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sabato 5 ottobre 2013
Città
Uno dei problemi emergenti dei primi del secolo scorso in Sardegna è stato quello relativo allo sviluppo delle città e delle aree urbane. L'interesse degli studiosi e dei politici era rivolto prevalentemente alle zone interne, al sottosviluppo delle aree rurali e all'arretratezza dell'agricoltura e della pastorizia, visti come importanti fattori di quella generale situazione di disagio economico-sociale che caratterizza storicamente la cosiddetta questione sarda e che, ancor oggi, affligge l'isola. In città come SASSARI (e Cagliari) si sono manifestati e si manifestano ancora dei fenomeni negativi che sono tipici dei grandi centri urbani: uno sviluppo edilizio disordinato, prodotto di una incontrollata speculazione e della mancanza di piani urbanistici più razionali; un aumento sempre più progressivo del traffico con pesanti conseguenze anche di ordine ecologico; un accelerato DEGRADO DEI CENTRI STORICI, sempre più invisibili e in abbandono; un continuo peggioramento della qualità della vita, soprattutto per le crescenti difficoltà nell'uso degli apparati amministrativi; una progressiva diffusione della criminalità e della droga, ma anche della povertà, della disoccupazione, del malessere sociale. La Causa? mah!
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| Suonatori di cornamuse in Largo Macao |
Chiesa - Latte dolce
La chiesetta del "LATTE DOLCE"

Non sono molti, ormai, ad avere, a Sassari, ricordi precisi di quando il Latte Dolce era una chiesetta immersa nella campagna, accessibile soltanto attraverso un viottolo. Vi si svolgevano pellegrinaggi che per la durata ed il carattere del percorso, erano veri e propri atti di mortificazione. Soprattutto in ottobre dalla città si partiva all'alba per giungere alla chiesetta campestre in tempo per la prima Messa in modo che si potesse esser di ritorno per l'ora del lavoro.

Questi pellegrinaggi erano tanto più caratteristici in quanto vi partecipavano (recandosi a piedi) le gestanti o le madri che avevano partorito da poco, specialmente quelle che avevano qualche difficoltà per l'allattamento: si rivolgevano all'effigie di Nostra Signora del Latte Dolce, appunto mentre allatta Gesù, una singolare immagine in tutta la Sardegna ove raramente la Madonna è effigiata con tanta umanità. L'affresco, rinvenuto casualmente in mezzo ai rovi e tra le rovine di quella che probabilmente fu la chiesetta campestre più antica di Sassari (o almeno quella di cui si hanno più vecchie notizie), è ritenuto da allora miracoloso e venerato soprattutto dalle giovani madri.

Ora la chiesetta, ricostruita attorno a quella reliquia pittorica, è immersa, non più nella queta campagna del "MONTE", bensì in uno dei più frastornati ammassi di cemento armato del popolare quartiere, ma continua a mantenere la sua antica dignità tra palazzoni quasi tutti fatti in serie.
venerdì 4 ottobre 2013
Un salto nel passato

A cura di Tino Grindi
Ogni tanto credo che faccia bene rivangare il passato di questa città, e raccontare com’era, un tempo non molto lontano, la nostra Sassari. Chi ha vissuto gli anni ’50, potrà rinverdire i ricordi, chi invece non li ha vissuti, recepire curiosità di allora e farne paragone col presente.
Per esempio in quel periodo, nel dopoguerra, quando la città ha cominciato a rivivere, sono stati aperti molti negozi di varie attività commerciali. Tutto si svolgeva all’interno del centro storico e vie della città ottocentesca. Queste iniziative erano tutte di buon auspicio per il settore terziario, infatti, la città aumentava il ritmo di vita vivacizzando le vie storiche, note per il commercio: Via Rosello, Corso Vittorio Emanuele, Via Università, Corso Trinità, Via Turritana etc. Un fatto curioso si aggiungeva a queste iniziative; molte di queste attività, anziché nei magazzini, erano svolte all’interno dei portoni: calzolai, piccole attività commerciali, vendita di giornaletti, riparatrici di calze di nailon, etc. La mia famiglia ad esempio, aveva aperto un negozio di frutta e verdura in Via Turritana, nel portone di casa nostra; ricordo ancora da bambino, che si lavorava abbastanza, anzi una curiosità che posso raccontarvi, si lavorava di più quando il negozio era chiuso di quando era aperto. Infatti, i clienti, sapendo che abitavamo sopra il negozio, a tutte le ore potevano acquistare con grande comodità.
Una categoria in particolare che solitamente svolgeva la propria attività nei portoni erano i fiorai: di solito allestivano il loro negozio in ampi e bei portoni della zona ottocentesca, famosissimo quello sotto i Portici Crispo. I negozianti pagavano l’affitto dell’androne e anche del giardino interno, che fungeva da magazzino e serra, inoltre in controparte offrivano una portineria e custodia.
Questi spazi erano tenuti sempre lindi e puliti e naturalmente profumati.
Gli inquilini che vi abitavano dovevano essere senz’altro contenti di avere nel portone tale bella attività floreale. Altri di questi fiorai, che io ricordi, si trovavano in Piazza Rosario, Corso Vittorio Emanuele e addirittura, tre, nella sola via Brigata Sassari.
Concludo questo breve e significativo ricordo, dei negozi nei portoni a Sassari, perché anche questi, hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia della città di un tempo.
Tino Grindi

