddu
e un mannu ringraziamentu
pa l’istoria ch’hai lassaddu.

Tino Grindi


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A cura di Antonio Carta 


Dal 1974 al 1975, ho abitato in corso Vittorio Emanuele, nel palazzo difronte alla chiesa di Sant'Andrea, un giorno trovandomi nella macelleria della carne di cavallo, si discuteva discuteva che a Sassari, ogni tanto mancava l'acqua della rete idrica, a un certo punto mi disse, a pensare che dove abito io, sotto il palazzo passa una dragonara, incuriosito, gli ho chiesto dove abitava, qua nel corso, dopo la spesa mi porto a vedere e sentire dove passava la dragonara, siamo entrati nel portone, abbiamo fatto una decina di metri e a seguire, trovai dei gradini, scesi i gradini mi disse apra quello sportello, aperto lo sportello sentivo il rumore dell'acqua che scorreva, le chiesi allora, ma non vi crea problemi alle strutture del palazzo, mi rispose no è stata incanalata non so dove, al momento della costruzione del palazzo. Ricordo che partendo dalla macelleria, in senso ascendete non era distante più di trenta metri. E poi fontane bellissime, come Funtana Gutierrez, fuori dalla cinta urbana,in località S.V. Monte Bianchinu, sita all'interno del complesso ricreativo e sportivo " Le Querce ". ( VII - IX secolo a. C.





giovedì 14 novembre 2013

Cammara Prinzipari