A CURA DI Mario Grimaldi
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martedì 12 novembre 2013
lunedì 11 novembre 2013
PROGETTO STORIA - 4 VOLUMI SCRITTI DA VOI.
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Una news. Progetto in fase di evoluzione. L'editore inizia ad ascoltarci.
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domenica 6 ottobre 2013
Santa Caterina
Lino Augias
In riferimento alla richiesta degli amici, sulla Chiesa di Santa Caterina, non avendo foto posto una piccola recensione e il disegno della suddetta. Nel 1278 l'Arcivescovo Dorgodorio istituì 5 Parrocchie, tra le quali Santa Caterina, assegnando a ciascuna degli appezzamenti di terreno per la rendita necessaria alle Chiese. Per Santa Caterina vennero concesse delle terre in regione Mascari. L'architettura era di origine pisana e sul fronte vi era un rosone simile a quello esistente a Santa Maria, mentre nel portone di ingresso era stata ricavata una nicchia con la statua della Santa; Il campanile a colonnine era di stile lombardo. La chiesa di Santa Caterina era frequentata prevalentemente dalla nobiltà sassarese, ed aveva al suo interno molte tombe patrizie. Come risulta dagli Statuti del 1294, nella Chiesa i Podestà davano udienza al popolo e il Municipio vi teneva le riunioni, annunciate da squilli di tromba e suoni di campane. Dopo il trasferimento a Gesù Maria (attuale Santa Caterina), nel 1853 avvenne la demolizione, che terminò nel 1856.
In riferimento alla richiesta degli amici, sulla Chiesa di Santa Caterina, non avendo foto posto una piccola recensione e il disegno della suddetta. Nel 1278 l'Arcivescovo Dorgodorio istituì 5 Parrocchie, tra le quali Santa Caterina, assegnando a ciascuna degli appezzamenti di terreno per la rendita necessaria alle Chiese. Per Santa Caterina vennero concesse delle terre in regione Mascari. L'architettura era di origine pisana e sul fronte vi era un rosone simile a quello esistente a Santa Maria, mentre nel portone di ingresso era stata ricavata una nicchia con la statua della Santa; Il campanile a colonnine era di stile lombardo. La chiesa di Santa Caterina era frequentata prevalentemente dalla nobiltà sassarese, ed aveva al suo interno molte tombe patrizie. Come risulta dagli Statuti del 1294, nella Chiesa i Podestà davano udienza al popolo e il Municipio vi teneva le riunioni, annunciate da squilli di tromba e suoni di campane. Dopo il trasferimento a Gesù Maria (attuale Santa Caterina), nel 1853 avvenne la demolizione, che terminò nel 1856.
IL CASTELLO ARAGONESE
Se vogliamo scrivere per trattare la storia della nostra città è inevitabile, ogni tanto dover riprendere il discorso del Castello Aragonese e in questo caso nell'analizzare questo documento quasi tecnico del Costa, ecco che il Castello ritorna ad affacciarsi con poderoso interessamento al pari di quella che fu la sua antica mole.
Come si evince dal disegno di E. Costa (la mappa in alto), il castello aveva forma quadrangolare con quattro torri quadrate agli angoli e una quinta in cui era la porta di accesso dalla città. Sulla facciata della torre centrale - che a nord-est aveva murati gli stemmi del vicerè Cervellon e del veguer Montpaò, assieme ai pali di Aragona, alla torre civica e a uno scudo di ignota attribuzione - erano due decorazioni a rilievo, entro il doppio riquadro e con ornati gotici(E. Costa 1909). L'approvvigionamento idrico era assicurato da pozzi e da una cisterna; vi era un ampio cortile interno e lo spiazzo esterno, detto plà del castell, era parzialmente occupato da orti. Nel castello risiedeva l'alcayde (comandante regio) col presidio militare, dopo il trasferimento da Cagliari a Sassari, dal 1563 vi si insediò il tribunale dell'Inquisizione che adibì a carceri parti dei locali a piano terreno e al piano alto. Di quet'importante struttura difensiva oggi non restano che cinque scudi murati all'interno della caserma Lamarmora (edificata al suo posto), poche immagini aquerellate, incise o fotografiche, e il toponimo della piazza.
