venerdì 26 settembre 2014

Barracelli.






A cura di: Vicari Salvatore




























I Barracelli a cura di Mario Grimaldi


Sassari Aragonese (cenni storici "La Charta De Logu).






A Cura di Mario Grimaldi

Nel 1369 Mariano d’arborea innalzò ancora una volta il vessillo dell’indipendenza sarda. Attacco SASSARI e la occupò. Vi rimase fino al 1371, come restauratore del regime dei Giudici. Gli storici riferiscono timidamente che in quegli anni Mariano, consultati gli STATUTI SASSARESI, compilò la “Charta De Logu” o Codice di leggi aderenti al “modus vivendi” sardo. Il re di Aragona non ricorse alla guerra: Diplomaticamente concesse a Mariano privilegi speciali e il diritto di governare il Giudicato di Arborea come un viceré isolandolo negli stretti confini del campidano oristanese. A SASSARI, espulsi sos sardos, la popolazione cominciò a trasformarsi in una società nuova sotto la pressione dell’organismo politico degli stamenti: militare, reale, ecclesiastico. Alta società: i nobili e i ricchi rappresentavano lo stato militare, i membri del Consiglio e i funzionari del Comune, i professionisti, lo stato reale; il Clero secolare e regolare, lo stato ecclesiastico. Alta società sotto l’egida del Governatore - Riformatore, munito del potere assoluto militare e giudiziario, con la su Corte e Guardia del Corpo. Emblema: IL CASTELLO. Il popolo, composto da famiglie di agricoltori e artigiani più o meno benestanti e da famiglie di Giorgi senza arte ne parte, ondeggianti tra la miseria e povertà, rappresentava la società bassa, che o per opportunismo o malcelata ambizione si atteggiava ad alta società con i Gremi o con le confraternite, respingendo in qualche modo i “Giorgi” o la bassa forza al livello dei “sottogremi” e delle “sottoconfraternite”. Così nella cityta alta il Castello, lo stamento militare; a metà della “gran via” (Platha) , lo stamento reale, e il Duomo e le altre chiese, lo stamento ecclesiastico; nella città bassa: il Rosello e quattrocento fontane con Re Giorgio e la Corte dei Gremi, sottogremi, le confraternite e sottoconfraternite. 





Le Vignate


CURIOSITA' NELLE CONSUETUDINI DI SASSARI DI ALLORA: 




A cura Di   Mario Grimaldi

"Come scrisse Renato Pintus, approfittando del'occasione della vendemmia Tutta Sassari era in campagna nell'ottobre e dall'una all'altra vigna a far visita vicendevolmente, si facevano pranzi o merende comuni, si dividevano con piacere gli incomodi, si ricevevano gli amici degli amici, si viveva una vita tutta nuova, tutta sassarese, un attività, forse così intensa che non si esplicava in altre città agricole, forse perchè nessuna aveva le campagne così vicine all'abitato come le nostre". 

Molto spesso le belle comitive <greffe> si recavano in campagna sull'imbrunire del sabato, con torce a vento o palloncini luminosi e la nottata costituiva la parte migliore del divertimento. Non si deve credere che la comodità delle abitazioni costituisse attrattiva da lusingare le allegre brigate col miraggio di confortanti riposi: tutt'altro!
Si sapeva bene che ogni comodità mancava, eppure ogni disagio si affrontava con noncuranza, anzi con allegria, con quel buonumore caratteristico da cui scaturiva l'arguzia, la risata schietta della persona felice.


Talvolta poche stanze a pian terreno, in parte occupate dal tino, dal torchio e da altri attrezzi agricoli, erano l'unico rifugio dei festeggianti. Ivi si deponevano i soprabiti, i mantelli, le borsette da viaggio, i cappellini: fuorchè a guardarobe questi ambienti rustici non servivano ad altro. 


Il teatro del divertimento era il patio <piazzale> dinnanzi alla casa dove ci si rifocillava, si ballava, ci si imparavano giochi di società e si accendevano infine i fanosi falò (FUGGARONI) per giostrarvi attorno in una sorta di ballo tondo (da non confondere col ballo sardo). 

A QUEL TEMPO UNQUE RISALGONO LE "vignate sassaresi"?
Se le origini si devono all'impianto delle vigne, certo è che le vignate nacquero con Sassari.

lunedì 22 settembre 2014

SASSARI - "SAN MICHELE DI PLAIANO"


Hanno collaborato alla realizzazione di questo post
Mario Grimaldi per il testo
Antonio Carta per le foto
Capitano Musica per la grafica