Foto collezione Mario Dessena
Ogni tanto credo che faccia bene rivangare il passato di questa città, e raccontare com’era, un tempo non molto lontano, la nostra Sassari. Chi ha vissuto gli anni ’50, potrà rinverdire i ricordi, chi invece non li ha vissuti, recepire curiosità di allora e farne paragone col presente.
Per esempio in quel periodo, nel dopoguerra, quando la città ha cominciato a rivivere, sono stati aperti molti negozi di varie attività commerciali. Tutto si svolgeva all’interno del centro storico e vie della città ottocentesca. Queste iniziative erano tutte di buon auspicio per il settore terziario, infatti, la città aumentava il ritmo di vita vivacizzando le vie storiche, note per il commercio: Via Rosello, Corso Vittorio Emanuele, Via Università, Corso Trinità, Via Turritana etc. Un fatto curioso si aggiungeva a queste iniziative; molte di queste attività, anziché nei magazzini, erano svolte all’interno dei portoni: calzolai, piccole attività commerciali, vendita di giornaletti, riparatrici di calze di nailon, etc. La mia famiglia ad esempio, aveva aperto un negozio di frutta e verdura in Via Turritana, nel portone di casa nostra; ricordo ancora da bambino, che si lavorava abbastanza, anzi una curiosità che posso raccontarvi, si lavorava di più quando il negozio era chiuso di quando era aperto. Infatti, i clienti, sapendo che abitavamo sopra il negozio, a tutte le ore potevano acquistare con grande comodità.Una categoria in particolare che solitamente svolgeva la propria attività nei portoni erano i fiorai: di solito allestivano il loro negozio in ampi e bei portoni della zona ottocentesca, famosissimo quello sotto i Portici Crispo. I negozianti pagavano l’affitto dell’androne e anche del giardino interno, che fungeva da magazzino e serra, inoltre in controparte offrivano una portineria e custodia.
Questi spazi erano tenuti sempre lindi e puliti e naturalmente profumati.
Gli inquilini che vi abitavano dovevano essere senz’altro contenti di avere nel portone tale bella attività floreale. Altri di questi fiorai, che io ricordi, si trovavano in Piazza Rosario, Corso Vittorio Emanuele e addirittura, tre, nella sola via Brigata Sassari.
Concludo questo breve e significativo ricordo, dei negozi nei portoni a Sassari, perché anche questi, hanno contribuito a scrivere un pezzo di storia della città di un tempo.
Tino Grindi

venerdì 9 agosto 2013
Sassari - Pierre Niorth
A cura di Mario Grimaldi
Buon giorno Sassari Storia, buon giorno amici, dopo qualche giorno di forzata assenza, ho il piacere di ritrovarvi. Invece non ho trovato un post di un amico o amica pubblicato qualche giorno fà... Un post che ricordava l'avventurosa vita di un personaggio molto noto e caro a molti sassaresi che intorno agli anni 50/60 hanno vissuto nella nostra città, si chiama va Pierre Niort più noto come "ZIO PIERO LU FRANZESU, ricordo che una amica ha accennato ad un libro che narrava della Vita di zio Piero e che tale libro era stato sc,ritto da un suo nipote, in verità fu proprio un suo nipote a promuovere la realizzazione del testo ma in qualità di consulente (essendo a conoscenza di vita e miracoli del nonno Piero) affidandosi, però alla penna dello scrittore Nello Rubattu. Ecco qui le due facce della copertina di questo libro-biografia. Lo scrittore a ha stilato tutte le 214 pagine del libro, immaginando che a parlare fosse lo stesso Pierre durante una sorta di intervista tesa a conoscerne i trascorsi avventurosi, i suoi viaggi e la sua vita, per gran parte e fino alla morte condotta a Sassari nell'ambiente degli ambulanti di Piazza Tola,
Non solo questo, ma anche dettagliati racconti di viaggi, lavoro e sue esperienze in giro per mezzo mondo e più.
venerdì 19 luglio 2013
Piazza Castello
mercoledì 5 giugno 2013
NOSTALGIA PIAZZA CASTELLO

A cura di Giovanna Palmieri

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