Come si evince dal disegno di E. Costa (la mappa in alto), il castello aveva forma quadrangolare con quattro torri quadrate agli angoli e una quinta in cui era la porta di accesso dalla città. Sulla facciata della torre centrale - che a nord-est aveva murati gli stemmi del vicerè Cervellon e del veguer Montpaò, assieme ai pali di Aragona, alla torre civica e a uno scudo di ignota attribuzione - erano due decorazioni a rilievo, entro il doppio riquadro e con ornati gotici(E. Costa 1909). L'approvvigionamento idrico era assicurato da pozzi e da una cisterna; vi era un ampio cortile interno e lo spiazzo esterno, detto plà del castell, era parzialmente occupato da orti. Nel castello risiedeva l'alcayde (comandante regio) col presidio militare, dopo il trasferimento da Cagliari a Sassari, dal 1563 vi si insediò il tribunale dell'Inquisizione che adibì a carceri parti dei locali a piano terreno e al piano alto. Di quet'importante struttura difensiva oggi non restano che cinque scudi murati all'interno della caserma Lamarmora (edificata al suo posto), poche immagini aquerellate, incise o fotografiche, e il toponimo della piazza.
Notizie storiche:
(Castello Aragonese - 1331/
L'esborso, da parte della municipalità sassarese di una forte multa da destinare alla costruzione del castello accanto alla porta di Capu di Villa, nel punto più elevato delle mura, rappresentò nel 1326 il prezzo della pacificazione fra la città ribelle ed Aragona. L'infante Alfonso provvide a nominare quale responsabile della costruzione tale Miguel Garbi, residente a Bonaria (f: A. Arribas Palau 1952), ma ' venne solo nel 1331, dopo che la nuova rivolta, scoppiata nel 1329, fu sedata col saccheggio della città, l'espulsione del ceto dirigente e mercantile locale e la confisca dei beni, assegnati in feudo o in enfiteusi a cittadini catalani.
Per il momento penso sia opportuno fermarsi qui, in primis per non tediare gli amici con un lungo scritto gli amici, in secundis per offrire, anche agli altri membri del gruppo interessati, l'opportunità di riprendere il discorso storico ancora tanto ampio, riprenderlo con integrazioni a questo post.
E naturalmente il sottoscritto si riserva di arrichire l'argomento, su questo stesso post, in seguito.
Grazie per l'attenzione.
CAFFE' O LATTUGA
A cura di Paolo Grindi
Caffè o Lattuga?
Sentite questa:
Una curiosità della nostra Sassari, che forse non tutti conoscono. Il "Caffè", inteso come locale pubblico a Sassari non si sentiva la necessità e non furono in uso che alla fine del 1700.
Il caffè si prendeva da tutti nella propria casa, o in quella dove si andava a fare visita, i sassaresi dei tempi passati si sarebbero vergognati di andare a berlo in un luogo pubblico.
Uno dei primi Caffè fu quello di Nicolò Volpi, situato di fronte al Palazzo Civico.
Lo stesso caffè esisteva ancora nel 1802 diretto dalla vedova Volpi. Sentite questa: in un articolo pubblicato in un giornale di Milano nel 1834, si scrisse che in Sassari si faceva poco uso di caffè, poiché in sua vece si mangiavano le lattughe (?!!?).
Sassari contadina
SASSARI CONTADINA.
A cura di Mario Grimaldi
Estati di altri tempi - La pennichella -
Nelle torride e lunghissime giornate estive, dopo essersi rifocillati presso "LA PARCA MENSA", le persone prima di riprendere il consueto lavoro eran solite fare il riposino pomeridiano: in genere gli uomini fuori nel cortile della casa, sdraiati all'ombra delle pergole o sotto qualche albero, donne e bambini in casa (le donne sfinite dal lavoro domestico si addormentavano quasi subito mentre i bimbi tardavano ad addormentarsi, però dovevan star in silenzio per non disturbare gli altri).
Un silenzio quasi assoluto regnava in quelle ore su tutta la casa, interrotto ogni tanto dall'abbaiare di qualche cane inconsapevole dei suoi inutili latrati, mentre non era fastidioso, anzi esercitava un dolce potere saporifero sulla gente il coro continuo e monotono delle cicale; non però sui bambini che si rivoltavano continuamente nel loro giaciglio rinunciando, così, a sgattaiolare all'esterno per non incappare i "LA MAMMA DI LU SORI" che castigava inesorabilmente " LI CAGGAIORI" che si aggiravano in strada durante l'ora del riposo pomeridiano.-
A cura di Mario Grimaldi
Era un piccolo giro di pochi danari, un commercio di fine settimana, che lasciava ad altri ai nuovi bar dall'arredo lucente e dalle vetrine illuminate il giro più grande degli affari e dei guadagni. Solo nei VINDIOLI c'era pronta cassa.