“PLAIANO” - Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Torres, compreso nella curatoria della Romangia. Era situato nelle campagne di Sassari. Dopo l’estinzione della famiglia giudicale, venne amministrato dal Comune di Sassari, che lo considerava sua proprietà e ne difendeva il possesso con grande determinazione, ma nei decenni successivi il territorio si spopolò completamente. Ed è qui che lungo la strada provinciale denominata “Buddi Buddi”, in località, appunto di Plaiano, che si trova la chiesa di San Michele. E’ stata edificata in conci calcarei, un unica navata (rettangolare), senza abside.Gli storici di storia dell’arte, lo ritengono uno dei primi esempi del romanico in Sardegna (XI-XII sec.) - della chiesa si possono vedere solamente la facciata e il lato nord, poiché sul fianco meridionale e sul retro sono stati posti in aderenza alcuni edifici “moderni” che ne nascondono la visibilità -. La struttura è stata costruita in due fasi: la prima successiva al 1.082 e la seconda (di allungamento dell’edificio) verso il 1.115 quando la chiesa fu data ai Camaldolesi, a questa seconda fase, risale anche, la facciata priva di campanile, orientata verso nord/nord ovest, questa è divisa in due ordini da una cornice a doppio smusso. Nell’ordine inferiore ci sono: un portale in legno con architrave in marmo (di nuova costruzione), che si appoggia su stipiti dello stesso marmo, arco di scarico a tutto sesto e infine tre arcate a pieno centro che poggiano su alte ma strette lesene (la lesena è un pilastro poco sporgente da una parete con funzione sia portante che decorativa). Nell’ordine superiore è un loggiato caratterizzato da cinque archi su piccole colonne e al centro una bifora di epoca recente. Comunque tanto nell’ordine inferiore che quello superiore sono presenti conci decorati ad intarsio in forme geometriche quali : rombi, rosoni, rettangoli, un tempo in policromia.All’ interno regna la penombra (certamente dovuta alla forma allungata dell’aula).
PER QUANTO RIGUARDA LA CHIESA E IL MONASTERO DI SAN MICHELE DI PLAIANO NUMEROSE SONO LE FONTI STORICHE , CHE CI RACCONTANO LA GRANDE CONSIDERAZIONE IN CUI ERA TENUTA SAN MICHELE NEL CORSO DEI SECOLI E FINO A TUTT’OGGI. Nel 1.116, come già detto, i Camaldolesi ottennero in dono dalla Primaziale pisana il monastero dedicato al Santo; successivamente nel 1.128 per volontà degli stessi Pisani venne concesso ai vallombrosani con tutte le pertinenze ad eccezione della corte di “SEPTEM PALMAS e della “NURRA che tennero per la loro chiesa. Con questa donazione i vallombrosani ottennero la concessione degli interi redditi, mentre la Primaziale manteneva la proprietà dei cespiti. Questi beni vennero certamente accreditati da varie Bolle papali come quella del 1138 di Innocenzo II che tra l’altro concesse loro autonomia di giurisdizione e di governo: e cosi via con le bolle di Alessandro III del 1.175, di Urbano III del 1.185 , di Clemente III del 1.188 e con quella del 1.252 disposta da Innocenzo IV. Nel 1.355 l’Abate di Plaiano Benedetto fu chiamato a partecipare al primo parlamento di Pietro IV d’Aragona in qualità di rappresentante del Braccio ecclesiastico.

Nel 1.444 papa Eugenio IV dispose che S. Michele di P. vesisse unita all’arcivescovo di Sassari; mentre nel 1.503, con disposizione di papa Giulio II, l’abbazia passava dalla Mitra sassarese a quella di Ampurias. Sisto V, poi nel 1585, decise di assegnare le rendite alla inquisizione sarda. Nel 1.769 i redditi di S. Michele furono assegnati all’Ospedale di Sassari che vendette la chiesa a tal Michele Sabino di Sorso il 17 luglio del 1.850.
Infine con decreto regio del 1.900 S. Michele di P. veniva ceduta al credito industriale Sardo e dopo ulteriori trasferimenti di proprietà tra lo stesso Credito e un certo Serra Cau Pietro la chiesa con le sue pertinenze fu venduta ad una ricca famiglia Sassarese alla quale, però nel 1956, fu espropriata dallo Stato con pretestuosi motivi.  M.G.



Interventi ristrutturativi
A cura di Antonio Carta



Interventi ristrutturativi sulla chiesa di S. Michele di Plaiano. In quest'ultimo secolo la chiesa è stata oggetto da parte dei vecchi proprietari di diversi atti vandalici dei quali i più importanti sono sicuramente la mutilazione dell'abside e l'addossamento sul fianco meridionale di edifici di nuova costruzione, che sono tutt'ora visibili. questi ultimi furono costruiti probabilmente nei primi anni del secolo dal Credito Fondiario Sardo proprietario del monumento e dal Sig. Parmeggiani, affittuario della chiesa e delle sue pertinenze, il quale nel 1902 fece ripristinare il tetto e divise l'aula in due piani per mezzo di un solettone per le necessità della sua azienda. In questa circostanza furono obliterate le monofore originarie e probabilmente fu demolita anche l'abside ( Costa 1907. p.280 ASS. ). Questa suddivisione era presente ancora nei primi anni quaranta, quando la chiesa , allora di proprietà di una facoltosa famiglia Sassarese, veniva utilizzata come magazzino , ricovero attrezzi e bestiame; infatti proprio a causa di quelle destinazioni d'uso versava in pessime condizioni. Tale stato di degrado fu denunciato Al Ministero dell'educazione Nazionale dal Soprintendente ai Monumenti e alle Gallerie della Sardegna con una lettera datata il 27 luglio del 1942, dove si faceva presente la necessità di un intervento immediato dello stesso Ministro, con una notifica di pregio, che avrebbe posto il monumento sotto la responsabilità della Soprintendenza. L'edificio nonostante il vincolo ( D. M. 12 ottobre 1942 ) continuò ad essere utilizzato a proprio beneficio ancora per parecchio tempo. Nel 1948 come indica una lettera inviata dalla prof.ssa Zanetti alla Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie Di Cagliari, la chiesa veniva ancora utilizzata come magazzino agricolo, tuttavia l'allora proprietari si dimostrarono favorevoli all'accettazione della richiesta di cessione a favore del culto purché gli venissero costruiti alcuni caseggiati di uguale cubatura. Ma nel 1953 per timori di altri danni, la Soprintendenza ai Monumenti e Gallerie di Cagliari si attivò e nel 1956 ottenne dal Ministero della pubblica Istruzione che la stessa e gli edifici annessi venissero espropriati e fosse stabilita anche un area di rispetto. In questa parte posteriore vediamo una casetta costruita in aderenza alla chiesa .