E il vino più apprezzato era quello di proprietà venduto, magari nell'andito o in casa, fino a tarda sera, oltre l'ora di andare a letto, col figlio più piccolo che dorme sul letto a due piazze e la nuora che allatta il primo nato in un'aria calda e umida densa di fumo e dell'aroma aspro e forte del vino di San Quirico e di Santa Natolia. La sera sotto i brevi archi e negli oscuri angoli dei vicoli che come sguardi obliqui partivano da Via Lamarmora le ragazze si stringevano ai ragazzi e gemevano e ridevano eccitate dalle loro carezze tenere e pressanti, fino all'ora di chiusura delle semiporte. Poi era la notte dei poveri densa e affranta, spesso come le mura di tufo della vecchia muraglia su cui l'agave brillava verde e chiara nel frescore del primo mattino quando, specialmente il sabato, le semiporte si riaprivano per gli uomini che tornavano a casa dopo la notte brava trascorsa con gli amici in uno dei ritrovi li adiacenti dove il vino era assoluto protagonista di una serata trascorsa con l'unico diversivo meritato dopo una lunga settimana di lavoro per campagne o cantieri.....Uno sguardo al selciato splendido e luminoso della via lunga e chiara come una foce: e appagati al meritato riposo
Curiosità
CURIOSITA' NELLE CONSUETUDINI DI SASSARI DI ALLORA:
A cura Di Mario Grimaldi
"Come scrisse Renato Pintus, approfittando del'occasione della vendemmia Tutta Sassari era in campagna nell'ottobre e dall'una all'altra vigna a far visita vicendevolmente, si facevano pranzi o merende comuni, si dividevano con piacere gli incomodi, si ricevevano gli amici degli amici, si viveva una vita tutta nuova, tutta sassarese, un attività, forse così intensa che non si esplicava in altre città agricole, forse perchè nessuna aveva le campagne così vicine all'abitato come le nostre".
Molto spesso le belle comitive <greffe> si recavano in campagna sull'imbrunire del sabato, con torce a vento o palloncini luminosi e la nottata costituiva la parte migliore del divertimento. Non si deve credere che la comodità delle abitazioni costituisse attrattiva da lusingare le allegre brigate col miraggio di confortanti riposi: tutt'altro!
Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.

Talvolta poche stanze a pian terreno, in parte occupate dal tino, dal torchio e da altri attrezzi agricoli, erano l'unico rifugio dei festeggianti. Ivi si deponevano i soprabiti, i mantelli, le borsette da viaggio, i cappellini: fuorchè a guardarobe questi ambienti rustici non servivano ad altro.
Il teatro del divertimento era il patio <piazzale> dinnanzi alla casa dove ci si rifocillava, si ballava, ci si imparavano giochi di società e si accendevano infine i fanosi falò (FUGGARONI) per giostrarvi attorno in una sorta di ballo tondo (da non confondere col ballo sardo).
A QUEL TEMPO UNQUE RISALGONO LE "vignate sassaresi"?
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari.
A cura Di Mario Grimaldi
"Come scrisse Renato Pintus, approfittando del'occasione della vendemmia Tutta Sassari era in campagna nell'ottobre e dall'una all'altra vigna a far visita vicendevolmente, si facevano pranzi o merende comuni, si dividevano con piacere gli incomodi, si ricevevano gli amici degli amici, si viveva una vita tutta nuova, tutta sassarese, un attività, forse così intensa che non si esplicava in altre città agricole, forse perchè nessuna aveva le campagne così vicine all'abitato come le nostre".
Molto spesso le belle comitive <greffe> si recavano in campagna sull'imbrunire del sabato, con torce a vento o palloncini luminosi e la nottata costituiva la parte migliore del divertimento. Non si deve credere che la comodità delle abitazioni costituisse attrattiva da lusingare le allegre brigate col miraggio di confortanti riposi: tutt'altro!
Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.
Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.

Talvolta poche stanze a pian terreno, in parte occupate dal tino, dal torchio e da altri attrezzi agricoli, erano l'unico rifugio dei festeggianti. Ivi si deponevano i soprabiti, i mantelli, le borsette da viaggio, i cappellini: fuorchè a guardarobe questi ambienti rustici non servivano ad altro.
Il teatro del divertimento era il patio <piazzale> dinnanzi alla casa dove ci si rifocillava, si ballava, ci si imparavano giochi di società e si accendevano infine i fanosi falò (FUGGARONI) per giostrarvi attorno in una sorta di ballo tondo (da non confondere col ballo sardo).
A QUEL TEMPO UNQUE RISALGONO LE "vignate sassaresi"?
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari.
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari.
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