domenica 21 settembre 2014

"IL MARCHESE DI SUNI"


A CURA DI MARIO GRIMALDI











Con questo eccellente ritratto, opera di Mario Paglietti, è stato immortalato NICOLO' PALIACHO' (poi PALICI) di Suni, nato a Sassari nel 1886 figlio primogenito del Marchese della Planargia Ammiraglio Don Gavino (e di donna Concetta Mele), Conte di Sindia vivente il padre e poi Marchese della Planargia. Tale titolo gli venne contestato di cugini Cugia di Sant'Orsola che lo rivendicavano proprio. Nell'attesa che la vertenza si chiudesse il Re concesse a Don Nicolò il titolo di "MARCHESE DI SUNI", che più tardi, ottenuto il riconoscimento dei titoli della Planargia e di Sindia venne tramutato in predicato nominale. Contestualmente l'antico cognome Paliachiò venne modificato in Palici o meglio in Palici di Suni. Con questo cognome egli e i suoi discendendi erano e sono noti a SASSARI.


Don Nicolò svolse l'avvocatura ma fù anche impegnato nell' attività industriale in società col cognato Don Antonio Ledà d' Ittiri.
Nel servire la patria fu ufficiale di complemento (forse cavalleria), di idee liberali e notoriamente generoso e della sua generosità usufrui tantissimo un suo attendente che fece stabilire a SASSARI investendolo di un importante ruolo lavorativo presso "IL CIRCOLO SASSARESE" del quale fu per moltissimo tempo il Presidente.
Sassari lo vide sposo di Donna Vincenza Ledà Toufany dei Conti di Ittiri dalla quale ebbe cinque figli. E' morto a Sassari, dove è sepolto nella Capella di famiglia nel cimitero monumentale, nel 1939. Fu un uomo energico dall'espressione grave e austera.
(da una recensione di Mario Grimaldi).Don Nicolò svolse l'avvocatura ma fù anche impegnato nell' attività industriale in società col cognato Don Antonio Ledà d' Ittiri.
Nel servire la patria fu ufficiale di complemento (forse cavalleria), di idee liberali e notoriamente generoso e della sua generosità usufrui tantissimo un suo attendente che fece stabilire a SASSARI investendolo di un importante ruolo lavorativo presso "IL CIRCOLO SASSARESE" del quale fu per moltissimo tempo il Presidente.
Sassari lo vide sposo di Donna Vincenza Ledà Toufany dei Conti di Ittiri dalla quale ebbe cinque figli. E' morto a Sassari, dove è sepolto nella Capella di famiglia nel cimitero monumentale, nel 1939. Fu un uomo energico dall'espressione grave e austera.
(da una recensione di Mario Grimaldi).
Don Nicolò svolse l'avvocatura ma fù anche impegnato nell' attività industriale in società col cognato Don Antonio Ledà d' Ittiri.
Nel servire la patria fu ufficiale di complemento (forse cavalleria), di idee liberali e notoriamente generoso e della sua generosità usufrui tantissimo un suo attendente che fece stabilire a SASSARI investendolo di un importante ruolo lavorativo presso "IL CIRCOLO SASSARESE" del quale fu per moltissimo tempo il Presidente.
Sassari lo vide sposo di Donna Vincenza Ledà Toufany dei Conti di Ittiri dalla quale ebbe cinque figli. E' morto a Sassari, dove è sepolto nella Capella di famiglia nel cimitero monumentale, nel 1939. Fu un uomo energico dall'espressione grave e austera.
(da una recensione di Mario Grimaldi).




SASSARI SAGRA DELL'UVA,.


A cura di . Paolo Grindi


"PROTESTA STUDENTESCA "

A cura di Giovanna Sale


Manifestazione studentesca: Sassari Piazza d'Italia...








Quando noi giovani studenti potevamo ancora credere al potere della protesta nella motivata speranza di un futuro certo.....
Io sono la prima a sinistra con i grandi occhiali e la bandiera..Chi sa quanti di voi si riconoscono nella foto!